La norma che consente le promozioni "allegre" di Virginia Raggi

Il sindaco è sotto scacco per Salvatore Romeo, in aspettativa e riassunto come dirigente. Ma accade anche nei ministeri. "Galeotta" una legge del 2001

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Virginia Raggi in aula Giulio Cesare in Campidoglio – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Stefano Caviglia

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Potrebbe esserci almeno un lato positivo nella telenovela sulle promozioni allegre al Comune di Roma che sta mettendo in difficoltà Virginia Raggi: quello di mettere in luce una pratica diffusa in tutta la pubblica amministrazione italiana, centrale e locale, denunciata da anni senza che né la politica né la magistratura si siano scomposte mai più di tanto.

Il caso che fa più scalpore, giustamente, è quello del funzionario Salvatore Romeo messo in aspettativa per essere riassunto immediatamente dopo come dirigente a tempo determinato. Una sorta di “raddoppio” del rapporto di lavoro che fa a pugni con la logica e che è stato contestato anzitutto dall’avvocatura del Comune. Da qui l’eventualità non peregrina di un avviso di garanzia per abuso di ufficio che potrebbe destabilizzare definitivamente il sindaco e la sua giunta.

Nel merito della questione non si può che concordare con chi critica la Raggi: mettere in aspettativa un funzionario già in forza a un’amministrazione per poterlo promuovere (senza alcun concorso) e pagare molto più di prima, è un danno per l’ente che lo annovera già fra i suoi dipendenti, per i colleghi che avrebbero potuto aspirare alla medesima posizione e soprattutto per i cittadini che pagano le tasse.

Tuttavia c’è un piccolo particolare, che non andrebbe trascurato: da anni diverse branche della pubblica amministrazione centrale e locale si comportanto esattamente come il Comune di Roma. In diversi articoli Panorama.it ha segnalato situazioni simili verificatesi in primo luogo all’Agenzia delle entrate ma anche in diversi ministeri. L’ultimo caso è avvenuto qualche settimana fa al ministero dello Sviluppo economico. E la cosa più triste è che ciò avviene, almeno in parte, nel rispetto della legge.

La norma “galeotta” è il decreto legislativo 165 del 2001 che consente di assumere a tempo determinato dirigenti in possesso di competenze che non si possano trovare all’interno dell’amministrazione. Ne è autore l’ex ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini, che proprio in una intervista a Panorama.it del novembre scorso ha sconfessato il modo in cui viene utilizzata questa legge, dicendo che si tratta di un "tradimento" dello spirito della sua riforma.

È anche interessante ricordare che quella norma fu modificata nel 2009 con una nuova legge che non solo ha innalzato le quote di dirigenti reclutabili senza concorso dal 5 al 10 per cento per i dirigenti di seconda fascia e all’8 per cento per quelli di prima fascia, ma ha anche inserito, fra due virgole, la seguente frase fra i criteri richiesti per l’assunzione a tempo determinato (fino a un massimo di 5 anni rinnovabili) di dirigenti senza concorso: “esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio, anche presso amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi”. Sono queste ultime sette parole che abbiamo messo in corsivo a fare la differenza più grande (e a far immaginare una manina molto accorta e motivata nella stesura del testo legislativo).

Tradotto dallo stile involuto delle nostre leggi significa che chi voglia promuovere, per qualunque tipo di merito, un funzionario del proprio ufficio a dirigente, scavalcando tutti quelli che dovrebbero venire prima di lui, può farlo tranquillamente. Unico freno, l’obbligo di effettuare un “interpello”, ovvero una procedura semplificata che non equivale certo a un concorso, ma che almeno dà a chiunque pensi di avere i titoli per aspirare a quella determinata carica la possibilità di farsi avanti.

Peccato che assai spesso gli interpelli si effettuino con criteri misteriosi e talvolta siano perfino saltati del tutto. Fra le conseguenze di tutto ciò, anche le centinaia di dipendenti pubblici che vincitori per concorso dell’idoneità alla dirigenza, a cui non si riesce ad assegnare un posto perché c’è sempre qualcuno che gli sfreccia di lato per meriti “speciali”. Raggi o non Raggi, non sarebbe ora di rimettere mano a questa faccenda?

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