In giunta con Raggi? Meglio di no...

Sono in molti a rifiutare le proposte della candidata pentastellata al Campidoglio. Il motivo? Il sentimento, tipicamente romano, del "machennesai"

virginia-raggi

Il sindaco di Roma Virginia Raggi. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Nathania Zevi

-

Narra la leggenda che Virginia Raggi, aspirante sindaco di Roma, stia tentando in ogni modo di presentare una giunta prima dei fatidici ballottaggi di domenica.
Si mormora però nei palazzi, nei salotti e nei caffè, che siano in molti a dire di no.
Considerando i numeri e le probabilità ci troveremmo di fronte all'assurdo quanto mai sperimentato caso di "rifiuto" della poltrona. Cose già viste forse a Milano, o altrove, certo non a Roma, patria della poltrona e del posticino per eccellenza.

Quale il perché di tale umiltà e tanto understatement? Probabilmente va ricercato nel sentimento, tipicamente romano, del "machennesai".
Un assessorato è per qualche anno, ma le corna al partito della nazione per sempre.

Quindi, "haivistomai" vince Roberto Giachetti e ti sei fatto nominare nella giunta Raggi... che succede? Diventi un paria dei salotti, degli ambienti, insomma dei giri della capitale.
Rischi di non fare più cose, vedere gente, creare situazioni.

Quindi amico che hai ricevuto la chiamata pentastellata, ti viene la gastrite ma devi dire no, anche se un po', anzi molto, di fare l'assessore a Roma ti va.
E allora a te che hai rinunciato ma che tra languori vari continui a guardare il telefono sperando che "haivistomai" dicano no anche gli altri, ecco la soluzione: non dire no oggi, prendi tempo. Simula di essere all'estero, non rispondere, gracchia nella cornetta fingendo di avere la comunicazione disturbata. Al massimo richiami, fai uno squillo solo, e riagganci immediatamente. Così sono loro a non aver risposto.

Mancano solo poche ore e, se dovesse risultare confermato l'esito del primo turno, già a mezzanotte di domenica potrai accettare e dire agli amici sorpresi o disapprovanti (che se solo ne avessero l'occasione avrebbero fatto lo stesso), che tu sì, certo non lo consideravi e non sai se sia la cosa giusta, ma rimanere fermo e vedere la tua città autodistruggersi proprio non ce la fai. Insomma, sei costretto ad accettare il posto in giunta, ma lo fai con spirito volontario, "checcevoifa", mica vorrai lasciare il nostro patrimonio, la nostra capitale, in mano ai ragazzacci a Cinque Stelle?

Dunque, amico mio caro, stai pure senza pensieri, accetterai la poltrona, ci starai comodo, non dovrai farti problemi. Quando ci vediamo per lo spritz, però, ricordati di raccontarlo corrucciando bene la fronte o simulando il giusto struggimento del radical chic costretto a cambiare verso, un'altra volta.

© Riproduzione Riservata

Commenti