Ignazio Marino e l'assedio in Campidoglio

Richiesta di dimissioni per il sindaco di Roma devastata dall'inchiesta Mafia Capitale. Duro l'attacco dei pentastellati. Ma lui non molla

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Un momento della manifestazione di protesta contro la giunta comunale del sindaco di Roma Ignazio Marino, 9 giugno 2015 a Roma – Credits: ANSA/VINCENZO TERSIGNI

Redazione

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È assedio al Campidoglio. La protesta di M5S esplode in aula Giulio Cesare durante la votazione della surroga dei quattro consiglieri arrestati nell'ambito di Mafia Capitale e l'assedio alla giunta di Ignazio Marino, da metaforico, si fa fisico. Anzi si fa bagarre. Fuori con simpatizzanti ed esponenti M5S, affiancato da Casapound, a chiedere le dimissioni del sindaco, dentro l'aula consiliare con cori e urla "Dimettiti" e "Tutti a casa" all'indirizzo di Ignazio Marino che contraccambia ironico, ma nervoso, lanciando baci.

Sul web intanto Beppe Grillo chiede di "resettare e disinfestare il Campidoglio". In aula al termine di una seduta-lampo compaiono cartelli e s'alzano cori con la stessa parola: "onestà". Uno dei cartelli, il più fotografato, finisce in mano alla statua di Giulio Cesare che domina l'Aula capitolina. Aula finita essa stessa in cronaca nera - le mura, i banchi e tutto - per un presunto appalto truccato per i lavori di restauro interno affidati a un imprenditore che sarebbe coinvolto, pure lui, in Mafia Capitale.

Marino, da parte sua, sdrammatizza come puo'. A rischio di sembrare irridente fa segno di vittoria con le mani e lancia perfino baci all'indirizzo di chi vorrebbe, a gran voce, mandarlo a casa e che non lascera' l'Aula prima delle cinque del pomeriggio. 

In piazza ci sono anche i lavoratori della Multiservizi, i militanti di Casapound e una delegazione dell'Ncd. Ma soprattutto i portavoce pentastellati. Per loro Mafia Capitale è anche l'occasione per segnare la distanza con gli altri. Vedono già le urne: "Siamo pronti per le elezioni - afferma arrivando il deputato Alessandro Di Battista - Nelle prossime settimane troveremo il candidato. Siamo gli unici a non essere coinvolti in questo schifo".

La tensione monta attorno alle porte chiuse, e perfino uno dei neoconsiglieri, Alessandro Cochi del Pdl, restera' fuori. "La seduta era aperta e pubblica - dira' piu' tardi la presidente dell'Assemblea capitolina Valeria Baglio - sono rammaricata per quanto accaduto". "Qualcosa non è andato nella gestione della sicurezza" aggiunge il capogruppo Pd Fabrizio Panecaldo. Lo stesso che, spassionatamente, afferma che oggi da cittadino qualche dubbio sul votare il suo stesso partito se lo porrebbe.

Aria pesante, insomma, che il sindaco proverè ad alleggerire presto, nel corso di una seduta straordinaria ad hoc che si terrà "nei prossimi giorni". Riferirà invece domani su Mafia Capitale il governatore Nicola Zingaretti, che oggi, proprio alla vigilia della seduta del Consiglio regionale, ha perso un altro pezzo da novanta della sua amministrazione. Dopo le dimissioni del capo di Gabinetto Maurizio Venafro (indagato), oggi ha lasciato il suo incarico il capogruppo Pd Marco Vincenzi, che indagato non e', dopo alcuni articoli di giornale e fotografie che lo vedono avvicinato al ras delle cooperative Salvatore Buzzi: "Sono assolutamente estraneo da qualsiasi responsabilità - afferma - Lo faccio nell'interesse del gruppo, dell'Amministrazione e del Pd. Buzzi? Mi aveva chiesto di intercedere per far ottenere fondi a Ostia, richiesta a cui non ho dato seguito".

"Anche questo tentativo di infiltrazione e' stato respinto" chiosa la giunta. Domani alla Pisana l'atmosfera non sarà tranquilla: il M5s guidato da Valentina Corrado e' pronto a chiedere le dimissioni del governatore, mentre il vicepresidente dell'Aula Francesco Storace si chiede "che altro deve succedere per spegnere la luce al Comune e alla Regione". L'assedio a Regione e Campidoglio è solo iniziato.

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