La posizione del M5S su mutui e pignoramenti

Nonostante le modifiche al decreto Boschi, i grillini chiedono il ritiro del provvedimento perché "la casa non si tocca"

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Protesta del Movimento 5 Stelle che 'occupa' il corridoio davanti alla Commissione Finanze per impedire la discussione del decreto legislativo che recepisce la direttiva sui mutui, 02 marzo 2016. – Credits: ANSA/TWITTER M5S CAMERA

Claudia Daconto

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La “tutela delle case degli italiani” è una di quelle battaglie che da destra a sinistra, la politica ha sempre cavalcato. L'abolizione della ex Ici, oggi Imu, ha fatto parte dei programmi sia di Silvio Berlusconi che di Matteo Renzi. Su questo fronte, ma con motivazioni e finalità diverse, oggi si muove il M5S che minaccia di “scatenare la guerra” contro il decreto legislativo che recepisce la direttiva dell'Unione europea sui mutui e che inizialmente prevedeva l'esproprio, da parte dell'isitituo di credito, dell'abitazione di chi ha già saltato almeno 7 rate.


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Sit in davanti al Ministero dell'Economia, occupazione del corridoio davanti alla Commissione Finanza per impedire la discussione del decreto (e quindi anche la possibilità di apportare ulteriori aggiustamenti) e protesta in aula durante in question time. In tre si sono fatti espellere per il rifiuto a ritirare i loro cartelloni. L'impegno del governo ad aumentare a 18 il numero delle rate non corrisposte, non è bastato.

Il messaggio resta quello che il governo “vuole togliere la casa ai cittadini”. “Niente contentini – dunque - noi esigiamo il ritiro del provvedimento”. Un provvedimento “ignobile” secondo i pentastellati in quanto non terrebbe conto del fatto delle difficoltà di chi, dopo aver pagato la casa per anni, “si ritrova in un momento di difficoltà, forse perché ha perso il lavoro o ha un malato in famiglia”.

Anche l'Unione nazionale consumatori è sul piede di guerra, ma piuttosto che sottrarsi a ogni possibile trattativa come fanno i 5Stelle, chiede che venga lasciato il filtro del giudice affinché il consumatore non resti in balia delle banche, che siano ancora i tribunali a stabilire se la banca si può rivalere sul proprietario di casa oppure no.

Ma cosa prevede, in realtà, la direttiva europea 2014/17 e le modifiche che il governo si appresta ad apportare al decreto che la recepisce? La prima nasce con l'intento di tutelare maggiormente i consumatori nei contratti di credito. L'accusa dei 5Stelle al governo, “beccato con le mani nella marmellata”, è di averne invece recepito solo la parte che invece favorisce gli interessi degli istituti di credito agevolando le vendite forzose degli immobili.

Come precisamente? Cancellando l’articolo 2744 del codice civile che vieta il cosiddetto “patto commissorio” e cioè “il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore”. Baipassando giudice e aste giudiziarie.

Inizialmente bastavano 7 rate non pagate. Con le modifiche apportate esse passano a 18. Se il ricavato della vendita non risultasse poi sufficiente a compensare il crediti della banca il debitore non dovrà pagare più nulla. Ma ai 5Stelle queste modifiche non bastano: chiedono il ritiro del decreto tout court senza rendersi disponibili a ragionare su possibile alternative e ulteriori aggiustamenti.

Per il Partito democratico si tratta di proteste “strumentali volte a ingenerare preoccupazioni e tese esclusivamente a creare motivi di tensione”, che prendono di mira un provvedimento, ha spiegato il capogruppo alla Camera Ettore Rosato, volto invece a “privilegiare i cittadini”.

Si potrebbe fare meglio? Forse sì. Si potrebbero prevedere ulteriori garanzie per quei cittadini che rischiano di perdere la casa perché, in casi davvero straordinari, non riescono più a pagare le rate (perché è evidente che se non si riesce a far fronte a ben 18 rate del mutuo il problema non è momentaneo ma diventa strutturale)? Anche in questo caso probabilmente la risposta è sì e comunque la politica dovrebbe farsene carico. Ma la ricerca di una soluzione che non passi per l'azzeramento preventivo delle proposte altrui, non è un esercizio con il quale il M5S ha sufficiente confidenza. Nemmeno se in ballo c'è un bene tanto caro agli italiani come la casa.

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