Il Nobel della cantonata

Stiglitz e Krugman hanno appoggiato il "no" al referendum greco contro l'Europa. E intanto in Italia s'avanza un altro grande maestro di valutazioni sbagliate

Paul Krugman

L’economista e Premio Nobel per l’economia Paul Krugman – Credits: Nicholas Kamm/AFP/Getty Images

Giorgio Mulè

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A volte val la pena riavvolgere il nastro della memoria. Non è necessario andare lontano nel tempo, basta anche qualche settimana. Alla fine si scoprirà che l’esercizio e lo sforzo saranno molto utili per pesare ciò che alcuni soloni ci dicono sugli eventi prossimi venturi.
Questo esercizio lo feci già quando, sul finire del 2011, un ricco banchiere d’affari stimatissimo nella City di Londra e assai esperto di fondi speculativi (gli hedge fund), Claudio Costamagna, all’improvviso iniziò a zompettare da una trasmissione televisiva all’altra per giurare che immediatamente dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio lo spread sarebbe crollato di 200 punti se non di più.
La cosa si rivelò una balla colossale, ovviamente: lo spread non scese affatto e il 24 luglio 2012, regnante da otto mesi sua eccellenza Mario Monti e nonostante il massacro fiscale del suo governo, il terribile indice stava ancora lì, a 537 punti. Lo ricordo solo per segnalare che questo improvvido indovino e aquila del qualunquismo finanziario è stato fortissimamente voluto da Matteo Renzi alla presidenza della Cassa depositi e prestiti, per la serie Dio li fa e poi li accoppia.
L’episodio mi è tornato in mente quando ho visto che il premio Nobel Joseph Stiglitz è diventato consulente del ministro delle Finanze greco, Euklid Tsakalotos. Stiglitz era tra quegli economisti che si sono strappati le vesti per far votare «No» al referendum del 5 luglio che avrebbe consentito al popolo greco «di prendere il suo destino nelle proprie mani» e sfuggire alla «tortura irragionevole del presente». S’è visto. Stiglitz va a braccetto con un altro Nobel per l’economia, Paul Krugman. Anche lui ne ha dette e scritte di ogni per appoggiare il referendum greco contro l’Europa, per pontificare che i veri colpevoli del disastro greco non erano stati i greci ma la «camicia di forza e la inadeguata espansione monetaria dell’Eurozona».
Uno zotico ignorante s’aspetterebbe che un Signor Nobel soppesi le frasi, parli sulla base di dati inconfutabili. Macché. Davanti alle telecamere della Cnn, mister Krugman si presenta dopo i disastri di Alexis Tsipras e dice: «Hanno semplicemente pensato che avrebbero potuto ottenere condizioni migliori senza preparare alcun piano di riserva. Questo per me è stato uno choc… Forse ho sopravvalutato la competenza del governo greco».
L’istruttivo gioco potrebbe continuare analizzando le intemerate di altri economisti di gran lignaggio, da Jean Paul Fitoussi a Nouriel Roubini senza dimenticare il padre delle più recenti fesserie col botto in tema di (sotto) sviluppo come Thomas Piketty. Quando ve li faranno ascoltare nei telegiornali o nei dotti talk-show presentandoli come «esperti», fatevi due risate. Quando vedrete Costamagna, invece, preoccupatevi. Quel signore che tanto amava i fondi speculativi ora può disporre a piacere dei vostri risparmi.

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