Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker fanno pace. O meglio, spiegano che motivi per una vera lite non ce ne sono. Solo qualche "malinteso", a volte "maldestro", che non mette in discussione "un'ampia identità di vedute" tra Bruxelles e Roma, ridimensiona il presidente della commissione Ue, tessendo lodi all'Italia "dell'amico" Matteo che cita come "esempio" per la gestione dell'emergenza migranti rispetto ad altri paesi "esitanti".

La flessibilità

Ma è sulla flessibilità - il nodo che negli ultimi mesi ha increspato i rapporti - che si scioglie il gelo tra i due. Renzi, pur precisando che ne vorrebbe sempre di più, assicura che non chiede nulla oltre quanto previsto dalle comunicazioni della Commissione di un anno fa ("Hic manemibus optime", dice). Le stesse a cui rinvia anche Juncker, secondo cui l'Italia "giustamente" utilizza gli elementi introdotti dalla Ue. Il premier si dice così pronto a rispettare le regole, promettendo anche - nel giorno in cui da Bruxelles rimbalza il 'Country report' che mette ancora nel mirino l'alto debito e parla di un'Italia possibile elemento di rischio per l'eurozona - che il "debito lo vogliamo ridurre". Non perché ce lo chiede l'Europa, ma nell'interesse dei nostri figli, spiega, mentre da via XX Settembre si rinviano all'Europa gli appunti su debito e competitività: "Nulla di nuovo". E soprattutto si rispedisce l'accusa che a Roma brucia, forse, di più: "L'Italia è più forte, non più un rischio", scrive il Mef, spiegando che grazie alle politiche per la crescita e alle riforme non siamo più fattore di instabilità.

Una mano all'Europa

"Non siamo più il problema", rimarca non a caso anche Renzi, rivendicando di fare "più che i compiti a casa". "Voglio dare una mano all'Europa perché sia sé stessa, sia un faro di civiltà nel mondo, non solo regole asfittiche". Juncker annuisce. Parla di austerity "stupida" e ribadisce "punti di vista non lontani. È possibile un ponte tra due sensibilità che non sono antitetiche: consolidamento finanziario e politiche di investimento per la crescita e l'occupazione. È quanto sostengo dall'inizio" del mio mandato, dice, ricordando il suo piano da 315 mld "di cui l'Italia è un grande beneficiario ma anche l'animatore".

Con "Matteo", insiste, siamo d'accordo: "Entrambi vorremmo fosse prorogato alla scadenza". E rilancia: "Bisogna interpretare le regole, ma non perdere la possibilità di una crescita più intensa e duratura". Senza lesinare però una stoccata all'ospite: "La commissione da me presieduta non è un raggruppamento di burocrati e tecnocrati ma di politici e di ex premier. E non è a favore di un'austerity stupida e cieca...".

Posizioni convergenti

Davanti alle telecamere le posizioni sembrano dunque convergere. E non mancano gli elogi. Quelli del presidente Ue per la riduzione, annunciata da Renzi, del numero di procedure di infrazione contro l'Italia (passate da 119 di inizio mandato a 83) ma anche sull'immigrazione. Sulla gestione dei migranti Renzi torna a puntare il dito contro la "solidarietà monodirezionale" di chi "prende dall'Europa e poi non dà nel momento in cui serve aiuto". Ricorda che l'Italia sta facendo la sua parte sugli hotspot mentre altri non fanno altrettanto su ricollocamenti e rimpatri e chiede in questo senso "una forte iniziativa Ue". Juncker ha "la stessa sensibilita'", spero "vinca la sfida con gli altri leader", auspica.

L'ex premier lussemburghese gli riconosce molto: "L'Italia, sin dall'inizio del 2011, ha tenuto una condotta esemplare, potrebbe essere modello per altri che avanzano con passo esitante: se avessero fatto come Roma, la situazione sarebbero oggi meno grave", spiega, assicurando che sosterra' Renzi. "Aderiro' in pieno a iniziative che saranno fatte da lui", aggiunge, criticando le "barriere" al sud e nei Balcani. Juncker ringrazia Roma anche per le sue posizioni sul futuro dell'Europa. A cominciare da quel 'position paper' di alto livello e "assolutamente pro-europeo" di cui si "rallegra". Tra i due la bufera sembra passata.

Le divisioni

E si ridimensiona anche su quegli "elementi di divisione, come banche e alcune polemiche sugli aiuti di stato" che il premier non dimentica di ricordare. Pronto però a rilanciare un "metodo condiviso di lavoro nei prossimi mesi e anni". Le ultime parole della conferenza stampa sono le sue: "Dopo le riforme bisogna pero' rimettere in moto l'economia...", dice Renzi prima di lasciare Juncker diretto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale, ultimo incontro - dopo quelli della mattina con Giorgio Napolitano e i presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso - del presidente della Commissione Ue prima di tornare a Bruxelles. Dove Jean-Claude e Matteo si rivedranno presto, tra 10 giorni, per il vertice straordinario sui migranti con la Turchia.(ANSA).

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