Immigrati in Italia: la situazione nei comuni

Il negoziato europeo non basterà. Troppi gli sbarchi. E gli enti locali pensano a un hub di smistamento e all'uso provvisorio delle caserme dismesse

Chiamparino

Sergio Chiamparino, governatore della Regione Piemonte – Credits: ANSA / LUIGI MISTRULLI

Redazione

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Comunque vada, il negoziato europeo porterà nell'immediato poco sollievo al sistema di accoglienza italiano, che ospita circa 90mila migranti e fatica ad assorbire i continui arrivi (già 60mila nel 2015). Per dare un'idea, solo ieri una nave con 467 migranti è sbarcata a Catania, mentre un'altra con 544 è approdata a Reggio Calabria. Tutte persone cui va trovata velocemente una sistemazione.

 

Regioni e Comuni chiedono più fondi e velocità nell'esame delle richieste d'asilo. L'obiettivo del ministero, che oggi incontra i rappresentati degli enti locali, è sempre quello di riequilibrare il peso dell'accoglienza che in questo momento grava soprattutto su Sicilia (20% del totale dei migranti) e Lazio (a quota 11%), mentre una regione come la Lombardia che, secondo i parametri adottati (numero di abitanti, grandezza e Pil), dovrebbe essere in prima fila, ha solo il 9% dei profughi (poco più di 8mila) ed il Veneto il 4% (3.500).

L'ultima circolare del Viminale ai prefetti invita a trovare circa 8mila posti nelle regioni "in debito" di migranti, mentre esenta quelle "in credito" rispetto alle quote loro spettanti. Mario Morcone, capo Dipartimento Libertà civili ed Immigrazione del ministero dell'Interno, che coordina il piano di riparto, ha sempre detto che "si cercheranno scelte condivise, non imposte dall'alto sulle realtà territoriali". Ma, senza accordi degli enti locali, ai prefetti resta sempre l'ultima arma della requisizione degli immobili.

L'hub di screening

Intanto, l'indicazione partita è quella di alleggerire il più possibile le strutture per fare spazio ai nuovi arrivi, un compito reso difficile dai blocchi alle frontiere che hanno interrotto il flusso di migranti fuori dall'Italia. Punto chiave del piano di "accoglienza diffusa" predisposto dal Viminale è la creazione in ogni regione di un hub, un grande centro dove fare un primo screening dei migranti per poi dirottarli verso altre strutture più piccole. Finora ce n'è solo uno attivo, a Bologna. Il governatore del Veneto Luca Zaia, fa sapere di essere contrario: "la falla è a monte, a valle non possiamo svuotare mare con cucchiaino". E dubbi emergono anche da sinistra. Il presidente della Toscana, Enrico Rossi, ritiene che "l'hub vada evitato perchè in qualche modo si ispira a una logica concentrazionaria".

La riunione di oggi, dice il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, "serve innanzitutto a dare un messaggio unito e forte all'Europa, poi a verificare il monitoraggio del programma del Viminale Regione per Regione, perchè il piano ha un senso solo se va avanti in modo equilibrato su tutto il territorio". Una delle criticità segnalate è la lentezza delle procedure di verifica delle domande di asilo. "Credo che sei mesi dovrebbero essere il tempo massimo", osserva Chiamparino. Il presidente dell'Anci, Piero Fassino, chiede di dare "piena attuazione al piano concordato e ribadito il 7 maggio scorso fra Governo, Regioni e Comuni", che prevedeva appunto la creazione di "hub regionali di prima accoglienza ai quali far affluire i profughi per le certificazioni anagrafiche e sanitarie, e di li' indirizzarli poi ai Comuni sulla base di una programmazione ordinata".

Resta in piedi l'ipotesi di ricorrere alle caserme dismesse per allestire gli hub. Lo chiede con forza lo stesso Chiamparino.  "Se c'è una emergenza - spiega - non capisco perchè non si possano usare". Morcone fa sapere di avere una lista di 38 caserme che potrebbero essere predisposte all'uso.

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