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Politica

Roma: il rifiuto di Tutino e la guerra di correnti nel M5S

Finito al centro di un conflitto per fazioni tutto interno al MoVimento, anche il magistrato ha rinunciato alla carica di assessore al Bilancio

Alla fine anche Salvatore Tutino ha gettato la spugna. Il magistrato della Corte dei Conti, cui si era rivolto Virginia Raggi per coprire la casella di assessore al Bilancio della giunta capitolina, non intende «essere oggetto di una contesa» tutta interna al M5S  «in cui più che i curricula, contano le illazioni e dove le falsità e le beghe di una certa politica fanno aggio su professionalità e impegno».

«Gli attacchi, del tutto ingiustificati, da parte di esponenti della forza politica che dovrà sostenere le scelte della giunta, minano alla base ogni possibilità di un proficuo lavoro» ha detto il giudice ad Adnkronos nel cercare di spiegare le ragioni di un No che appariva, dopo gli attacchi odierni di Roberto Fico su La Stampa, il naturale risultato dell'essere stato definito, ancor prima della nomina, come l'ennesimo esponente della casta. Finire impallinato dalla stessa forza politica che aveva sondato la sua disponibilità per l'incarico di Assessore a Roma, «dopo essere stato messo per venti giorni sulla graticola, sottoposto a esami surreali», sarebbe stato troppo per un professionista che, a suo dire, non era in cerca di poltrone, e al quale mancano «solo pochi mesi alla pensione». 

Il suo No era, insomma, ormai nell'aria, dopo essere diventato il nome attorno a cui si era scatenata l'ennesima guerra di correnti dentro il MoVimento nazionale e capitolino, con il sindaco che ha cercato invano di difendere la sua autonomia e l'anima talebana del M5S all'attacco, desiderosa di condizionarne ogni scelta, come già avvenuto sulle Olimpiadi o sul nome chiave della giunta. 

Tutino era già stato al centro di un'indignata interrogazione parlamentare del M5S nazionale nel 2013, subito rilanciata da Alessandro Di Battista su facebook, dove veniva definito più o meno come l'ennesimo parassita in cerca di doppi e tripli incarichi. Un'interrogazione tirata nuovamente fuori in questi giorni, come un avvertimento politico al sindaco Raggi. Un richiamo all'ordine, da parte di un movimento che - ogni giorno che passa - assomiglia sempre di più a un vecchio partito, a una piccola balena bianca della protesta dove le correnti e le guerre intestine (sotto il controllo della Casaleggio Associati) sembrano dettare tutti le scelte e tutti i tempi della politica, anche locali.

Il problema vero ora, per il M5S, è trovare un professionista sufficientemente esperto che accetti di fare l'assessore al bilancio, nella consapevolezza - come già accaduto con Minenna, De Dominicis e Tutino - che probabilmente potrebbe finire per essere impallinato da una parte dello stesso partito che sostiene la giunta. Per Raggi non sarà un compito semplice.

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