Immigrati: la battaglia politica di Matteo Salvini

Forte del successo elettorale al Nord e ormai indifferente ai destini del Sud, dove non ha sfondato, la Lega torna "scissionista"

Lega contro governo

Luca Zaia, Matteo Salvini e Roberto Maroni (d) sul palco durante la manifestazione della Lega Nord contro il Governo Renzi, Piazza del Popolo, Roma, 28 febbraio 2015. – Credits: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Claudia Daconto

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Il presidente della Lombardia Roberto Maroni che minaccia di "punire" i comuni che accoglieranno le quote di migranti disposte da lui stesso quando era ministro dell'Interno; il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini che vuole blindare le prefetture; il presidente del Consiglio Matteo Renzi che promette "premi" ai comuni virtuosi disponibili all'accoglienza; i governatori del Nord contro quelli del Sud: sono gli effetti del flusso incontrollato di migranti che ha investito l'Italia negli ultimi anni, delle contraddizioni di un'Unione europea in cui molti Stati appartenenti dimostrano di nonavere alcuna intenzione di cedere porzioni della propria sovranità in nome dell'interesse comune, ma anche la conseguenza del risultato elettorale delle regionali del 31 maggio scorso.

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Da una parte c'è infatti l'incapacità dimostrata dall'Italia nel gestire con efficacia e trasparenza la collocazione dei migranti e nel velocizzare al massimo le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato a chi ne ha diritto e quelle di espulsione per tutti gli altri. Dall'altra il fatto che i risultati ottenuti dal premier a Bruxelles sono ancora minimi e che la distribuzione di 24mila rifugiati in due anni contro cui alcuni Stati del Nord e dell'Est si sono pure ribellati (la Francia pretende addirittura che i migranti restino dove sono fino al termine delle procedure di riconoscimento che in media durano mesi), è una goccia in mezzo al mare che non servirà ad alleggerire la pressione sulle nostre strutture di prima accoglienza. E infine c'è che con la Lega alla guida del centrodestra, la battaglia politica si combatterà d'ora in avanti proprio su questo tema. 

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La guerra sui numeri

Solo nell'ultima settimana sono sbarcate sulle nostre coste quasi 8mila persone: 6mila tra sabato e domenica, 1.750 ieri. E nei prossimi mesi gli arrivi registreranno, come sempre d'estate, un'impennata. In Sicilia non c'è più posto e i pullman diretti al Nord sono già partiti. Altri partiranno nelle prossime ore. Destinazione Lombardia, Veneto, Liguria e Valle d'Aosta. Alla Lombardia sono destinate 2.166 persone, al Veneto 1.926, alla Liguria 599 e alla Valle D'Aosta 141. Ne arriveranno subito rispettivamente 450, 630, 350 e 100. Tranne che nelle regioni a statuto speciale, come la Valle d'Aosta, dove il governatore fa le funzioni del prefetto, da un punto di vista normativo, un presidente di Regione non ha alcun potere di bloccare le prefetture o tagliare i fondi ai comuni per impedire l'accoglienza dei migranti. Anche perché finora queste regioni "ribelli" sono ancora sotto le quote già fissate. E se con appena l'8% della popolazione residente, la Sicilia deve far fronte al 22% di migranti, la Lombardia con il doppio dei residenti ne ospita solo il 9% e il Veneto, con l'8,7%, il 4%.

L'opportunismo della Lega

Il governo infatti non intende fare passi indietro. Al di là dei numeri e della burocrazia, la partita è tutta politica. Fino a quando Salvini era a caccia di voti anche al Sud, nessuno in casa Lega aveva parlato. Poi è successo che andando qui molto sotto le aspettative, il Carroccio ha potuto gettare la maschera e tornare a mostrare il suo volto più anti-meridionalista e indifferente ai problemi del Sud a cominciare da quello degli immigrati. Che invece devono restare alla larga da regioni come Lombardia, Veneto e Liguria. Dove, guarda caso, la Lega ha stravinto. Prima con Maroni (che non volendo rimanere dietro Salvini ha accantonato le vesti del leader moderato per cavalcare un tema “vincente” come quello della resistenza all'immigrazione selvaggia) e oggi con Zaia e Toti il quale, senza i voti di Salvini, sarebbe arrivato solo quarto. Un'alzata di scudi che coincide non solo con i risultati elettorali ma anche con la seconda fase dell'inchiesta su Mafia Capitale e le ultime rivelazioni sullo scandalo del business dell'accoglienza già emerso a dicembre scorso.

Per Renzi battaglia su due fronti 

Matteo Renzi si ritrova a combattere una battaglia su due fronti. In Europa dovrà far capire ai suoi colleghi che Bruxelles non può chiedere all'Italia, o alla Grecia, di rispettare vincoli di spesa e paletti di ogni tipo in nome di presunte regole condivise quando poi lascia soli questi stessi Paesi ad affrontare i costi di un'emergenza umanitaria che riguarda tutti. In casa dovrà invece vedersela con una Lega determinata a buttare giù il suo governo facendo leva sulla paura di una parte di italiani verso il "diverso", sull'insofferenza sempre più forte verso fenomeni di malaffare legati alla gestione dell'emergenza, ma anche sulla preoccupazione di tanti amministratori compresi quelli di centrosinistra di fronte a una situazione diventata letteralmente esplosiva.

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