Politica

L'altro fascismo

Mentre si grida al clima, d'odio, al paese razzista e fascista. L'esatto contrario della verità

casa pound moschea

Maurizio Belpietro

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A

volte ritornano. Il lettore si starà chiedendo a chi io mi riferisca. Ai fascisti ovviamente, i quali ogni anno puntualmente si ritrovano sulle pagine dei giornali e sui monitor delle tv con i loro labari e i loro saluti romani. A farli riapparire però sono gli stessi antifascisti, quelli che li temono e ne denunciano la pericolosità, non perdendo  occasione per lanciare l’allarme di un prossimo ritorno a un’Italia in camicia nera. Non lo facessero, non ci sarebbe naturalmente alcun bisogno di loro, degli antifascisti. I quali trovano legittimazione proprio dall’esistenza del fascismo. Non esistesse quest’ultimo, per logica conseguenza non ci sarebbe bisogno neppure dei primi. L’Associazione nazionale partigiani e i comitati antifascisti apparirebbero per quel che sono: organizzazioni anacronistiche, tenute insieme da qualche gruppetto di nostalgici, che per interesse o per ricerca di visibilità si agitano oltre misura.

A questo proposito mi viene in mente un libretto di poche pagine firmato da Umberto Eco, frutto di una lezione tenuta alla Columbia University nel 1995 e rieditato di recente. Il celebre semiologo, parlando di fascismo, avvertiva gli studenti, invitandoli a vigilare perché il fascismo può sempre tornare. Non vestito in orbace e nemmeno a passo marziale: no, spiegava l’autore de Il nome della rosa, può riproporsi in abiti civili. Un fascismo sotto mentite spoglie, dei fascisti in tenuta mimetica.

In realtà, ripensando a quelle parole, mi ritorna alla memoria anche un commento di Pier Paolo Pasolini, uno di quegli «scritti corsari» per il Corriere della Sera. Lo spunto erano i settanta giorni di digiuno di Marco Pannella, uno sciopero della fame per rivendicare il diritto di parola delle minoranze. In quel caso si trattava della Rai tv, che non concedeva spazio a non ricordo quale iniziativa radicale. L’intervento si può ritrovare ancora in una raccolta edita da Garzanti, con il titolo Il fascismo degli antifascisti.

Ecco, è ciò di cui voglio parlare nel giorno in cui Panorama dedica la copertina al profilo di Mussolini chiedendosi, con la firma di Bruno Vespa, perché l’Italia sia diventata fascista (e perché non potrà tornare a esserlo). Vespa ripercorre la storia e le ragioni dell’avvento del Duce, ricostruendo le condizioni politico-economiche del momento e rivelando gli appoggi di cui usufruì il regime. Condizioni e appoggi che certo oggi non si ritrovano e che dunque non rendono possibile il ritorno a una dittatura.

E tuttavia, mentre chiunque conosca la storia e abbia un minimo approfondito il fenomeno non può che giungere alla conclusione di Vespa, in Italia c’è ancora il «fascismo degli antifascisti», ovvero la dittatura del pensiero unico o, per dirla meglio, la voglia di bavaglio che Pannella per protesta indossò in tv. Eco, nel libro Il fascismo eterno racconta il giorno della caduta del regime, quando correndo all’edicola e comprando un giornale fresco di stampa scoprì l’esistenza di altri partiti diversi da quello fascista. Lì, quel giorno, comprese il valore della libertà: il diritto di parola e di manifestare e rappresentare le proprie idee politiche.

Ecco, in questi giorni, coloro che si proclamano antifascisti si sono dimostrati fascisti impedendo a un giornalista libero come Fausto Biloslavo, collaboratore di Panorama, di tenere una lezione all’Università di Trento. Un mio conoscente, presente ai fatti, mi ha raccontato l’episodio: un manipolo di facinorosi, al grido di «fuori i fascisti dall’università», ha negato a Biloslavo il diritto di parola. Insultandolo, battendo i pugni fino a rompere una porta. Una gazzarra indecente.

La colpa di Biloslavo? Non essere di sinistra, ma di destra e forse anche di essere finito in una prigione afghana ai tempi dell’Unione sovietica, la patria del comunismo. Eco aveva ragione: bisogna vigilare, perché il fascismo si presenta con gli abiti più insospettabili, anche quelli civili degli antifascisti. Vigilate gente, vigilate. Perché il fascismo non può tornare, ma l’antifascismo fascista sì. 

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