Politica

Il caso Marra e il giustizialismo a corrente alternata del M5S

La casa comprata a prezzi stracciati dal fedelissimo di Virginia Raggi. E il post polemico di Roberta Lombardi. Ora la base grillina scopre il garantismo

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Virginia Raggi in un'immagine per certi versi emblematica sulla crisi del M5S a Roma – Credits: AFP PHOTO / TIZIANA FABI

Non conosco Raffaele Marra, l’ex  vicecapo di gabinetto di Virginia Raggi, trasferito - dopo le proteste del direttorio a 5 Stelle - all'altrettanto lussuoso incarico di capo del personale del comune di Roma. Non so davvero se sia un uomo perbene o un furbastro.

Né so quale sia il reale valore catastale del superattico romano che Marra acquistò dal potente immobiliarista  Sergio Scarpellini nel 2010, quando era direttore dell’Ufficio delle Politiche abitative del comune e capo del dipartimento del Patrimonio e della Casa della Giunta Alemanno. L'inchiesta pubblicata stamane da L'Espresso parla di un'acquisto a prezzi stracciati, con uno sconto di quasi mezzo milione di euro rispetto al valore di mercato, e di una contestuale vendita per 400 mila euro (sempre al gruppo Scarpellini) dell'appartamento che lo stesso Marra aveva acquistato sette anni prima a soli 140 mila euro.

Quello che sappiamo, ad oggi, perché se ne è occupata anche Report di  Milena Gabanelli, è che Scarpellini è proprietario di alcuni palazzi affittati per lustri, a peso d'oro, dalla Camera dei Deputati. Che è insomma uno dei immobiliaristi più conosciuti nel circolo ristretto della classe politica romana e nazionale, uno di quelli che a Roma è sempre un po' sulla bocca di tutti per i suoi rapporti opachi e chiacchierati, a dire dei suoi detrattori, con la politica capitolina.

Quello che sappiamo è anche che, quando un potente ministro dell'epoca berlusconiana fu costretto alle dimissioni per aver acquistato una casa  davanti al Colosseo, furono i cosiddetti giustizialisti italiani - e in primis i grillini - a urlare allo scandalo, a riempire per mesi i social italiani di commenti  indignati. Oggi che lo scandalo riguarderebbe un uomo che Virginia Raggi ha scelto come proprio braccio destro, che ha difeso strenuamente dagli attacchi del direttorio e della sua arcinemica Roberta Lombardi, i commenti sono di tutt'altro tenore, all'insegna - forse - di una partigiana e farisaica ipocrisia che è il segno distintivo di  tutti gli ultras politici del nostro Paese.

Qualcuno si è autodefinito "lo spermatozoo che ha fecondato il Movimento". Io penso che la definizione esatta sia "il virus che ha infettato il Movimento". Ora sta a noi dimostrare di avere gli anticorpi. Roberta Lombardi


I  forcaioli 5s che inneggiano alla lapidazione pubblica anche quando un amministratore viene indagato per un reato tutto sommato minore come abuso d'ufficio si riscoprono  garantisti quando gli scandali colpiscono i loro, diventano sui social e sul sito del FQ maestri impareggiabili di distinguo, fanno notare che Marra non è un iscritto del M5S, che l'ipotesi di reato risalirebbe ai tempi della giunta Alemanno, che in fondo si è trattato di una normale compravendita tra due soggetti economici privati (quando ai tempi del caso Scajola si trattava della prova provata del sistema opaco che legava pezzi della classe imprenditoriale all'odiata partitocrazia, ca va cans dire).

Nel migliore dei casi, si fa per dire, i giustizialisti a corrente alternata gridano al complotto dei poteri forti contro il radioso futuro che starebbe costruendo, per Roma e per l'Italia intera, la giunta capitolina. Oppure estraggono dal cilindro il solito alibi (eh, ma il Pd-L?) per buttare la palla nel campo dell'avversario, nella speranza che qualcuno abbocchi o che qualcun altro si senta rassicurato grazie a questi frusti giochi retorici. È tutto molto, purtroppo, istruttivo, per un Paese dalla memoria cortissima come il nostro. 

Chi si è buttata a capofitto in questa polemica di fine impero è Roberta Lombardi (a dimostrazione che la faida interna al M5S romano e nazionale non è un'invenzione di giornalisti prezzolati) la quale ha pubblicato un post su facebook dove, prendendo le mosse dall'articolo de L'Espresso sulla casa di Marra, si toglie un bel po' di sassolini dalla scarpe. Obiettivo: Raggi e il suo fedelissimo Marra, definito nientemeno che «il virus che ha infettato il MoVimento».

Le controrisposte di una parte della base grillina romana al post polemico dell'ex membro del direttorio romano sono tutte un programma. Ma la linea argomentativa più spassosa è quella di chi, sostanzialmente, suggerisce a Roberta Lombardi (fedelissima di Marcello De Vito, nella logica correntizia che sta spaccando il M5S capitolino) di non lavare i panni sporchi in pubblico. Per molti sarebbe cioé più opportuno che le due primedonne dei 5S romani si chiarissero, privatamente, al telefono. Benissimo. Ma come,  viene subito da chiedersi: non eravate voi quelli dello streaming per tutti, delle telecamerine in ogni consiglio comunale e rionale del Belpaese?  Lo streaming, forse, era riservato soltanto a Pierluigi Bersani?



Per chi non è più giovanissimo, e sa che la Storia italiana non è cominciata nell'anno del Signore 2009, anno di fondazione del M5S, è forte, fortissima la sensazione di deja vu. La memoria corre ai tempi di Roma Ladrona, quando i cappi venivano sventolati in parlamento. Quei cappi - quindici anni dopo - si sarebbero trasformati in mutande verdi comprate coi rimborsi elettorali e in gioielli tanzani. Speriamo, per l'Italia e per il nostro futuro, che la parabola sia in questo caso un po' diversa di quella cui sono andati incontri, in altri tempi, celoduristi padani e celoduristi giudiziari come Di Pietro, crollato grazie a un'inchiesta su Report. Ma i primi segnali, davvero, vista dal Campidoglio, non lasciano ben sperare:   «Il mondo è pieno di persone oneste. Si riconoscono dal fatto che compiono le cattive azioni con più goffaggine» diceva lo scrittore francese Charles Péguy.

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