La mappa dei giornalisti arrestati per ragioni politiche

Dalla Turchia all'Italia (caso Sallusti). Un quadro sui reporter finiti sotto chiave nel 2012

Matteo Colombo

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Esistono nazioni dove fare il giornalista è un lavoro un po’ più difficile perché c’è il rischio di finire in galera a causa dei contenuti di ciò che si scrive. Secondo i dati di CPJ (Comitee for Protect Journalists ), il Paese che ha avuto il maggior numero di giornalisti in carcere nel 2012 è stato la Turchia. Sono, infatti, 49 i giornalisti che sono che hanno passato il 2012 in prigione in questo Paese, soprattutto per problemi legati alla legge antiterrorismo che dal 2007 punisce chiunque collabori con organizzazione fuorilegge. Una norma che spesso crea problemi ai reporter, visto che basta discutere con un membro di un gruppo illegale per finire nel mirino della giustizia turca e rischiare una condanna.

Negli ultimi dieci anni anche in altri Paesi sono stati arrestati diversi giornalisti per ragioni politiche. Tra questi c’è l’Iran, dove l’incremento del numero di reporter in carcere è stato il più alto al mondo. A causa delle proteste del 2009 contro la rielezione di Ahmadinejad e della repressione di diverse voci critiche, il numero di reporter in prigione è cresciuto da 6 a 45 giornalisti negli ultimi dieci anni. C’è poi il caso della Cina che ha sempre avuto molti problemi con la libertà di stampa. In questo Paese i reporter spesso rimangono in carcere o nei centri di rieducazione (laogai) per decine di anni. Anche per questo motivo, la media di giornalisti in carcere a Pechino in questi dieci anni è di circa 32 persone. Infine, c’è l’Italia che dal 2012 è entrata nella lista degli Stati che contano almeno un reporter ai domiciliari, caso unico in Europa, per la vicenda legata al direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti.
 

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