Politica

Il caos di un Senato part time

Tra le irrazionalità della riforma c'è quella dell'elezione dei senatori. Giulia Bongiorno, patrocinante in Cassazione, spiega perché votare No

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di Giulia Bongiorno, patrocinante in Cassazione

Tra le molteplici irrazionalità della riforma, spicca la composizione del Senato: 95 tra consiglieri regionali e sindaci, eletti non direttamente dal popolo ma dai Consigli regionali. Premesso che la stessa presenza dei sindaci sarebbe in contrasto con l'obiettivo dichiarato di attribuire al Senato la funzione di miglior coordinamento delle legislazioni nazionale e regionale, quel che preoccupa è la nascita di una figura mitologica, mezzo senatore e mezzo consigliere regionale (o sindaco): avremmo una repubblica con parlamentari part-time, equilibristi tra due ruoli che, per ovvie ragioni di tempo, finirebbero per svolgere male sia la funzione di consigliere/sindaco sia quella di senatore, con spreco, anziché risparmio, del pubblico denaro.

E dato che la partecipazione al processo legislativo da parte del Senato dovrebbe avvenire in tempi molto stretti, a sedere su quegli scranni non sarebbero i sindaci delle grandi città e i consiglieri con alti incarichi, ma figure minori, catapultate a Palazzo Madama da opachi accordi elettorali a livello locale. Inoltre, visto che l'incarico di senatore cesserebbe allo scadere del mandato regionale o municipale, e che è impossibile che tutte le Regioni eleggano i propri rappresentanti nello stesso momento, avremmo un'assemblea dalla fisionomia inafferrabile.

La prima, grottesca ricaduta sarebbe l'impossibilità di capire qual è la maggioranza. La seconda si avrebbe nelle materie in cui è ancora prevista una competenza concorrente con la Camera: venendo meno il potere del governo di porre la questione di fiducia al Senato, quest'ultimo conserverebbe un potere di veto e le maggioranze più impensabili potrebbero trasformarlo in una palude; la Camera si ritroverebbe così obbligata a negoziare, vanificando ogni intento di semplificazione. E "Riforma" rimarrebbe soltanto un vuoto slogan da affiggere sugli autobus.

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1) ARROGANZA E FORZATURE: È LA RIFORMA AD PERSONAM di Gianfranco Pasquino (professore emerito dio Scienza politica all'Università di Bologna)
2) PRIVILEGI SPECIALI di Giovanni Maria Flick (presidente emerito della Corte Costituzionale)
3) SULLA SANITA' ALTRO CHE UGUAGLIANZA di Luca Antonini (professore ordinario dell'Università di Padova)
4) IL BLUFF DEI RISPARMI di Anna Falcone (avvocato cassazionista)

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