Il Pd 2.0. La linea verde che sostituirà i "dinosauri"

"Giovani Turchi", funzionari di partito. Ecco la nuova nomenklatura che avanza nel Pd

Da sinistra Roberto Speranza, Pier Luigi Bersani, Tommaso Giuntella e Alessandra Moretti festeggiano la vittoria alle primarie del centro sinistra sul palco del teatro Capranica a Roma il 2 dicembre 2012. ANSA/ETTORE FERRARI

Laura Maragnani

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I giovani turchi del Pd? Sono già vecchi. E una nuova generazione di piccoli democratici sta lavorando di gomiti per raggiungere le prime file del partito, in vista della prossima possibile rottamazione del segretario Pier Luigi Bersani. «Per quanto tu sia giovane e incazzato, c’è sempre qualcuno più giovane e incazzato di te» confida un esponente delle nuove leve arrotando i coltelli. E dunque?

Fuori gioco Rosy Bindi, spacciata su richiesta di Matteo Renzi. Auto-rottamatisi, sia pure a denti stretti, Valter Veltroni e Massimo D’Alema (uno punterebbe adesso alla presidenza della Rai o al Viminale, l’altro, se fallisse la mission-Quirinale, potrebbe consolarsi con la Farnesina). Franco Marini e Pier Luigi Castagnetti sono in pensione. Tutto, a Largo del Nazareno, pare ormai pronto per il sospirato ricambio generazionale.

Ma chi si giocherà la guida del Pd 2.0? Matteo Renzi a parte, ovviamente, sono tanti i ragazzotti e le ragazzotte affamati di spazio. A partire dai quasi “anziani”, e ormai quasi istituzionali,  membri del trio dei giovani turchi: Andrea Orlando, nato nel 1969, spezzino, responsabile giustizia del partito, Matteo Orfini, 1974, responsabile di cultura e informazione al Nazareno e delle relazioni istituzionali alla fondazione dalemiana Italianieuropei, e Stefano Fassina, 1966, responsabile economia e lavoro.

Con loro c’era anche Roberto Speranza,  classe 1979, segretario regionale in Basilicata, ex presidente della Sinistra giovanile,ed era il più bersaniano di tutti; poi ha agguantato la poltrona di capogruppo alla Camera, ha litigato con un sacco di deputati e ora ai giovani turchi non piace più come prima. Infatti non l’hanno votato: né loro, né i renziani.

Ogni corrente democratica ha, comunque, i suoi virgulti ansiosi di sbocciare.  Qualcuno è un virgulto già un po’ stagionatello, come i bersanissimi Alessandra Moretti, portavoce del segretario alla primarie, 40 anni,  e i due neo-deputati Nico Stumpo, 44, responsabile dell’organizzazione del partito, e Davide Zoggia, 48, responsabile enti locali del pd. Altri sono ancora ignoti alle masse elettorali, come il fioroniano Luigi Madeo, calabrese, che viene dal gabinetto dell’ex presidente del Senato Franco Marini. In area Franceschini, archiviati gli ex giovani Piero Martino e Alberto Losacco (erano rispettivamente portavoce e capo-segreteria del capo), oggi si agita Pina Picierno, 32 anni, ultima segretaria nazionale dei giovani della Margherita, deputata al secondo mandato: ha l’occhio vispo e vuole costruirsi un futuro.

I renziani sono tutti giovani e tutti nuovi, c’è bisogno di dirlo? Sono una cinquantina, arrivati in Parlamento senza nemmeno passare dalle primarie, e alla Camera fanno già massa critica: Simona Bonafè, 40 anni, e Maria Elena Boschi, 32, portavoci del sindaco alle ultime primarie; Dario Nardella, 38 anni, ex vicesindaco renziano; Luca Lotti, 31 anni, ex capo di gabinetto di Renzi a Palazzo Vecchio; Francesco Bonifazi, 37, capogruppo Pd in consiglio comunale a Firenze. Tra i non fiorentini si segnala Marco Donati, ex coordinatore dei giovani della Margherita in Toscana: 33 anni, ex assessore al comune di Arezzo, ha vinto le primarie alla grande e oggi è deputato. Ovviamente pro-Renzi. Il neo-eletto Giuseppe Civati, detto Pippo, 38enne, invece gioca in proprio, visto che con Renzi non è più in sintonia dai tempi della Leopolda.

L’ex giovane Enrico Letta, 47 anni e 4 legislature, ha oggi la sua punta giovanile in Alessia Mosca, classe 1975, deputata al secondo mandato: era la suo capo segreteria a palazzo Chigi, e quindi, rispetto agli altri fanciulli democratici, vanta un’esperienza di classe superiore. Se ne parlava addirittura come possibile sottosegretario a Palazzo Chigi se Letta fosse diventato premier. E invece nisba.

Ora in corsa per qualche incarico nel prossimo governo c’è l’unico trentenne che il 13 marzo ha partecipato alla “maialata ulivista”, l’incontro annuale organizzato da Luca Marcora  nella sua azienda di Compiano, sull’Appenino parmense. Tra un cotechino e una salsiccia sono stati avvistati i prodiani Arturo Parisi, Giulio Santagata, Mario Barbi, Andrea Papini, e poi lui: Michele Leone, 33 anni, maremmano, ex consigliere comunale a Castiglione della Pescaia. Pd di rito ulivista, amico di Rosy Bindi ma schierato diplomaticamente coi bersaniani più moderati, vanta buoni rapporti col mondo cattolico e coi democrat newyorchesi (mandò addirittura un po’ di soldini a Obama per le sue primarie contro Hillary Clinton). Il suo nome ora circola come possibile sottosegretario per qualche ministero senza portafoglio.

Chi resta? Fausto Raciti, dalemiano non ancora trentenne, neo-eletto alla Camera, è  il segretario nazionale dei giovani democratici e sta organizzando la direzione nazionale di Gd per sabato prossimo a Scampia (Napoli). Ma non se lo filano in moltissimi. Anche perchè alle urne il Pd non ha certo conquistato le masse giovanili: il grosso dei voti, secondo gli studiosi dei flussi elettorali, Bersani l’ha raccolto nella fascia compresa tra i 30 e i 50 anni.

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