Politica

Le pensioni eterne

Si moltiplicano i casi di persone che nascondono la morte del genitore o dei genitori per continuare ad incassare l'assegno Inps

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Mario Giordano

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Lo zio Italo era morto da tre anni. La mamma Nerina da sei mesi. Li aveva nascosti nel fienile della sua cascina, a Sant’Urbano, provincia di Padova. Quando i carabinieri, avvertiti dalla banca e dal Comune che si erano insospettiti, hanno scoperto i due cadaveri, l’uno avvolto nel cellophane, l’altro sistemato in una cassa da morto provvisoria, Federico Bernardinello, 55 anni, ha subito ammesso: “Sono stato io a metterli lì”. “E perché?”, gli hanno chiesto i militari. “Perché così continuavo a incassare la loro pensione”. Ovvio, no? Come non capirlo subito?

Correva l’anno 1997, nei negozi s’usava ancora la vecchia liretta e Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, era un moccioso che andava alle scuole medie. E già allora veniva lanciato dalla Cgil il grido di dolore: “Basta con le pensioni ai defunti, ne paghiamo a migliaia”. La direzione del Tesoro, in quel frangente confermò: “Sono almeno 30 mila”. E vennero fuori anche casi singolari come quel paesino dove secondo l’Inps abitavano 38 centenari: peccato che nessuno di loro, al primo controllo risultò in vita. Un bidello, originario di Torre Annunziata e in servizio ad Arezzo, riuscì a battere tutti i record di truffa continuata: si scoprì, infatti, che stava incassando la pensione del padre morto dalla bellezza di 16 (sedici!) anni. Ogni mese prendeva il permesso di lavoro, scendeva in treno dalla Toscana al paese natio, si presentava allo sportello e metteva in scena la rappresentazione. “Eh, magari il prossimo mese potesse venire lui di persona…”.

Sono passati più di vent’anni. A turno abbiamo sentito indignazioni di ogni genere. Ma alla fine le pensioni ai defunti abbiamo continuato a pagarle. Puntualmente. Nel settembre 2016 i carabinieri di Biella sono stati chiamati nella frazione di Triviero. Gli abitanti si erano preoccupati perché da un po’ di settimane non vedevano più Nonna Irma, 103 anni. “Come mai non si affaccia dalla finestra?”, chiedevano al figlio Pierangelo. E lui: “Il medico le ha detto di stare a letto”. “Possiamo passare a trovarla?”. “Meglio di no”. Poi un giorno l’avevano visto entrare in casa con un congelatore enorme. “Che cosa se ne fa di quel congelatore?”, chiesero i carabinieri a Pierangelo, appena entrati in casa. E lui: “Ci tengo i fagiolini”. “Ma quanti fagiolini congela lei?”. “Eh, cosa vuole, bisogna essere previdenti, maresciallo”. Si capisce: la previdenza prima di tutto. Quando i carabinieri aprirono il congelatore, infatti, ci trovarono dentro nonna Irma, fredda come la morte e anche un po’ di più. Il figlio, bontà sua, teneva al caldo soltanto l’assegno Inps. Previdenziale, per l’appunto.

Qualche tempo prima era successo ad Aosta. “Nonno Olmo è tanto malato”, diceva il figlio Gaetano a amici e conoscenti. “Si cura in un clinica lontana”. Poi un giorno mise la casa in vendita. Arrivarono due potenziali acquirenti. L’agente immobiliare fece visitare i locali: “Qui c’è la caldaia”, “qui la cantina”, “qui il box auto”. “E qui c’è il freezer, guardate com’è spazioso”. Ma certo: molto spazioso. Ci sta dentro anche nonno Olmo. “Come ti è venuto in mente?”, chiesero in tribunale a Gaetano. E lui: “Signor giudice, la pensione…”. A Pietrasanta (Lucca) è stata beccata una donna di 49 anni, che incassava la pensione d’invalidità del compagno morto da 8 anni. A Crotone un uomo ha fatto di meglio: ha incassato per 10 anni (dieci!) due pensioni, quella della mamma e quella della zia, entrambe morte. Che ci volete fare? Il ricordo delle persone amate dura in eterno. L’assegno Inps, pure.

In fondo, ci vuole poco. Basta fingere un po’. E in questo noi italiani siamo maestri. Una bugia qui, una bugia lì, “sì, anche mia mamma la saluta tanto”, “zia Rosetta non sta bene ma la pensa sempre”, e il gioco è fatto. Quando si tratta di fare i furbi non ci batte nessuno. Come quel mitico quarantenne che, scoperto con le mani nella marmellata previdenziale, scoppiò in lacrime davanti alla Guardia di Finanza che lo stava interrogando. “Perché continua a incassare la pensione di suo padre che è morto da cinque anni?”, gli chiesero. E lui, disperato: “Papà è morto? Davvero? Io non lo sapevo! Che disgrazia! Che disgrazia!”. Sempre meglio di quell’altro che alla domanda: “Perché continua a incassare l’assegno di suo padre defunto?”, rispose: “Davvero lo incasso? Non me ne ero accorto”. Non se ne era accorto, ecco. Ma noi quando ci accorgeremo che così proprio non va?

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