Italicum: perché Renzi e Berlusconi hanno trovato l'accordo

Il sistema elettorale entrerà in vigore da settembre 2016: ecco perché adesso il patto del Nazareno piacerà a tutti. O quasi

Riforme

Un momento della discussione del ddl di riforma della costituzione nell'aula della Camera dei Deputati, Roma, 16 dicembre 2014. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Claudia Daconto

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Lo davano già per morto, spezzato dai veti incrociati delle minoranze interne di Pd e Forza Italia, e invece il patto del Nazareno vive e si rinnova. Matteo Renzi e Silvio Berlusconi hanno stabilito infatti che la l'Italicum verrà votato prima dell'elezione del nuovo capo dello Stato ed entrerà in vigore dal settembre del 2016. Entro gennaio dovranno dunque essere votate sia la riforma elettorale che quella del Senato. Un'accelerazione nel cammino delle riforme che, proprio nel giorno in cui ha annunciato l'imminente fine del suo mandato, ha ottenuto il plauso anche di Giorgio Napolitano.

Ma per poter compiere questo importante passo avanti sia il premier che Berlusconi ne hanno dovuti fare ciascuno uno indietro: Renzi, che non voleva andare oltre giugno 2016 ha dovuto accettare settembre (la richiesta di Verdini all'incontro di martedì sera a Palazzo Chigi era il 31 dicembre) e l'ex Cavaliere di rispettare la tabella di marcia imposta dal premier mettendo a tacere i malumori dei suoi e le sirene di chi, come il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, insisteva per posticipare il voto sulla Riforma costituzionale a quello sul prossimo inquilino del Colle.

In questo modo Berlusconi ha ottenuto di mettersi al riparo dal rischio di urne anticipate (si potrà votare di fatto solo nella primavera del 2017) e Renzi la sicurezza di portare a casa le riforme avendo poi le mani libere nella partita per il Quirinale (ma la stessa cosa vale per Berlusconi che sa benissimo di dover onorare il patto con Renzi per poter avere voce in capitolo). Se infatti le Camere venissero sciolte prima dell'entrate in vigore dell'Italicum, il sistema con cui si voterebbe sarebbe il Consultellum, e non il Mattarellum (sistema maggioritario) con cui Forza Italia rischierebbe di ritrovarsi addirittura quarta classificata.

Un compromesso che – a parte la Lega che vorrebbe ancora infilare nella nuova legge elettorale il Consultellum come clausola di salvaguardia in caso si dovesse tornare al voto prima dell'entrata in vigore dell'Italicum - alla fine accontenta, parzialmente, anche chi fino ad oggi ha fatto resistenza per esempio, è il caso della minoranza dem, su preferenze e capilista bloccati. Essersi assicurati altri due anni di legislatura è, dopotutto, un'assicurazione sulla vita per tutti.

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