Politica

Il treno di Renzi è quello delle occasioni perse

Il segretario del Pd rischia di fare solo propaganda, se non sarà finalmente disposto a fermarsi e guardare negli occhi i problemi del Paese

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Sara Dellabella

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Martedì 17 ottobre è partito il treno di Matteo Renzi con “Destinazione Italia”.
Le prime tappe a Fara Sabina, Fara Sabina, Civita Castellana, Narni, Spoleto e Fano. Toccando luoghi simbolo dell'Italia, come racconta il segretario del Pd, che sa di mentire quando dice che questo giro non è campagna elettorale e per quella c'è tempo.

Eppure più che di treni presi, Renzi dovrebbe parlare dei treni persi.
Le amministrative del 2016 dove il Pd ha perso città simbolo come Torino e Roma, la bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre, la stroncatura dell'Italicum da parte della Corte Costituzionale.

Passaggi importanti in questa legislatura ai quali però non è mai seguita una vera e propria analisi anche nelle sedi deputate alla discussione all'interno del Partito democratico. Una mancanza di condivisione che alla lunga ha lacerato i rapporti con le minoranze, fino a consumarne la scissione.

Il leader che corre solo

L'idea di un leader che cammina come un treno in corsa, che va avanti a prescindere da dove siano i suoi compagni di partito restituisce l'immagine di un uomo sempre più solo e sempre più in cerca di comando. E poi non è la prima volta che Renzi parte.

Dopo il 4 dicembre aveva preso il trolley, poi con la promozione del libro è stato impegnato tutta l'estate e ora ricomincia la narrazione del viaggio per il Paese.

Il terzo quest'anno. E se da un lato c'è il Paese dall'altro ci sono le stazioni di partenza. Perché i circa 400 mila euro spesi per il treno cozzano pesantemente con i 184 dipendenti del Pd in cassa integrazione dal primo settembre. Alcuni giorni fa, in una lettera a tutti i parlamentari, hanno chiesto un maggiore coinvolgimento nelle decisioni che riguardano il loro futuro lavorativo.

Oggi Matteo Renzi ha dichiarato che ci vuole un nuovo Jobs Act, poi a quanto pare i dipendenti del Nazareno non hanno avuto possibilità di incontrare il proprio Segretario quando c'erano in discussione i propri posti di lavoro.

Insomma toccare 107 luoghi d'Italia ha poco senso se non si cerca di guardare le persone negli occhi.

Dovrebbe essere il treno dei contenuti e invece rischia di essere l'ennesimo vagone di slogan che per ora non hanno portato bene all'ex premier.

Perché la comunicazione senza i contenuti non serve a niente. Il Paese reale se non avverte un cambiamento nelle vite, degli slogan non sa proprio che farsene. E oggi che il treno attraversa tre regioni simbolo, ancora governate dal Pd, ma dove il Movimento 5 stelle alle ultime consultazioni elettorali è cresciuto parecchio, erodendo persino quel patrimonio di voti che rendevano le Marche una delle regioni rosse per eccellenza.

La narrazione renziana

Che senso ha passare per l'Umbria se non ci si ferma a riflettere sulle imprese che chiudono o su luoghi simbolo per la storia industriale italiana che oggi minacciano di chiudere?

È la storia della Perugina (sulla quale la Rai ha realizzato una fiction) oggi di proprietà della Nestlè che solo nello stabilimento dei “Baci” ha annunciato licenziamenti per circa 364 unità che si somma alla crisi di un altro stabilimento alimentare della zona la Colussi. Totalmente, in ballo ci sono circa 800 posti di lavoro che si sommano ai dati diffusi dalla Confcommercio di Perugia lo scorso marzo: in sette anni – dal 2010, vero inizio della grande crisi – al 2016, in provincia hanno chiuso 9.859 imprese artigiane, poco meno di 4 al giorno.

Nel frattempo ad aggravare tutto c'è stato il terremoto.

Martedì Renzi, accompagnato dal Viceministro Teresa Bellanova, che segue tutte i tavoli di crisi per il governo, ha incontrato alla stazione di Narni una delegazione degli operai della Perugina.

Un incontro toccata e fuga lontano dai luoghi della protesta.

Quasi a voler continuare quel racconto della felicità e delle eccellenze che non ammettono crepe o sfumature. Quella narrazione renziana che lascia indietro chi racconta i problemi. Eppure per riprendere il verso di una canzone che suonava ad una vecchia edizione della Leopolda “il treno dei desideri nei miei pensieri all'incontrario va” e nella nostra penisola bisognerebbe imparare a prestare più ascolto alle storie che viaggiano sui treni regionali, che a quelle che corrono veloci sui Frecciarossa.

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