Politica

Idea, torniamo alla prima Repubblica (col Pd al posto della Dc)

Carlo Galli, politologo, risponde al fondo di Angelo Panebianco sul Corriere e spiega: "L'Italia si governa dal centro, col partito di Bersani nel ruolo della Democrazia cristiana. Ecco perché il ritorno al proporzionale è ormai nelle cose"

Carlo Galli

Il prof. Carlo Galli  dell'Università di Bologna, ritratto durante il suo intervento nelle  'Giornate del libro politico a Montecitorio' il 15 ottobre 2010 nella  Sala della Lupa della Camera dei Deputati a Roma. – Credits: ANSA/CLAUDIO ONORATI

Il professor Carlo Galli, tra i più noti storici del pensiero politico italiani, non si scompone. Il rischio paventato da Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di lunedì 6 agosto (Il dilemma dei centristi ),  che l’Italia torni cioé ad essere il Paese delle coalizioni a maggioranza variabile decise ex post in parlamento, non lo spaventa. Anzi: vent'anni di bipolarismo muscolare, sostiene, hanno lasciato il deserto nel nostro Paese. «Nel 1994 ci siamo cascati tutti, io compreso» dichiara suonando le campane a lutto del maggioritario all'italiana. «Ci eravamo illusi tutti quanti che l'Italia potesse diventare come l'Inghilterra, con due coalizioni stabili e mature che avrebbero dichiarato ex ante programma di governo e sistema delle alleanze. I fatti hanno dimostrato il contrario creando un sistema ingovernabile e rissoso. Un ritorno al sistema proporzionale, più o meno mitigato, è ormai nelle cose. E, aggiungo, è molto più adatto alla nostra storia».

Panebianco sostiene che è un'illusione pensare che un’alleanza di governo tra Bersani, Casini e Vendola riesca a dare stabilità al sistema politico.
Ma guardi. Non vedo molte alternative: il nostro Paese, salvo la parentesi del Fascismo e quella della cosiddetta seconda Repubblica, è sempre stata governata da una coalizione di centro sinistra. Anche ai tempi di De Gasperi, c’era un grande centro cattolico che guardava a sinistra. Persino prima dell’Unità, si aprì l’epoca del connubio tra la destra risorgimentale e la sinistra di Rattazzi…  Qual è il problema? Davvero crede che gli italiani interessa se i punti di incontro siano trovati prima o dopo il voto?

Tenersi le mani libere per decidere, dopo le elezioni, con chi allearsi, ammetterà, non è proprio una tradizione di cui gli italiani provano grande nostalgia.
I partiti mercanteggiano in parlamento? Ma questa è la politica! E poi, guardi, ci avevano detto che il trasformismo col bipolarismo sarebbe scomparso. Invece non è mai stato così diffuso come oggi.  La verità è che l'Italia non  può più permettersi di essere governata secondo uno schema destra-sinistra, con un paese spaccato perennemente a metà, con frizioni fittizie create ad arte e un livello di instabilità politica superiore ai tempi della prima Repubblica.

Nessun rischio di trasformismo, dunque, da un ritorno al proporzionale.
Gli accordi politici fanno parte della  storia e della democrazia. E poi il fatto che i punti di incontro tra forze diverse siano individuati  prima o dopo il voto è una questione, mi perdoni, di lana caprina.

L'Italia si governa dal centro e al centro.
Esatto, con la differenza che il paragone tra Udc e Dc non regge. L’analogia non è tra Dc e Udc, ma tra Dc e Pd. È il Pd che può diventare il cuore del sistema politico e e può  allearsi a sinistra con Sel come a destra con l'Udc.

Non la spaventa l'ipotesi che un piccolo partito come l'Udc possa fare da ago della bilancia scegliendo anche dopo il voto con chi allearsi.
No, il bipolarismo, questo bipolarismo, è servito solo a inventarsi motivi di lacerazione con coalizioni intrinsecamente instabili. La sovranità sta nell’andare a votare, poi esercitare continuo esercizio di critica e vigiolanza. Nella pretesa di sapere prima delle elezioni come sarà il governo c’è lì sì l’idea, plebiscitaria e pericolosa, della politica come delega in bianco alla classe politica. Quanto a Casini, contrariamente a quello che sostiene il mio amico Panebianco, non è vero che ha le mani libere. E questo perché la destra attuale è allo sfascio. È inservibile anche per Casini.

Ammetterà che, come scrive Panebianco, una coalizione di governo con Vendola e Casini rischia di durare poco.
Tagliare fuori la destra e raccogliere il centro moderato, rassicurandolo e orientandolo re-la-ti-va-men-te verso sinistra: è questo lo schema più naturale per il nostro Paese. E poi i fautori della politica assoluta e lineare, iperbipolaristi, alla fine  sono in parte ex Msi che si sono inventati liberali. Alla faccia della coerenza.

S'immagini che cosa succederà se un ipotetico governo Bersani  imporrà una svolta favorevole alle unioni civili.
Guardi, la politica laica e cattolica deve essere duttile, pragmatica. Faranno un ragionevole compromesso su temi come l'eredità per il partner,  fecondazione artificiale, libertà di rifiutare le cure e il nutrimento. La chiesa lo accetterà. Ma qualcosa devono fare seguendo gli standard europei.

Nostalgia della prima Repubblica?
È la forza delle cose che ci spinge verso una soluzione tipo prima repubblica. Da parte dei cittadini ora c’è una crescente esigenza di chiarezza. Soprattutto verso lo stile comunicativo. Ma  le combinazioni governative, qualsiasi sia la legge elettorale, non sono tante. Come ai tempi della Prima Repubblica, quando la Dc doveva scegliere se allearsi coi socialisti o coi liberali. È la nostra storia: l’Italia è sempre stata governata da duecento persone che facevano il gioco dei quattro cantoni. Non che debba essere ancora oggi così, ma è stato così per cinquant'anni, con un sistema assai più stabile di quanto si sostiene oggi.

Non rischiamo di tornare indietro?
Ma guardi. In Europa e in Occidente abbiamo una politica debole da oltre trent'anni. Il capitalismo sta andando per i fatti suoi, in modo incontrollabile per i capitalisti stessi. È un sistema pericoloso per tutti. Riuscire a creare un sistema di regole per stabilizzare il sistema, a livello italiano ed europeo, sarebbe rivoluzionario. Liberare i giovani dall’insicurezza totale che li attanaglia sarebbe rivoluzionario. Per farlo occorre essere pragmatici. E formare un governo europeista in continuità con Monti sul piano delle politiche di bilancio, ma diverso per la distribuzione dei sacrifici.

In questo schema manca l'Europa.  
Vero, la chiave di tutto è l’Europa politica. Tutto dipende da quello che sceglierà la Germania. Se vorrà essere lo Stato guida di un'Europa unita o lo Stato padrone di un’Europa sfasciata. Diventare lo stato più grosso che detta le regole agli altri o il Paese leader di un’Europa unita.

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