Politica

Idv: ecco perché Maruccio ha potuto far sparire 781 mila euro

Gli altri consiglieri ammettono: "Ci siamo fidati troppo di lui"

Slittato l'interrogatorio da martedì a domani, a causa della morte del procuratore aggiunto Alberto Caperna, finalmente l'ex capogruppo Idv alla Regione Lazio Vincenzo Maruccio potrà fare quello che promette da oltre una settimana: spiegare a tutti, magistrati, giornalisti, elettori e cittadini come mai ha prelevato dalle casse del suo gruppo 781 mila euro di soldi pubblici e soprattutto dove diavolo sono finiti visto che sui suoi dieci conti corrente non c'è rimasto più un centesimo.

Nonostante sia accusato di peculato, con chi ha potuto sfogarsi in questi giorni, Maruccio è apparso dilaniato da un cruccio in particolare: "Le accuse contro di me cadranno - si è sempre detto convinto - ma la mia carriera politica è comunque finita". Una carriera davvero fulminea quella del pupillo di Antonio Di Pietro, giovane avvocato cresciuto nello studio Scicchitano e lanciatissimo verso i vertici di un partito di cui, a soli 34 anni, era già diventato segretario regionale.

Nei giorni scorsi Panorama.it ha incontrato i collaboratori più stretti dell' enfant prodige di Vibo Valentia, i quattro consiglieri che per due anni e mezzo hanno lavorato gomito a gomito con lui alla Regione, il segretario romano e un rappresentante della cosiddetta “base”. Abbiamo preso visione del conto corrente del gruppo, ci siamo fatti spiegare il meccanismo con cui i soldi entravano in cassa, abbiamo cercato di capire come uscivano.

Abbiamo appreso, per esempio, che Maruccio ha sempre gestito in totale autonomia il contributo regionale destinato al gruppo Idv pari, nel 2011, a 1 milione 217 mila euro e che non ha mai fatto vedere né bilancio né singole fatture agli altri consiglieri che, d'altra parte, non lo hanno mai preteso visto che, questa è stata la giustificazione di tutti, “ci siamo sempre fidati ciecamente di lui”. Ma è legittimo "fidarsi ciecamente" quando in ballo ci sono non tanto i propri soldi e interessi quanto quelli dei cittadini che si rappresentano? E' proprio questo che oggi i militanti non perdonano ai quattro consiglieri e per cui pretendono che non siano più ricandidati.

E pensare che, fino alla pubblicazione del rendiconto sul nostro giornale, loro nemmeno avevano idea, giurano, che a disposizione ci fossero così tanti soldi.

Ma a quali fonti attingeva Maruccio?

Ogni mese su un conto del Credito Artigiano intestato all'Idv il Consiglio regionale versava delle somme, alcune fisse altre variabili. Quelle fisse erano relative al contributo al gruppo (8.736, 07 al mese) e all'articolo 8 della legge 6 del 1973 a titolo di rimborso delle spese sostenute al fine di mantenere il rapporto tra eletto ed elettori (20.950 euro che diviso per cinque – il numero dei consiglieri – fa appunto 4.190 euro a testa al mese). Le somme variabili erano quelle per il cosiddetto “funzionamento del gruppo” ed erano determinate dal famoso accordo verbale tra tutti i partiti raggiunto in seno alla commissione Bilancio – dove sedeva anche lo stesso Maruccio – e poi presso l'Ufficio di Presidenza – dove siede l'altro consigliere Idv Claudio Bucci – e che ha fatto lievitare la cifra da 1 milione di euro (Giunta Marrazzo) a 14 milioni (Giunta Polverini). Per quanto riguarda l'Idv un mese troviamo 38.750 euro, un altro mese 125 mila, quello dopo ancora 45 mila e così via. In totale, in un anno, si tratta di 861 mila euro, “la cifra dello scandalo” come l'ha definita la neo capogruppo Anna Maria Tedeschi mentre Giovanni Colagrossi, ex capogruppo Idv e membro del Coreco (Comitato controllo contabile) ricorda: “Avevo espresso a Maruccio tutto il mio disappunto sulla modalità di assegnazione ai gruppi di questa cifra e per l'entità della stessa, ma lui mi rispose che si trattava di un accordo tra tutti i partiti e che quindi andava bene così”.

Come rivelato da Panorama oggi in edicola, Giulia Rodano, Giovanni Colagrossi, Anna Maria Tedeschi e Claudio Bucci sostengono inoltre che Maruccio non abbia mai versato loro con regolarità i famosi 4.190 euro al mese dell'articolo 8. Colagrossi aggiunge di non aver affatto percepito le ultime 4/5 quote mentre Bucci, cui ne mancano almeno un paio, dichiara che Maruccio giustificava i ritardi incolpando il Consiglio regionale di non versargli le quote con regolarità. Una scusa che non sta in piedi visto che il “contributo art.8 consiglio regionale”, pari a 20.950 euro totali al mese da dividere tra i cinque consiglieri Idv, è proprio una delle due somme versate sul conto del gruppo stesso all'inizio di ogni mese e con assoluta regolarità.

Non ho mai pensato che Maruccio potesse non versarci quei soldi - cade dalle nuvole Giulia Rodano -  Ho sempre notato, però, che i pagamenti non erano mai puntuali. Per mesi non arrivava niente, poi magari arrivavano due quote insieme”. Anche Tedeschi, che incontriamo nell'ufficio che fu di Maruccio, sembra risvegliarsi da un lungo sonno: “Ho sempre trovato piuttosto anomalo il fatto che questa quota non ci venisse versata direttamente in busta paga ma dovesse passare per le mani del capogruppo. Comunque anch'io non sono certa di aver ricevuto tutte le quote, per molti mesi consecutivi il pagamento saltava”.

A proposito di come venivano gestiti i soldi del gruppo, Tedeschi inoltre ammette: “Non ho mai chiesto di prendere visione delle singole fatture”. Altrettanto Rodano: “E' vero, non ho mai chiesto di vedere una fattura. Mi sono sempre fidata. Sono stata una cretina? Comincio a pensare di sì”.

Come si permette la Rodano di dire che si è fidata? - sbotta il consigliere municipale dell'Idv Andrea Montanari quando gli riportiamo la posizione assunta dalla consigliera  - Per le iniziative sul territorio non c'era mai una lira. Proprio per questo a Roma, a quanto mi risulta, se ne sono fatte pochissime, o comunque io non sono stato invitato”.

A questo proposito appare interessante anche quanto rivela Roberto Soldà, "tutte le iniziative sul territorio - spiega il segretario romano - costano al massimo 1.500 euro, la maggior parte non più di 500; quelle promosse dai sei circoli sono addirittura sempre state autofinanziate dai membri stessi del circolo; per le altre a pagare di solito è il partito, non il gruppo alla regione. Nonostante ciò era comunque Maruccio, in qualità di segretario regionale (e non di capogruppo alla Regione), a occuparsene. Non gli sono mai state presentate fatture per ottenere rimborsi. Era lui a organizzare sempre tutto".

La domanda dunque è: se Maruccio ha speso pochi spiccioli per le iniziative sul territorio, per cui tra l'altro pagavano i militanti di tasca propria o direttamente il partito con i suoi fondi, cosa ci ha fatto davvero Maruccio con quasi 600 mila euro rendicontati come spese per convegni e manifesti?

Quando per la prima volta presi visione del rendiconto pubblicato da Panorama – racconta uno stretto collaboratore del gruppo - sono rimasto molto sorpreso, quasi scioccato, nel leggere che per convegni, riunioni e conferenze erano stati spesi nel 2011 oltre 222 mila euro. In realtà, fino ad oggi, quando si è trattato di dover scegliere tra le location per gli eventi, Vincenzo Maruccio ha sempre optato per quella più economica. Era attento a spendere il meno possibile”.

La stessa fonte riferisce anche di aver constatato da parte di Maruccio “una gestione caotica del denaro” dovuta a una continua “commistione tra pubblico e privato”. Maruccio, in sostanza, anticipava di tasca sua dei soldi per poi rientrarci attraverso bonifici sul suo conto dai fondi del gruppo. Tuttavia, sia Tedeschi che Rodano affermano di non averlo mai saputo. “Per quanto mi riguarda – dichiara Giulia Rodano – non gli ho mai presentato mezza fattura. Per le iniziative di cui io stessa mi facevo promotrice ho sempre pagato tutto di tasca mia. Non avevo la minima idea che ci fossero tutti quei soldi a disposizione”. Anna Maria Tedeschi aggiunge: “Anche l'altra sera ho organizzato una pizza nella mia città con gli iscritti di zona, ma ho pagato io, come sempre”.

Anche Giovanni Colagrossi non ha mai avanzato richieste per rimborsi e ricorda che quando era lui capogruppo, e si ritrovava a gestire poco più di 40 mila euro in un anno contro 1 milione e 200 mila, ogni uscita era certificata e messa agli atti. Alla domanda sul perché non abbia preteso da Maruccio la stessa cosa, Colagrossi così risponde: “Perché mi fidavo di lui. Ho peccato d'ingenuità. Sono stato negligente”. E non ha mai pensato che trattandosi di soldi dei cittadini lei e i suoi colleghi avevate il dovere di “non fidarvi”? “Ora sì. Ma anche quando è scoppiato lo scandalo Fiorito e tutti noi abbiamo chiesto a Maruccio se in casa nostra era tutto a posto, lui ci ha detto che potevamo stare assolutamente tranquilli”.

© Riproduzione Riservata

Commenti