Italicum: sceglieranno i partiti ma anche gli elettori

Il numero effettivo di nominati eletti in Parlamento dipenderà dalle scelte strategiche delle forze politiche e da quelle nelle urne degli italiani

Senato

Una panoramica dell'aula del Senato durante la discussione sulla nuova legge elettorale – Credits: ANSA/ETTORE FERRARI

Claudia Daconto

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L'Italicum ottiene il via libera definitivo dal Senato con 184 sì, 66 no e 2 astenuti. Sono stati 24 i senatori Pd a non votare mentre non sono mancate le vivaci contestazioni di Lega, M5S e Sel. Prima di diventare legge dovrà tornare di nuovo alla Camera per un'ultima lettura. A Palazzo Madama sono stati infatti votati i due emendamenti a firma Finocchiaro che introducono la soglia di sbarramento al 3% e il premio alla lista e non più alla coalizione. Una maratona che nelle ultime settimane ha messo a dura prova l'unità del partito di Matteo Renzi e ha scatenato fibrillazioni dentro Forza Italia. Sotto accusa, da una parte o dall'altra, la soglia al 3%, i capilista bloccati, le pluricandidature, il premio alla lista.

Ma non esistono sistemi elettorali perfetti e non potrà essere l'Italicum – o qualunque altro sistema – a garantire da solo governabilità e rappresentanza. La responsabilità, infatti, ce l'ha soprattutto la politica. Per questo saranno i partiti a determinare, con le loro scelte, il tipo di Parlamento che eleggeremo la prossima volta che saremo chiamati al voto. E affinché l'Italicum, come sistema maggioritario, produca tutti i suoi effetti, dovrà durare. I partiti avranno infatti bisogno di tempo per imparare a conoscerlo e a usarlo. Altrettanto gli elettori.

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Come evitare la frammentazione

Prendiamo il caso della soglia al 3%, frutto dell'accordo tra Renzi e Alfano. Oggi ci appare particolarmente bassa. Non a caso i partiti più piccoli hanno condotto una battaglia per ottenerla. Per loro rappresenta infatti la garanzia di entrare in Parlamento. Ma anche nel 2013 è successo che neo-nate forze politiche non siano riuscite nemmeno a sfiorarla. Gli elettori, pertanto, saranno mano a mano indotti a non disperdere il proprio voto assegnandolo a chi ha più chance di raggiungere e soprattutto superare la soglia per incidere più attivamente nel gioco politico riducendo così di molto la frammentazione. L'arma per sferrare il colpo mortale all'immobilismo della politica è in mano ai cittadini. Possono infatti evitare di assegnare a forze minori uno sproporzionato potere di veto causa molto spesso di ritardi, lentezze e ingovernabilità. 

Come ridurre i nominati

Ammettendo pure per ipotesi (e non è affatto detto che ciò corrisponda alla realtà visti tutti i casi di condannati per corruzione o voto di scambio) che le preferenze siano meglio delle “nomine dall'alto”, in realtà non c'è alcun modo per stabilire a priori quanti saranno i famosi nominati contro cui, soprattutto la minoranza dem, ha alzato le barricate. Dipenderà infatti dalle scelte dei partiti e da come si incastreranno le une con le altre. Più sono i collegi (100 in tutto, ogni capolista può presentarsi fino a un massimo di 10) in cui lo stesso capolista si presenta, più aumenta il numero di candidati eletti con le preferenze. Ciascun capolista dovrà infatti scegliere un solo collegio di elezione, liberando così altre posizioni che saranno occupate da chi ha ottenuto il maggior numero di preferenze. Certo, questo vale soprattutto per i partiti più forti, quelli in grado di eleggere più di un solo candidato. I più piccoli, infatti, rischiano di eleggerne solo uno, il capolista, quello deciso dalla segreteria. Ma se l'Italicum dovesse funzionare davvero, i partiti più piccoli dovrebbero man mano ridursi e alla fine dovremmo ritrovarci con un sistema compiutamente bipolare in cui le due forze maggiori eleggeranno la maggior parte dei parlamentari, scelti con le preferenze degli elettori.

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