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(A. Masiello, Getty Images)
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Politica

Il Dpcm Draghi con l'amaro in bocca

Restrizioni fino a dopo Pasqua, nessuna riapertura, e vaccini ancora a rilento. Mentre sale la protesta delle categorie più colpite

Niente spostamenti fuori dalla regione per un mese e mezzo; stagione dello sci finita, anzi, mai cominciata,;niente visite ai parenti nelle zone rosse e forse nemmeno in quelle arancione scuro, tanto in voga in questi ultimi giorni; niente da fare per piscine e palestre; limiti anche per le seconde case (ok per le zone gialle ed arancioni, divieto per zone arancioni scure e rosse). E tutto questo fino a dopo Pasqua, ciò' fino a martedì 6 aprile.Il primo Dpcm Draghi ha deluso chi sperava in una nuova via di convivenza per il Paese con il Covid da parte dell'esecutivo.

Nulla da fare: le varianti (soprattutto quella inglese) fanno troppa paura, i dati e gli indicatori confermano la crescita di contagi e ricoveri. Da un giorno all'altro sulla mappa a colori del paese spuntano provincie in arancione scuro e paesi rossi. Troppo rischioso, ha stabilito Palazzo Chigi, abbassare oggi la guardia. La linea quindi resta quella del rigore e della prudenza.

Di sicuro questo nuovo governo ha stabilito una diversa tempistica della comunicazione delle sue decisioni: niente avvisi all'ultimo momento quindi, niente conferenza stampa in prime time tv a reti unificate ma decisioni chiare condivise il più possibile con le regioni.

Tutto questo però ha un prezzo. le critiche, l'insofferenza di certe categorie particolarmente colpite dalle restrizioni, stanno diventando sempre più numerose e rumorose.Unica arma nelle mani del governo è quella del vaccino; ogni giorno arrivano notizie dai due volti. Alcune negative (oggi ad esempio Astrazeneca ha confermato la forte riduzione delle consegne in Europa delle sue fiale) ed altre positive (la Food and Drug Administration, l'ente che negli Usa autorizza l'utilizzo dei farmaci) ha dato il via libera all'uso di quello Johnson & Johnson che sembra dare ottimi risultati contro la variante inglese e quella brasiliana persino con una sola iniezione. Inoltre Pfizer ha annunciato l'aumento della produzione nel 2021 a due miliardi di dosi

Di sicuro però le cose, da noi, vanno troppo lentamente. I numeri previsti nel primo trimestre (15 milioni di dosi) sembrano una chimera dato che ad oggi siamo sotto i 4 milioni. Le regioni stanno allestendo i luoghi preposti e formando il personale per arrivare alla fatidica soglia dei 450 mila iniezioni al giorno. Ma nessuno sa quando si comincerà con questi ritmi. Al punto che il nostro primato europeo nel numero di vaccini ogni 100 abitanti di qualche settimana fa resta un lontano ricordo: siamo infatti stati scavalcati da Polonia, Francia, Germania ed altri 5 paesi. Morale: siamo al 9° posto.

Ci si aspetta molto dal governo Draghi in questo senso. E sappiamo benissimo che la bacchetta magica non esiste e non possa essere solo in mano nostra.Ma più passa il tempo e più la fiducia cala, mentre le restrizioni aumentano.

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