(Antonio Masiello, Getty Images)
Politica

Il Governo ha il virus, si, del narcisismo

Narcisismo, annuncismo, presenzialismo. Conte e molti dei suoi ministri soffrono di questa patologia molto dannosa per il paese

Come se non bastasse il Covid, il governo è alla prese con un altro virus: quello del narcisismo. Un vibrione che ha sempre albergato nella politica italiana: ma stavolta l'esecutivo deve averlo contratto nella sua forma più violenta.

Tra i sintomi del virus, la tendenza irresistibile a mettere il carro davanti ai buoi, a vendere la pelle dell'orso prima d'averlo ucciso, insomma a dire gatto senza averlo nel sacco. Pensiamo alla ridda di decreti, dpcm e ordinanze prima annunciati a reti unificate e poi, solo poi, approvati previo annacquamento. Pensiamo ai titoli strillati dal presidente del consiglio nelle sue conferenze stampa, alle cure "poderose" da "400 miliardi" rimaste confinate nel mondo dei sogni. Di poderoso c'è solo il ritardo biblico nell'approvazione del decreto Rilancio.

Ma l'annuncismo, espressione mediatica del narcisismo, da cosa può derivare se non dal piacere di comandare, o meglio di credere di comandare? Vorrebbe essere una prova generale di presidenzialismo, ma in realtà è solo semplice presenzialismo. Paragonarsi a Winston Churchill, da questo punto di vista, rientra tra i sintomi più fastidiosi. Adoperare a reti unificate termini padronali come "consentiamo di…", "permettiamo di…", come se la vita sociale fosse una libertà graziosamente concessa da Palazzo Chigi, tradisce l'ebbrezza del potere di chi abita le sacre stanze dei bottoni senza tenere a freno l'orgoglio. La puntigliosità professorale con la quale Conte spiegava ai italiani quali congiunti potessero incontrare, ci è sembrato un esercizio di stile fuori luogo, mentre ben altri erano i problemi cui dedicare tempo ed energie: dalle mascherine introvabili e ai denari per le imprese rimasti sulla carta.

Il problema è che il narcisismo compulsivo non è più solo un problema di Conte e della suo cerchio magico: sta diventando un problema per tutti noi. E lo abbiamo notato con la liberazione di Silvia Romano. E' ormai chiaro a tutti che la ragazza non può essere giudicata, visto il trauma subito. Invece i rappresentanti dello Stato possono e debbono essere giudicati. Pare che persino il Quirinale abbia storto il naso dopo la (mala) parata di Ciampino, vedendo Conte e Di Maio sgomitare per una fotografia con la cooperante intabarrata nel telo verde. "Non è questione di eleganza ma anche di sostanza politica", avrebbero detto fonti del Colle.

Fare tutto il possibile per il rilascio della ragazza era cosa buona e giusta. Allestire la passerella mediatica in mondovisione per dire che i jihadisti si sono tutto sommato comportati bene, è stato un regalo clamoroso alla propaganda dei terroristi e alla loro guerra psicologica. Il rientro a casa di un ostaggio è una questione strategica nazionale, e non può essere maneggiato come un reality show. Come ha scritto l'esperto di difesa Gianandrea Gaiani, il rientro di Silvia Romano, in un paese normale, sarebbe stato gestito in forma riservata, senza riprese televisive e microfoni. Ma la riservatezza è il contrario del narcisismo, per l'appunto. Che oggi sta diventando per il Paese un problema in più: in un momento in cui davvero non abbiamo bisogno di complicarci la vita.

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