Politica

Il luglio caldo delle nomine Rai

Quelle di presidente e dg ancora latitano. Principalmente per la difficoltà, delle due aree, leghista e grillina, a spartirsi le zone di potere

Rai Viale Mazzini

Antonella Piperno

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E’ un fine luglio cruciale al sapor di thriller quello della Rai. Conteranno davvero qualcosa le promesse sull’autonomia del consiglio di amministrazione vergate del presidente della Camera Roberto Fico? "Il nuovo consiglio d’amministrazione della Rai come primo punto deve sentirsi indipendente a tutti i costi", continua a dire. Le premesse non sono un granché.

Il nome del nuovo presidente e del dg ancora latitano e l’assemblea dei soci di viale Mazzini che avrebbe dovuto riunirsi oggi in seconda convocazione per ratificare le nomine è stata rinviata a venerdì prossimo.

Tra equivoci e lentezze

Il consiglio dei ministri non potrà oltrepassare quella data per indicare le sue scelte. Il rallentamento si deve al lavoro dei due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini su nomi e spartizione del potere Rai, con Salvini che ha annunciato dei colloqui con i candidati. "Ci sono alcuni curriculum" ha detto candidamente Salvini al Corriere "ma voglio incontrare le persone. Voglio parlare di governance con chi dovrà attuarla". Tant’è che l’Usigrai, il potente sindacato interno dei giornalisti ha vergato parole di fuoco. "Abbiamo letto e riletto la legge Renzi. Per quanto effettivamente consegni al governo il controllo pressochè totale della Rai, ancora non prevede che siano i vice presidenti del Consiglio a decidere i vertici ed i direttori. Quello che sta avvenendo in queste ore è senza precedenti: un amministratore delegato selezionato dai vice presidenti del Consiglio e non dal ministro dell’Economia, cui spetta per legge la proposta. E in più con la condizione imposta di dover accettare la vecchia pratica della lottizzazione delle direzioni dettata dai partiti di governo”.

I candidati forti

Il nodo starebbe nelle zone di potere tv grilline e leghiste: i primi decisi a indicare il direttore generale, il secondo che punta, in cambio, oltre che al Tg1 anche alla Tgr, la cui direzione si è appena resa disponibile con il passaggio di Vincenzo Morgante alla tv dei vescovi.

I nomi in pole position per la direzione generale sono quelli che girano da un po'. Il più accreditato è quello di Fabrizio Salini, un passato ai vertici de La7 e di Fox International Channels Italy. Dunque, un uomo di prodotto apprezzato dai grillini, ma meno da Salvini per il suo ruolo di direttore generale della società di produzione Stand By Me, della renziana Simona Ercolani.

Si parla anche di Eleonora Andreatta, da anni a capo di Rai Fiction. Restano in corsa anche Gian Paolo Tagliavia, Chief Digital Officer della Rai, Marinella Soldi (ex Discovery) a Raffele Annecchino (Viacom).

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