Il giudice Esposito che anticipa le motivazioni sui giornali

Annunci, smentite  e bugie del giudice che ha condannato Berlusconi: dalla polemica con il Giornale fino all'intervista del Mattino - l'audio - e la giustizia è sempre meno credibile -

Il Presidente della sezione feriale della corte di cassazione Antonio Esposito entra in aula per leggere la sentenza del processo Mediaset, Roma, 1 agosto 2013. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Un giudice che anticipa le sentenze di Cassazione durante una cena, un giudice che esprime giudizi poco lusinghieri sul premier Silvio Berlusconi e su due deputate del Pdl rivelando di fatto delle intercettazioni secretate.

Per il Giornale è il ritratto impietoso di Antonio Esposito il presidente delle Corte di Cassazione che ha emesso il verdetto che ha condannato Silvio Berlusconi a 4 anni. Per Repubblica è il ritorno della «macchina del fango», un’operazione di screditamento iniziata con Dino Boffo, direttore dell’Avvenire e proseguita con le foto del giudice Antonio Mesiano.

Era stato Stefano Lorenzetto sabato 3 agosto in un articolo apparso sul Giornale a rivelare il contenuto di una cena avvenuta a Verona nel marzo 2009 in cui Esposito si lasciava andare a giudizi sull’uomo che poi avrebbe poi condannato. Ma non solo. Il giudice con sprezzo per il ruolo che rivestiva e riveste svela in anticipo, scrive Lorenzetto, il verdetto di condanna che emetterà nei confronti di Vanna Marchi. Al tavolo lo stesso Lorenzetto, il giudice Ferdinando Imposimato e appunto Antonio Esposito insieme ad altri invitati in occasione di un premio.

Così Lorenzetto: «Presumo che quest'ultimo ignorasse per quale testata lavorassi, giacché nel bel mezzo del banchetto cominciò a malignare, con palese compiacimento, circa il contenuto di certe intercettazioni telefoniche riguardanti a suo dire il premier Berlusconi, sulle quali vari organi di stampa avevano ricamato all'epoca della vicenda D'Addario, salvo poi smentirsi. Il presidente della seconda sezione penale della Cassazione dava segno di conoscerne a fondo il contenuto, come se le avesse ascoltate. Si soffermò sulle presunte e specialissime doti erotiche che due deputate del Pdl, delle quali fece nome e cognome, avrebbero dispiegato con l'allora presidente del Consiglio. A sentire l'eminente magistrato, nella registrazione il Cavaliere avrebbe persino assegnato un punteggio alle amanti. «E indovini chi delle due vince la gara?», mi chiese retoricamente Esposito. Siccome non potevo né volevo replicare, si diede da solo la risposta: «La (omissis), caro mio! Chi l'avrebbe mai detto?».

Il giorno dopo Esposito replica in un colloquio con Gianni Barbacetto del Fatto, e smentisce quanto scritto da Lorenzetto: «Quelle parole non le ho mai dette: ma le pare che avrei potuto pronunciare giudizi di quel tipo mentre ero al tavolo ove si presentava un libro e si consegnava un premio innanzi a 500 persone?».

Ma Lorenzetto nell'articolo di lunedi 5 agosto sempre sul Giornale, smonta punto per punto il giudice Esposito e lo fa forte della testimonianza di un importante funzionario dello Stato che non solo conferma quanto scritto da Lorenzetto, ma ribadisce il ricordo nitido nonostante gli anni: "Sappia solo che il 24 luglio scorso - scrive Lorenzetto - ho interpellato il funzionario dello Stato che quella sera sedeva alla sua sinistra. A costui ho chiesto se si ricordasse: a) della cena; b) delle intercettazioni svelate da Esposito con la «pagella» sulle capacità erotiche delle due deputate del Pdl stilata da Berlusconi; c) della sentenza su Vanna Marchi che il giudice ci anticipò durante il banchetto. Nonostante siano passati quasi quattro anni, mi ha risposto per tre volte: «Sì che mi ricordo!". E ancora, Esposito parla di Berlusconi come "genio del Male". 

Si difende Esposito: «Quelle parole non le ho mai dette: ma le pare che avrei potuto pronunciare giudizi di quel tipo, mentre ero al tavolo ove si presentava un libro e si consegnava un premio, innanzi a 500 persone?». Ma Lorenzetto lo incalaza ancora: "E chi ha mai scritto che le ha pronunciate davanti a 500 persone? Lei le ha profferite in varie occasioni davanti a uno stimato professionista, un testimone presente a quella serata, che me le ha confermate più e più volte, anche di recente, in una registrazione piuttosto lunga: dura 29 minuti e 30 secondi. Ed è un testimone degno di fede".

Una polemica tra giornali fatta su ragioni d’opportunità... Almeno fino a ieri quando sul Mattino appare l’intervista esclusiva a firma di Antonio Manzo al giudice Esposito.

Ebbene Esposito anticipa di fatto le motivazioni che hanno portato alla sentenza di condanna, motivazioni che ancora devono essere depositate. Insomma perché la condanna? Ma davvero Berlusconi è stato condannato perché non poteva non sapere, chiede il giornalista. Di seguito la risposta del giudice:

«Assolutamente no, perché la condanna o l’assoluzione di un imputato avviene strettamente sulla valutazione del fatto-reato, oltre che dall’esame della posizione che l’imputato occupa al momento della commissione del reato o al contributo che offre a determinare il reato. Non poteva non sapere. Potrebbe essere un’argomentazione logica, ma non può mai diventare principio alla base di una sentenza. Noi potremmo dire: tu venivi portato a conoscenza di quel che succedeva. Non è che tu non potevi non sapere perché eri il capo. Teoricamente, il capo potrebbe non sapere. No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva. Tu non potevi non sapere perché Tizio, Caio o Sempronio hanno detto che te l’hanno riferito. E’ un po’ diverso dal non poteva non sapere.

Insomma, Berlusconi condannato perché sapeva dell’evasione fa intendere Esposito. Ma è possibile che un giudice anticipi per mezzo stampa le motivazioni?

Esposito fa retromarcia smentendo l’intervista in alcuni passaggi dichiara che l'intervista è frutto di manipolazioni da parte del giornalista. Il direttore del Mattino però conferma i contenuti forte dell’audio dell’intervista. Esposito allora risponde : «Parlavo in generale». Il direttore del Mattino per fugare qualsiasi dubbio decide allora di inserire sul sito l'audio dell'intervista. E l'audio non lascia dubbi. Con un linguaggio impastato di frasi in napoletano il giudice pronuncia le frasi che Manzo riporta e che secondo il Pdl inficia il verdetto della Corte. Di certo è lo stesso Esposito che in maniera palese si contraddice e per la seconda volta mente. E se ne accorge per primo il presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce che definisce l'intervista "inopportuna", lo sa il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri che ha chiesto "elementi informativi"

Può un giudice parlare in generale sulla sentenza che rischia di fa cadere il governo? Può un giudice mentire e poi giudicare?

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