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Politica

La maledizione dei Bonus del governo colpisce quello per il Digitale

Dopo il caos su biciclette, autonomi e cig ci sono grosse polemiche sulla gestione dei soldi destinati per banda larga e pc. I motivi della protesta dei rivenditori

Ormai è una tradizione: non c'è bonus del governo senza polemica e senza guai. L'ultimo in ordine di tempo è legato al "Bonus Digitale" che prevede stanziamenti da 500 euro per chi volesse dotarsi di banda larga e di un computer. L'intento di per se è nobile in questa fase dove lo smart working e la didattica a distanza causa Covid sono di gran moda. Quello che non convince è la gestione dei soldi, insomma, come il governo ha deciso di distribuirli.

Premessa. il Piano Banda Larga prevede un ammontare complessivo di 1,3mld, tanti soldi, divisi in diverse fasi. La prima che sta per entrare in vigore è di 200 mln di euro ed è rivolta ai nuclei familiari con un Isee inferiore ai 20 mila euro. Numeri certi su quanti siano questi nuclei in Italia non se ne hanno ma si parla di milioni di soggetti che potrebbero rientrare nella categoria.

Per questa prima tranche l'esecutivo ha stabilito che il bonus verrà dato solo a chi firmerà un contratto da un rivenditore telefonico per la banda e nello stesso negozio comprerà il device. Questo, come potete ben capire, taglia fuori tutte le grandi catene di rivenditori di elettronica e favorisce solo un ristretto numeri di negozi e aziende, danneggiando i consumatori.

«Ci rimettono due volte - spiega Davide Rossi, Direttore Generale Aires, l'associazione che raccoglie i rivenditori - Primo perché si trovano a dover scegliere un computer tra due-tre modelli che saranno per ovvie ragioni di mercato venduti a prezzi poco concorrenziali. La seconda perché se il Ministero avesse accettato la nostra proposta di spacchettare il bonus, dando la possibilità di acquistare il prodotto dove il consumatore desidera e lasciando agli operatori telefonici la parte dell'abbonamento, sarebbe scattata tra questi una naturale corsa al ribasso delle tariffe. Invece nulla di tutto questo».

Il rischio quindi è che alla fine tutto quel risparmio sparisca, nascondo nell'impossibilità di scegliere un prodotto conveniente.

Avete manifestato al governo queste vostre perplessità?

«È da quando si parla di questo bonus che abbiamo provato a farlo ma di fatto ci è stato impossibile. In piena estate abbiamo chiesto un incontro con il Mise. Abbiamo preso contatti con Infratel (la società controllata dal Mise che gestisce queste tematiche e questi soldi n.d.r.) e ci è stato detto che saremmo stati contattati a luglio per una consultazione pubblica sul tema. Dopo settimane trascorse senza alcun cenno ci siamo trovati ad inizio agosto davanti al fatto compiuto: la prima fase del bonus aveva ottenuto anche l'ok dell'Europa ed era pronta a partire con tutte le problematiche del caso».

Insomma, ignorati

«Dal governo assolutamente si. Davanti alla nostra ennesima protesta ci è stato detto che avremmo partecipato alla discussione sulla Fase 2 del progetto che però, essendo legato solo alla banda larga, non riguarda noi rivenditori. Ma non è tutto. Siccome è evidente anche agli operatori telefonici stessi che sui prodotti sono in difficoltà ecco che hanno ottenuto il via libera per prendere accordi con un rivenditore a caso per girare a lui i clienti che hanno ottenuto il bonus. In parole povere il governo ha dato mandato ad un privato di scegliere un altro privato cui rivolgersi, cui fare arrivare centinaia di milioni di fondi pubblici».

Avete provato a contattare qualche altro politico direttamente?

«Ci sono state 3 diverse interrogazioni parlamentari sul tema, legate alle nostre perplessità, ma non è mai stata data risposta alle domande. Eppure per altri bonus, come per il Bonus Docenti o quello Tv, la collaborazione della nostra associazione e dei suoi aderenti con il governo è stata massima e proficua. Questa volta però siamo stati tagliati fuori e non capiamo il perché. Soprattutto se tutto questo va contro gli interessi dei consumatori. Non si pensi che le nostre imprese, che da sempre portano innovazione danno lavoro a oltre 30.000 addetti, stiano protestando perché vogliono trarre vantaggio da questo bonus e si sentono escluse. Contestiamo il provvedimento perché così congegnato danneggerebbe la concorrenza nel settore dell'elettronica a tutto vantaggio di pochissimi grandi operatori di telecomunicazione, oltretutto restringendo la possibilità di scelta dei consumatori. Vogliamo solo poter competere ad armi pari per offrire i migliori prodotti al minor prezzo ai beneficiari del bonus».

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