La base Pd sotto choc: "E ora?"

La rabbia, l'amarezza, l'umiliazione dei militanti di fronte a una partito allo sbando

Militanti Pd bruciano la tessera in Piazza Montecitorio (Credits: Daniele Stefanini/Imagoeconomica)

Claudia Daconto

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Amarezza, delusione, sconforto non bastano a descrivere lo stato d'animo di chi fino ad oggi si è sentito parte, come dirigente, iscritto, militante o semplice elettore, di un grande partito che, al di là delle sue molteplici contraddizioni e, come in tutte le famiglie che si rispettino, dei suoi conflitti interni, dal 2007 fino al 24 febbraio scorso aveva aspirato a diventare la casa di tutti quelli che volevano essere rappresentati da un centro-sinistra riformatore e sinceramente democratico.

Per questo, quanto accaduto nelle ultime 48 ore, segna un punto di non ritorno.

Le poche parole pronunciate ieri sera da Pier Luigi Bersani di fronte ai grandi elettori del Pd, al termine di quella che lui stesso ha definito “una giornata drammaticamente peggiore di quella di ieri”, che ha visto impallinare da 101 franchi tiratori il candidato che poche ore prima l'intera assemblea aveva votato tra lacrime e applausi - quel Romano Prodi fondatore dell'Ulivo, presidente della Commissione europea, l'unico ad aver battuto per due volte Silvio Berlusconi - hanno fatto, a chi ha creduto fino ad oggi in questo partito, semplicemente e banalmente “male”.

E senza nemmeno la consolazione del sollievo per la fine di un'agonia.

Tra di noi uno su quattro ha tradito” ha detto Bersani annunciando le proprie dimissioni da segretario dopo che lo stesso Romano Prodi, che ne frattempo aveva ritirato la sua candidatura, avvisava "Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilità".

E Bersani se l'è prese, mentre al Capranichetta, alcuni dei presenti, tra deputati e senatori, twittavano dall'interno di un'assemblea a porte chiuse per ritagliarsi 5 minuti di celebrità.

Dirigenti locali e militanti raccolti nei circoli cittadini, molti dei quali occupati da due giorni prima contro l'ipotesi Marini, poi per sostenere Rodotà, sono sotto choc.

Chi ha duramente lavorato, soprattutto sul territorio e mai nelle stanze dei bottoni, per costruire il Partito democratico, non accetta che qualche decina di eletti lo affondino attraverso “comportamenti parlamentari folli e autolesionistici”.

Ma il cuore è spaccato, la pancia sbudellata, la testa in panne.

Bersani sarà sì una brava e onesta persona – commenta il segretario di una sezione romana -  ma la politica l'ha sbagliata tutta! La gente va ascoltata e compresa altrimenti si vive fuori dalla realtà che è esattamente quello che è stato fatto fino ad ora”.

Lo spettacolo “scellerato” offerto al Paese suscita in molti profonda vergogna e disillusione. Ma anche rabbia: “Andatevene a casa, avete umiliato, sputtanato, ridicolizzato un grande partito”.

La richiesta è che non sia solo Bersani a dimettersi, ma anche tutti gli altri, deputati, senatori e organi dirigenziali. Rosi Bindi, per esempio, lo ha già fatto. “Così adesso – è la sintesi - siamo senza segretario e senza presidente”.

E ora?” è la domanda che tutti si fanno.

La spaccatura resta anche sul nome su cui ieri sono confluiti una buona parte dei voti dei “traditori”.

Andiamo con Rodotà” implora una buona parte della base. “No – dissente un'altra - sarebbe la bandiera dei grillini su ciò che resta del PD”.

Una militante di Sel, fuoriuscita dal Pd qualche mese fa, raggiunge i suoi ex compagni di circolo e li incita a bombardare la casella di posta elettronica del Nazareno di mail in cui si chiede quale sia il motivo, a parte leziosismi e tatticismi politici, per non candidarlo.

Perché non è possibile correre dietro a Grillo, arrogante e zoticone e perché pare quasi che per tanti di noi, e della sinistra in generale, Rodotà è diventato una fissa, un puntiglio. Ci sono altre persone, anche nella società civile, altrettanto valide”.

Il disorientamento è palpabile, scritto sui volti, nelle unghie delle mani tormentate dai denti.

In qualche caso si sfiora la rissa:

Bersani, il cambiamento...”.

De che? Del nodo scorsoio? Votiamo Rodotà almeno per lasciare una traccia di dignità”.

Fuori i grillini dai dibattici interni”.

Sono fondatore del circolo Pd Roma Trieste-Salario, eletto nel coordinamento di circolo, volontario di tutte le primarie, grillino lo dici al tuo cane”.

Allora sei un traditore del tuo stesso elettorato”.

Qualcuno scrive su Fb: “Non ci sono più parole”, ma per tutta la notte e ancora questa mattina sul web è un fiume in piena di commenti, recriminazioni, analisi e interpretazioni da retroscenisti.

Chi si avventura in questo campo individua l'artefice di tutto in un solo uomo, il deus ex machina più amato e odiato dalla sinistra e dalla destra italiane, l'unico dirigente capace di una simile manovra: quella di far fuori Marini e Prodi per prendersi il partito, il governo e il Colle in un colpo solo: Massimo D'Alema.

Come volevasi dimostrare. D'Alema ha impallinato Prodi, passando sul cadavere di Bersani. Ora vuole il Quirinale. Ce la farà se Renzi e Berlusconi staranno ai patti”.

E' la resa incondizionata. E alla base non resta che una sola arma per non soccombere del tutto, quella dell'ironia:

Domani il PD domani proverà il metodo Bergoglio: si affiderà allo Spirito Santo”.

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