Ignazio Marino, un marziano a Roma

E intanto l'ex assessore della Giunta Alemanno, Umberto Croppi, si gode la rivincita contro l'ex sindaco 

Ignazio Marino, neosindaco di Roma, abbraccia dopo la vittoria suor Maria Bertilla, sua grande sponsor. ANSA / ETTORE FERRARI

Claudia Daconto

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C'era una volta un marziano...che poi diventò Sindaco di una grande città.
È successo ieri a Roma, dove un chirurgo genovese, beneficiando anche del livello più alto d'astensionismo mai registrato nella Capitale, ha praticamente doppiato il suo avversario, nonché Sindaco uscente, Gianni Alemanno. Unico  precedente negli ultimi anni, quando nel 2006 Walter Veltroni piegò al primo turno, 64 a 36, lo stesso genero di Pino Rauti, pupillo d'oro dell'estrema destra missina, ormai sempre meno di lotta e sempre più di governo.

A ricordarlo uno che ieri, al Tempio di Adriano, dove era stata allestita la sala stampa del comitato Marino per seguire i risultati del ballottaggio, ghignava sotto la barbetta felice come uno che si sta gustando il piatto freddo della vendetta. Nel 2008 aveva fatto vincere a sorpresa l'amico Gianni, ieri, dopo aver atteso tre anni, seduto sul greto del fiume (non senza aver dato alle stampe il libro cult "Romanzo Comunale" per demolire l'ormai ex sindaco reo di averlo rimosso dalla sua Giunta), l'ex assessore alla Cultura Umberto Croppi, oggi alleato del centrosinistra capitolino, ha visto scorrere il cadavere di quello che era diventato per lui il nemico numero uno.

È successo tutto in poche settimane, o forse no. Dopo i saluti fascisti sotto il Campidoglio, dopo Parentopoli, dopo le mazzette sui bus, dopo il patto della pajata, dopo la neve, dopo i milioni spesi per sgomberare campi rom oggi più affollati e degradati di prima e proclami sulla sicurezza caduti sotto i colpi di pistola sparati con inquietante frequenza per le strade della città, è almeno dal giorno dopo la sua elezione che Gianni Alemanno, etichettato persino dai nerissimi di Casapound come "il peggior sindaco che Roma abbia mai conosciuto", ha cominciato a perdere.

Al punto che nemmeno Silvio Berlusconi ci si è voluto spendere più di tanto e, dopo lo svogliato intervento al Colosseo alla chiusura della campagna elettorale per il primo turno, non si è fatto più vedere. Né tantomeno sentire. A parte per dire, qualche giorno fa, che "Gianni ha un certo appeal" senza, però, d'altra parte, specificare di che tipo. "Mort...acci tua Alema"  lo sfogo di un elettore di destra davanti a un seggio elettorale - m'hai fatto votà Marino".  Un marziano, appunto. Per Roma, per l'apparato del centrosinistra romano, per lo stesso Alemanno, che, non a caso, ne vanta il copy-right.

Vissuto  la metà della sua vita negli Stati Uniti, Ignazio Marino - a metà tra Harry Potter e Forrest Gump - si è ritrovato nel giro di qualche mese (ha vinto le primarie di aprile) a dover/voler imparare tutto - o quasi tutto (non sapeva, infatti, che Klose gioca nella Lazio) - sulla città più irrazionale, inconoscibile, spietata del mondo. "Bisogna essere completamente matti - è infatti quello che dicono tutti quelli che, prima o poi, si sono candidati a farlo - per pensare di amministrare Roma".

Altro dialogo intercettato ieri in Piazza di Pietra mentre erano già in corso i festeggiamenti: "Ho paura di quello che il nuovo sindaco troverà domani, quando vedrà i conti di Roma che non si vedono da 5 anni", "Ah, io l'ho sempre detto che solo un pazzo può voler fare il sindaco di questa città". Una città sull'orlo della bancarotta, una città stanca, sporca, maleducata, corrotta, disillusa, ostile.
In queste conduzioni, vincere Roma non era un'impresa. L'impresa vera sarà ora far vincere Roma. Dribblare le pressioni, resistere agli appetiti, trovare i soldi per chiudere le buche e creare i nuovi posti di lavoro promessi.  Potrà riuscirci qualcuno? Un medico genovese chissà. Un marziano forse sì.

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