Il Lazio del dopo-Fiorito: candidati e programmi a confronto

Dall'impegno comune sui costi della politica alle singole proposte come l'"Equo"

La sede della Regione Lazio a Roma (Credits: Imagoeconomica)

Claudia Daconto

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Sarà una sfida a sei, quella per la Regione Lazio, con un vincitore, a quanto pare, già annunciato e che non è dovuto passare per la tagliola delle primarie (Nicola Zingaretti) e una probabile valanga di voti per il candidato grillino (Davide Barillari). In mezzo la rincorsa dell'ex (Francesco Storace), la scommessa dell'outsider (Giulia Bongiorno) e la rivalsa radicale (Giuseppe Rossodivita). Ad accendere questi ultimi giorni di campagna elettorale, segnata soprattutto dal tema del taglio ai costi della politica dopo lo scandalo Fiorito che ha travolto la Giunta Polverini e l'intero Consiglio, la guerra a colpi di esposti e querele sulla presunta assunzione di Zingaretti al Pd il giorno prima dell'annuncio della sua candidatura alla Provincia nel 2008.
Ma chi sono i candidati governatore? E come pensano di salvare la sanità laziale, trovare una soluzione all'emergenza rifiuti, rilanciare sviluppo e lavoro e ridurre le spese?
NICOLA ZINGARETTI, ex presidente della Provincia, doveva fare il Sindaco di Roma. Poi il suo partito, il Pd, ci ha ripensato e con una manovra spericolata lo ha dirottato verso la Regione. “Immagina” recita il suo slogan. I sondaggi lo danno in  vantaggio. Ultimamente meno netto rispetto a qualche settimana fa. I Radicali, inviperiti per il divieto da lui imposto di ricandidare tutti i consiglieri uscenti compresi loro che pure denunciarono lo scandalo Fiorito, lo hanno infatti accusato di essere stato assunto dal Pd il giorno prima della accettazione della sua candidatura alla Provincia per farsi pagare i contributi dall'Ente. La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta.

Nel programma elettorale di 118 pagine spiccano come parole chiave: futuro, partecipazione, ascolto, trasparenza, innovazione sviluppo. Nei fatti Zingaretti vuole un nuovo piano sanitario regionale, green economy, una legge contro la violenza sulle donne e lotta all'omofobia. E sui rifiuti? Per uscire dall'emergenza perenne, diffondere la raccolta differenziata porta a porta, far funzionare gli impianti di trattamento per eliminare il ''tal quale'', combattere le ecomafie.  Per quanto riguarda discariche e inceneritori “eliminarli è possibile”. Ma forse non subito.
FRANCESCO STORACE, leader de La Destra, già governatore dal 2000 e il 2005, dopo aver convinto Silvio Berlusconi e il Pdl ad appoggiare la sua candidatura, ha tappezzato Roma e la Regioni di manifesti con su scritto: “Ora credici”. Promette di cambiare tutto in 100 giorni. In tre mesi intende abolire le auto blu, imporre la certificazione delle spese dei gruppi regionali, uscire da tutti i commissariamenti, soprattutto quello della sanità, eliminare la burocrazia sfoltendo il corpus normativo regionale e abbassare le tasse. Poi con più comodo potenzierà la raccolta differenziata, sia mediante il porta a porta, sia incrementando l'efficacia dell'ecotassa regionale per raggiungere, comunque nel giro di poco tempo, il 40-50%. E' convintissimo, “non c'è il minimo dubbio”, di diventare lui il prossimo presidente del Lazio e che il centrodestra vincerà le elezioni politiche.
Con lo slogan “Facciamo giustizia. Perché la Regione è uguale per tutti”, Giulia Bongiorno, avvocato penalista, primo nome della lista Monti al Senato, è la candidata della coalizione centrista Udc-Fli. Punta tutto su legalità e giustizia. E potrebbe superare il 10%. Per abbattere i privilegi della casta pubblicherà on line il patrimonio degli eletti e taglierà le consulenze. Senza dimenticare lo snellimento della macchina burocratica. Farà riaprire i rubinetti del credito per dare una mano alle aziende in difficoltà e rilanciare l'occupazione. Lotta agli sprechi nella sanità e alleanza tra pubblico e privato. Come fare a razionalizzare la spesa? Riducendo il numero delle Asl, introducendo i farmaci monodose ed evitando il ricorso a visite inutili. Basta discariche. Sì raccolta differenziata.
SIMONE DI STEFANO, 36 anni, padre separato di due bambine, militante del Msi dall'età di 16 anni, dopo l'addio seguito alla svolta di Fiuggi fonda CasaPound Italia e si mette a occupare stabili come soluzione all'emergenza abitativa. Ha un'enorme tartaruga tatuata sul braccio. Si definisce “fascista del terzo millennio”. Ma a leggere il suo programma per il Lazio, anti-liberista e interamente rivolto al sociale, sembra lui quello più a sinistra di tutti. Lo ha messo giù in pochi punti: la Regione salverà le imprese che stanno per chiudere acquisendone il 51% mentre il restante 49% sarà partecipato da una cooperativa costituita dai lavoratori dell’azienda stessa; tutti i servizi devono essere pubblici; no a licenziamenti e al taglio di posti letto negli ospedali senza prima eliminare sprechi e privilegi. Infine le tre proposte più forti: mutuo sociale per chi deve comprare la prima casa e fondo regionale per garantire chi cerca un'abitazione in affitto; eliminazione di tutti i fondi ai gruppi consiliari e destinazione dei 12 milioni di euro l'anno a servizi sociali e sanità; introduzione di una moneta regionale complementare: l'Equo.
GIUSEPPE ROSSODIVITA, avvocato storico di Marco Pannella e Emma Bonino, ma soprattutto colui che da capogruppo dei Radicali in Regione ha svelato il sistema Fiorito e sollevato il coperchio sullo scandalo dei fondi ai gruppi, è il candidato presidente, tra mille peripezie, di Amnistia Giustizia Libertà. Per settimane, infatti, la presenza dei Radicali è stata a rischio. Prima per il divieto imposto da Nicola Zingaretti alle liste coalizzate a suo sostegno di candidare i vecchi consiglieri regionali (Ma come? Fuori anche quelli che hanno denunciato per primi lo scandalo?), poi per la rivolta della “base” contro “il taxi per la Regione” offerto da Storace, infine per la paradossale esclusione della lista perché troppo piena di donne: 5 contro 4 più l'aspirante presidente (uomo) che però non fa numero. Nemmeno la rinuncia, ritenuta “tardiva” di una delle candidate aveva rimesso a posto le cose. C'è voluto il Tar che ha riammesso la lista. Un'Odissea, insomma, che è già in sé un programma di battaglia.
Lo hanno scelto in 1000 attraverso la rete e così Davide Barillari, milanese, 38 anni, consulente informatico, un passato nella sinistra autonoma, vicino al movimento degli hacker, militante di Rifondazione e delegato sindacale per la Cgil-Fiom, è diventato il primo candidato del Movimento 5 Stelle alla guida della Regione Lazio. Venerdì Beppe Grillo riempirà Piazza San Giovanni nell'ultimo giorno di campagna elettorale offrendogli un incredibile trampolino di lancio. Lui lo sa
e già parla di “boom incontenibile”.

Ha promesso di ridurre a 2.500 euro lo stipendio di tutti i consiglieri regionali. Intende rimettere a posto i conti della sanità eliminando la corruzione e mettendo in rete tutti i documenti, dalle fatture ai bandi di gara. Non vuole nemmeno sentir parlare di inceneritori. Chiuderli tutti è la sua intenzione. Riduzione degli imballaggi, riuso, riciclo e raccolta differenziata spinta per risolvere il problema dei rifiuti.
Tra pochi giorni si vota e già lunedì prossimo il Lazio, regione al limite dell'ingovernabilità – gli ultimi due governatori Marrazzo e Polverini si sono dovuti dimettere prima della scadenza naturale del mandato - avrà un nuovo presidente. Ma soprattutto tante promesse da mantenere.

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