Politica

La manovra della guerra tra M5S, Pd e Renzi

Dietro le liti su contante, quota 100, tasse ed aumenti c'è una partita di equilibri politici tra minacce di Crisi di Governo e voto anticipato

Renzi-Zingaretti

Da giorni, se non settimane, sulla manovra "salvo intese" che dovrà essere propinata agli italiani si sta combattendo una battaglia tra le tre forze di maggioranza che va ben oltre le questioni tecniche economiche e fiscali. E' tutta una questione di potere. Una guerra cominciata l'agosto scorso, quando scoppia la crisi.

Zingaretti, segretario del Pd, giurò inizialmente che di "alleanze con il M5S" non se ne parlava nemmeno. Poi arrivò Renzi che sparigliò le carte e, assieme a Grillo, diede il via all'intesa. Zingaretti, sconfitto, incassò e fu costretto ad obbedire.

Da quel giorno l'ex sindaco di Firenze ha avuto in mano le carte della partita, forte anche del manipolo di parlamentari sotto il suo controllo che ne facevano di fatto l'arbitro del Governo. Della serie, o si fa quello che dico io o si va a votare; e vince Salvini.

Renzi si sentiva allora talmente potente che, poche ore dopo il giuramento del Governo Conte-bis, fondava il suo partito, Italia Viva. Per il Pd è l'ennesima scissione, anzi, un vero e proprio schiaffo politico; forse la fine. 

Zingaretti capisce che da quell'angolo deve in qualche modo uscire. E capisce che l'unica cosa possibile è stringersi sempre di più al nemico tanto odiato, cioè il Movimento 5 Stelle. Un'unione sancita da quella proposta che sarebbe stata "assurda" solo 3 mesi fa: "Facciamo un'alleanza politica, valida non solo alle Regionali ma anche per le prossime elezioni". Non solo. Oggi il segretario del Pd ha aggiunto che "l'alleanza con i grillini è quasi naturale".

A dare coraggio a Zingaretti i sondaggi che da un mese danno Italia Viva ferma attorno al 4%, cioè all'irrilevanza assoluta. Così quella minaccia di Renzi di elezioni anticipate viene vista con ben poca paura al Nazareno. Una cosa del tipo: "Renzi abbaia ma non morde. Non può". 

Ed infatti ecco che malgrado le minacce di Crisi di Governo avanzate dai renziani su alcune questioni come Quota 100 ed i limite dei contanti tutto è andato come da volere dei 5 Stelle e le minacce dei renziani sono passate come sbadigli. Il fondatore di Italia Viva non vuole e non può andare al voto oggi e nemmeno nei prossimi 6 mesi. Sarebbe la sua fine. Di Maio e Zingaretti l'hanno capito ed ora sono loro a gestire le carte del Governo.

Ma è un po' come Piazza Affari; i rapporti di forza tra Pd-M5S e IV oggi sono questi ma domani, chissà... Ad esempio il risultato delle regionali in Umbria di domenica prossima potrebbero essere decisive per spostare l'ago della bilancia.

C'è solo una cosa che stona in tutto questo. Che la guerra la stiano facendo sulle spalle degli italiani, quelli che questa manovra economica la dovranno pagare a suon di tasse ed aumenti. Come al solito. Loro, anzi, noi, un minimo di rispetto lo meriteremmo.


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