Italia al voto: quali partiti, quale alleanze

I sondaggi, le allenze, le sigle, i sommovimenti a destra e al centro: mancano tre mesi alle elezioni ma non sappiamo ancora (quasi) nulla

Fini Bersani Casini Lupi

Roma, 10 novembre 2011. (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

C'è grande incertezza sotto il cielo della politica italiana. Ma, a differenza di quanto sosteneva il Grande Timoniere, la situazione non è affatto eccellente, non solo per l'enorme debito pubblico che grava come un macigno sulle future generazioni di italiani.  Il capitolo più spinoso, sul fronte politico, è quello delle alleanze elettorali con cui i partiti si presenteranno alle elezioni.

E poi: quali partiti si presenteranno? Le domande sono molte, le risposte pochissime: ci sarà una eventuale Lista per l'Italia con Monti premier come vorrebbero le forze centriste? O Pd e Udc troveranno un accordo prima del voto? E ancora: il nuovo centrodestra di Berlusconi (che potrebbe dividersi in due partiti) e la Lega di Roberto Maroni si ripresenteranno ancora insieme, dopo che fino a qualche mese fa lo stesso ex ministro degli Interni aveva tuonato un giorno sì e l'altro pure contro Bossi proprio per contestare l'alleanza col Cav? Per ora l'unica certezza riguarda la legge elettorale. Voteremo  con il vecchio, e (a parole) vituperato, Porcellum, il sistema maggioritario ideato da  Calderoli (su base regionale al Senato) che consente alle segreterie di partito di far calare dall'alto i nomi dei candidati. Prendere o lasciare. Su tutto il resto, la situazione è confusa. Per le alleanze, come dicevamo, ma anche per l'incertezza sulle sigle che effettivamente si presenteranno alle elezioni.

DEL PD, DELL'UDC E DELLA LISTA MONTI. Il cuore dell'alleanza progressista ruota attorno all'accordo tra Bersani e Vendola (Pd e Sel), unico elemento certo del panorama politico italiano. Dopo aver chiuso (di fatto) all'IdV, in caduta libera nei sondaggi, il segretario Pd tiene però  aperte le porte (per garantirsi una maggioranza anche al Senato) all'Udc di  Casini, il quale però vorrebbe costruire (con Fli e l'eventuale Lista Montezemolo) una Lista per l'Italia per Monti premier. Il fatto è che Monti non ha ancora sciolto la riserva. E così Montezemolo. Si presenterà il prof? Napolitano guarda con sospetto all'ipotesi. Deve conservare, per il Quirinale, un profilo super partes. Che cosa farà? Quanti partiti affolleranno il centro? E Passera, il ministro dello Sviluppo economico, si presenterà, come già aveva fatto capire?

DEL CENTRODESTRA E DEI GRILLINI. Dopo la ridiscesa in campo di Berlusconi, il centrodestra e Lega Nord (a dispetto delle originarie ramazze antiberlusconiane di Maroni) pensano a riproporre l'alleanza risultata vincente nel 2001 e nel 2008. Pdl+Lega per fermare il centrosinistra al Nord e rendere ingovernabile il Senato. Tutto ruota attorno a  un accordo (sembra) per il via libera del Cav. alla candidatura di Maroni alla Regione Lombardia. Ma l'incertezza riguarda anche le sigle del partito del Cavaliere. Ce ne sarà una sola (PdL) o due, con una Forza Italia 2.0 - come si chiami - di fedelissimi e senza ex aennini? Anche qui nessuna risposta. L'unica certezza futura è il M5S che si presenterà da solo e che avrebbe una forza, secondo i sondaggi, del 16-17%. Sono seggi e voti congelati però, a quanto sostiene il fondatore, indisponibili ad accordi con quella che chiamano la vecchia politica.

SONDAGGI. È da qui che si parte per capire quello che potrebbe accadere da qui al 10 marzo, la data più probabile per il voto, e anche dopo.  Se si osserva il consenso di due ipotetiche coalizioni di centrodestra e  centrosinistra, la prima composta da democratici e Sel di Vendola, la  seconda formata da Pdl e Lega Nord, non ci sarebbe storia. Il Pd, spinto dalle primarie di coalizione viene stimato mediamente  oltre il 32%. I Democratici oscillano dal 29,1% di SpinCon, sondaggio  realizzato tra il 4 e il 6 dicembre per il quotidiano L’Opinione, al  37,8 di Demos. Il partito di Berlusconi, stando ai dati diffusi da 9 diversi autori, raccoglie oggi il 15,2% dei consensi, oscillando dal 13,8 stimato dall’istituto triestino Swg  al 18,2% viene indicato da Demos, rilevazione effettuata  dal 3 al 5 dicembre per Repubblica. I loro principali e certi alleati - Sel per il Pd, la Lega Nord per il PdL - vengono stimati mediamente al 5,6% e al 5,9%. Facendo una media dei sondaggi il centrodestra viene accreditato al 21%, mentre il centrosinistra è raggiunge il 38%. Diciassette punti di differenza da recuperare per un centrodestra che, dopo la ridiscesa in campo di Berlusconi e al fine di massimizzare i voti, potrebbe presentarsi diviso in due.

RIPARTIZIONE DEI SEGGI. Con questi dati che cosa succederebbe? Tutto chiaro alla Camera: il centrosinistra conquisterebbe il premio di  maggioranza, il 55% dei seggi alla Camera con 340 deputati. Il Pd porterebbe a Montecitorio  precisamente 283 onorevoli, Sel 49 e i socialisti del Psi, 8. Al fronte  delle opposizioni, dall’Udc fino al Movimento 5 Stelle, non resterebbe  che spartirsi i restanti 277 seggi. Ai centristi di Casini, stimati  mediamente al 4,9%, andrebbero solo  30 seggi, 93 al Pdl, contro gli attuali 276, 36 alla Lega, che oggi ne  ha 60, 104 al M5S, 14 alla Destra di Storace. Il problema - per la governabilità del Paese - riguarda il Senato della Repubblica, dove il Porcellum prevede un premio su base regionale. Potrebbe accadere cioé che, senza un'alleanza preventiva tra Pd e Udc, dalle urne non esca una maggioranza sicura a Palazzo Madama. È qualcosa di più di un'ipotesi.  E che cosa succederebbe in questo caso? È possibile che, di fronte a un risultato che non assegni una maggioranza chiara in entrambi i rami del parlamento, si riformi un governo tecnico-politico (che guarda al centrosinistra)  con la massiccia presenza nell'esecutivo di alcuni ministri chiave del vecchio governo tecnico? E quanto potrebbe durare un governo Pd-Sel-Udc pieno di ministri tecnici? Domande senza risposte. Aspettiamoci nuove geografie politiche. Come nel 1994, alla vigilia della nascita della seconda Repubblica.

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