Il nuovo M5S di lotta e di governo

Meno toni urlati, più politica. La rivoluzione gentile immaginata dal direttorio per conquistare palazzo Chigi dopo il successo alle amministrative

Italy's Parliament Holds First Session

Daniele Del Grosso, Roberto Fico e Luigi Di Maio, deputati simbolo del nuovo M5S – Credits: Giorgio Cosulich/Getty Images

Una rivoluzione interna. È quella alla quale  prepara il M5S dopo i successi a Roma e Torino. Il movimento di Beppe Grillo è chiamato ad un'ulteriore cambio di pelle, da partito del voto generalizzato di protesta in  forza politica di governo credibile e affidabile, cui possono rivolgersi anche quei ceti borghesi e moderati che hanno finora guardato al M5S con qualche sospetto. Con un occhio alla battaglia referendaria, che i 5S immaginano come colpo finale da assestare al governo Renzi.

La rivoluzione gentile al posto dei Vaffa Day: il percorso è già iniziato mesi fa con la scelta di due candidate donne, come Virginia Raggi e Chiara Appendino, dai volti e dai toni rassicuranti. Come sul Tav, sul quale il neo-sindaco di Torino - mettendo da parte i toni bellicosi del primo MoVimento e forse memore di quanto accaduto a Parma con l'inceneritore - ha già messo le mani avanti, dichiarando quello che era ovvio per tutti, ma che finora nessuno del MoVimento aveva avuto il coraggio di dire: cioé che non può essere un sindaco a bloccare l'opera, per quanto lei si batterà ancora per il No.

Chi è Chiara Appendino, sindaco di Torino


Roma e Torino sono capitolate grazie ad una campagna elettorale condotta senza alzare il livello dello scontro. Gianroberto Casaleggio era convinto che questa fosse la strada da seguire. È stato lui che ha visto in una semisconosciuta Virginia Raggi le caratteristiche per conquistare il Campidoglio. È la sua eredità politica: il figlio Davide e i ragazzi del direttorio - Carlo Sibilia, Carla Ruocco, Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico - l'hanno raccolta con successo, sbaragliando il candidato del Pd in diciannove ballottaggi su venti dove c'erano in lizza dei candidati pentastellati.

Rimane da capire quale ruolo, politico e comunicativo, continuerà a svolgere la Casaleggio Associati, dopo la morte del fondatore  il lancio della piattaforma Rousseau della quale il figlio Davide ha lungamente parlato in un'intervista al Corsera. E rimane da capire quale spazio di autonomia riusciranno a ritagliarsi i sindaci Raggi e Appendino che molti sospettano possano essere eterodiretti dal direttorio e dall'azienda di comunicazione che ha tenuto a battesimo il MoVimento, dettando la linea in tutti i passaggi chiave - dalle decisioni politiche alte come l'alleanza antieuropeista con l'UKP di Nick Farage in Europa fino alle espulsioni dei cosiddetti dissidenti e dei non allineati, come lo stesso Federico Pizzarotti, sospeso dal M5S - a differenza del suo collega Filippo Nogarin - dopo aver ricevuto  un avviso di garanzia per l'alluvione del 2014.

 

Beppe Grillo aveva concordato con l'amico Gianroberto  il famoso passo di lato che ha lasciato spazio ai parlamentari e ai candidati.  Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico - la nuova burocrazia politica del M5S - si sono caricati il movimento sulle spalle e lo hanno portato nelle piazze, nelle tv, nei dibattiti politici. La rivoluzione gentile ha il loro volto, ma ha soprattutto il volto fresco e non compromesso dei sindaci di Torino e Roma. L'esperienza acquisita dalla permanenza in Parlamento e nei primi Comuni amministrati ha fatto il resto.

Nella ricerca di toni pià cauti si vede anche l'impronta di Davide Casaleggio, come il padre schivo con i media, come il padre abile nel rifuggire   la ribalta mediatica. Il suo impegno è apparentemente quasi esclusivamente rivolto alla comunicazione con la "parte politica" delegata al direttorio. Ma non sfugge a nessun operatore del settore che la comunicazione è, specie in questa fase, essa stessa politica, forse il cuore della politica del MoVimento. L'asse decisionale si sta lentamente spostando comunque da Milano a Roma.

QUESTIONI: PER CHI VALGONO LE REGOLE
Lo staff comunicazione della Capitale segue anche i più piccoli Comuni per evitare incidenti come quelli di Quarto (dove un comune a guida pentastellata è stato sciolto per mafia) o per prevenirli, come è successo a Livorno, dove il sindaco Nogarin è stato iscritto al registro degli indagati per aver assunto qualche decina di lavoratori precari in una situazione di bancarotta-di-fatto della società che gestisce il porto. Ma ci sono anche altre questioni sul terreno che attendono il M5S: le regole scritte in un'altra fase - e considerate dai militanti quasi come le tavole della legge per distinguersi dagli altri partiti - come il bando ai talk show e alle comparsate televisive che si sono trradotte in decine di espulsioni e che ormai sono considerate quasi un vecchio arnese di un'altra era geologica e politica. Come spiegare ai militanti i piccoli e grandi cambiamenti di rotta di un partito che aveva fatto di una coerenza assoluta e quasi impraticabile la sua stella polare? Anche su questo punto nulla sarà più come prime.

RIVOLUZIONE GENTILE, MENO ESPULSIONI
La gestione del caso Parma, scoppiato poche settimane prima del voto e non ancora risolto, è emblematica del nuovo corso pentastellato: fermezza sì ma evitando di farsi del male da soli. Allo stesso tempo, si sta passando da una gestione centralistica ad una piu' periferica: per la campagna elettorale sono stati sperimentati i cosiddetti "direttori locali": deputati, senatori ed europarlamentari si sono impegnati in prima persona nei propri territori di provenienza dando una mano nella selezione dei candidati e contribuendo alla campagna elettorale grazie allo loro maggiore notorietà. Sembrano i primi passi nella trasformazione del movimento senza statuto in un "movimento organizzato", dove la rappresentanza territoriale ritrova un proprio valore che il web finora non era riuscito a sostituire. Un modello GloCal (globale e localistico) sul quale i vertici pentastellati immaginano di costruire la conquista di Palazzo Chigi

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