Io, cittadina dimezzata, senza diritto di voto

La lettera di Bianca, studentessa italiana in Argentina cui il governo nega la possibilità di votare: "E poi si lamentano del distacco tra giovani e politica"

Bianca Miccione

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Nel momento in cui mi sono resa conto che non avrei potuto votare alle prossime elezioni mi sono sentita fuori dal mondo, perché la notizia mi è arrivata da Facebook, e non me l’aspettavo. All’orrenda sensazione di essere fuori dal mondo si è aggiunta la ancor piú brutta sensazione che il mio paese mi stesse mettendo da parte.

E io mi chiedo: “Ma com’è possibile?” Ho lasciato l’italia nemmeno 5 mesi fa per trascorrere unidici mesi studiando come liceale in Argentina con l’associazione Intercultura AFS; e in meno di mezzo anno già non mi considerano più una cittadina italiana con gli stessi diritti dei miei coetanei?

Quando ero piccola sentivo mia madre che parlava del crescente disinteresse verso la politica italiana e del numero sempre minore di cittadini che votano.

Poi, arrivata al liceo, mi sono stupita rendendomi contro che ragazzi interessati a ciò che ci circonda ce n’erano eccome (non la maggioranza, ovvio) ma abbastanza intelligenti da riuscire a farsi ascoltare. Ed essendomi sentita un po’ parte di questi ragazzi oggi non trovo un senso al fatto che il governo, al posto di incentivare i ragazzi come me ad interessarsi da subito alla vita del mio Paese, li ostacoli, non riconoscendoci il diritto di voto quando ci troviamo all'estero.

Ho da pochissimi giorni compiuto 18 anni, sono 5 mesi che non vivo in Italia e di cose assurde, offensive, maleducate, ipocrite, ingiuste e volgari sul nostro Paese ne ho sentite eccome, anche da chi occupa posizioni molto importanti alla guida dell’Argentina.

Ma qui è da poco entrato in vigore il diritto di voto a 16 anni. Senza voler fare polemica, solo riportando quello che sto vivendo: io mi guardo intorno e vedo che l’interesse più profondo dei sedicenni (quasi tutti) che mi circondano è dove andare a ballare stasera o com’è finita la partita di calcio. E a questo punto mi chiedo: perché loro hanno il diritto di voto (che sicuramente quasi nessuno sfrutterá, non avendo la maggior parte di loro la minima idea di ciò che succede qui in Argentina), con l’altissimo rischio che venga comprato o condizionato il loro voto, mentre io e tutti i ragazzi maggiorenni che come me stanno vivendo un periodo di studio all’estero, dobbiamo essere esclusi in questo modo dalla vita del nostro Paese? Per non parlare del fatto che molti dei liceali e universitari che affrontano un’esperienza di studio all’estero sono ragazzi brillanti e coscienti, di sicuro abbastanza da poter votare, esattamente come farebbero se fossero in Italia.

E questa è l’ennesima situazione che mi fa chiedere: ma io voglio davvero tornarci a costruirmi un futuro in un Paese del genere, che dopo pochi mesi di temporanea lontananza già mi priva di un diritto fondamentale?

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