La politica di Conte basata sulla paura di perdere
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La politica di Conte basata sulla paura di perdere
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La politica di Conte basata sulla paura di perdere

Il premier lancia l'appello all'unità Pd-M5S per Puglia e Marche, segno che la sconfitta è molto probabile (alle regionali e per il suo governo). Così tutti uniti per salvarsi la poltrona

La vita è una questione di scelte; personali, familiari, sul lavoro o nello sport. E anche in politica.

Quale sia il campo le scelte si dividono in due gruppi: quelle coraggiose e quelle dettate dalla paura.

Giuseppe Conte ha lanciato un appello: «Pd e M5S insieme in Puglia o occasione sprecata». Un appello che trasuda paura in ogni singola lettera, spazi compresi. Paura di perdere.

La prima considerazione ovvia è che se il premier lancia questo disperato grido d'allarme significa che i sondaggi a quanto pare non sono molto di parte ma piuttosto obiettivi. E dicono che nelle prossime elezioni regionali in 5 il centrodestra è in vantaggio, mentre alle forze di governo restano la Campania (vittoria che va oltre l'alleanza politica essendo un plebiscito personale per De Luca) e la Toscana, un feudo da sempre delle bandiere rosse anche se i sondaggi raccontano di un avvicinamento, lento ma costante della Ceccardi…

Conte quindi ha paura di perdere, una paura doppia: di perdere infatti non solo le regionali ma anche la guida del governo che davanti ad un 5-2, se non 6-1 sentirebbe forte odore di bruciato.

Poco importa se i grillini nelle Marche e in Puglia non ne vogliano sapere di legarsi ad Emiliano (ad esempio), poco importa che ci siano programmi diversi, profondamente diversi. Ma Conte è fatto così. Come nel suo governo l'unico collante non è un'idea del paese comune, o un progetto ambizioso. E' solo frenare Salvini ed il centrodestra. Punto.

Alleanze puramente elettorali, non programmatiche che poi il giorno dello spoglio si sciolgono al sole e mostrano tutti i loro limiti e difetti.

Di sicuro con il suo appello all'unità Conte vuole anche sedersi al tavolo politico nelle trattative tra Pd e M5S mettendo i bastoni tra le ruote a Zingaretti, Crimi, Di Maio; un uomo sempre più leader politico che con la sua invadenza comincia a creare profondi malumori tra gli altri volti noti del centrosinistra. Già diviso di suo e che ora sta litigando ad esempio sulla ricandidatura della Raggi a Roma. Scelte.

Che raccontano molto di chi le fa e anche di chi le propone. Di chi ha coraggio e può essere un leader credibile o di chi è sempre sulla difensiva alla ricerca di un gol in contropiede. A volte ti va bene, e puoi anche vincere una partita ma il campionato no, quello mai. Quello lo vince chi ha coraggio.

Ps. Da notare che Conte è stato l'unico a non commentare il discorso di Mario Draghi al Meeting di Rimini. Lo ha fatto per paura, perché sa bene che l'ex capo della BCE in carisma e credibilità internazionale lo surclassa

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