I profili psicologici dei candidati premier

Uno studio su quello che comunicano (anche con il corpo) i leader politici in lizza. Speciale elezioni  

Enzo Kermol e Jasna Legisa

I profili psicologici dei 6 candidati premier, sviluppati dai ricercatori del CRF Enzo Kermol e Jasna Legisa, elaborati in base al monitoraggio di interviste televisive con il metodo Facs (Facial Action Coding Sistem)

Pier Luigi Bersani: movimenti ritmici, sintomo di ansia, disagio, difesa
Nell’analisi del linguaggio del corpo di Pier Luigi Bersani, si coglie in generale un stato d’ansia che probabilmente il leader politico del PD ha vissuto in questa campagna elettorale che per lui è partita già dalla Primarie provocando una situazione di stress più profondo. Egli porta spesso la mano alla bocca, muove le spalle sollevandole in alto prima di rispondere quasi a scaricare il peso della risposta.

Sono molto frequenti le manipolazioni con la bocca (labbra) e le manipolazioni di oggetti, toccando frequentemente la cravatta o scaricando tensione sugli occhiali da vista quando li tiene in mano. Sul palco e sul podio la sua apprensione non di rado cerca riposo mettendo una mano in tasca. Nei salotti televisivi si muove frequentemente sulla sedia, tentando di riposizionarsi. Manipola anche lo sguardo, spesso verso il basso e abbassando il mento segnalando una situazione di disagio o di istintiva difesa mentre la testa viene rivolta verso destra o sinistra in senso opposto alla telecamera può segnalare una presa di distanza da un approccio diretto con l’interlocutore che tuttavia può essere letto come non assumersi un impegno verso qualcosa che non dipenderà esclusivamente dalle sue azioni. Bersani usa poco la gestualità mentre è ricco di movimenti ritmici illustratori con le braccia e mani per sottolineare alcune parti del discorso. I movimenti non sono molto intensi, sono lenti e di breve durata con l’intenzione di dare il tempo al pubblico di percepire a pieno quel determinato passaggio. Solo in alcuni casi diventano frequenti e veloci, cioè quando vuole enfatizzare certi punti o criticare l’operato di altri. In questo caso si accompagnano ad un tono di voce più alto.

Quando propone qualcosa usa sollevare i muscoli frontali verso l’alto per sottolineare i vari punti del discorso, quindi enfatizza con movimenti illustratori ed ideografici che indicano la direzione del pensiero. Questi diventano più accentuati là dove dimostra un maggiore convincimento (mercato del lavoro) mentre risultano più blandi quando non è probabilmente certo di avere la soluzione in tasca (diminuzione della pressione fiscale) Utilizza spesso anche il dubbio, sollevando un sopracciglio e inarcando la bocca con le estremità verso il basso.

Quando critica gli altri, usa l’ironia mentre sul volto si forma l’espressione divertita e di sottile piacere mentre rielabora criticità nelle tesi dei competitor specie se riferite alle posizioni di destra. Il suo linguaggio ha delle sfumature diverse se si trova davanti alle telecamere di uno studio televisivo o davanti ad una platea dove fa uso di frasi ad effetto come “smacchiare il giaguaro” o “pettinare le bambole” creando un meccanismo di affiliazione con il pubblico.  

Silvio Berlusconi: disponibilità e sorriso, ma il dito in alto è ostile
Silvio Berlusconi utilizza molto bene il sorriso, sia quello sociale che quello vero, sentito con l’uso anche della parte alta del volto, gli orbicolari dell’occhio. Vi è la tendenza a controllare i movimenti del volto seguendo il parlato. Vi è sempre congruenza tra le sue parole e i suoi movimenti del viso (segno che non mente riuscendo a gestire e controllare entrambe le cose o in alternativa egli è convinto di dire il vero e quindi non sono presenti segni manipolatori dell’inganno).  La postura è rigida ed eretta, il capo tende ad essere innalzato, lo sguardo si muove lungo l’asse alto – basso mentre parla. La voce è ben modulata, con inflessioni emotive efficaci. Tiene in mano un foglio che utilizza con movimenti rotatori assieme a gesti illustratori  per enfatizzare e scandire i punti del suo programma e allo stesso tempo per impedire che domande sgradite possano rivelare gesti manipolatori.
Berlusconi rivela una dominanza della comunicazione non verbale e soprattutto di quelli che vengono definiti gli affect display, i dimostratori delle emozioni, anche in situazioni di stress durante “salotti televisivi” ritenuti più ostili. Nelle diverse occasioni di presenze Tv nelle trasmissioni di Floris e Santoro con Travaglio, il leader del Pdl incalzato dalle domande sui processi istintivamente parte con il gesto di ostilità con il dito della mano verso l’alto ma corregge tempestivamente il suo atteggiamento con un ampio sorriso accompagnato anche dagli occhi.
Negli ultimi passaggi televisivi della campagna elettorale Berlusconi ha utilizzato molto i gesti illustratori e simbolici, con ampi movimenti di apertura, palme aperte verso il pubblico (disponibilità), sottolinea il verbale con forza e enfasi. I gesti rivelatori di rabbia, ancora con il dito sollevato e l’espressione della bocca, riemergono solo quando entra in polemica sulla restituzione dell’Imu o quando parla dell’ingerenza dei magistrati nella politica.

Oscar Giannino: un po' chiuso, contraddittorio e aggressivo
Nelle ultime fasi della campagna politica di Oscar Giannino ha preso il sopravvento la sua significativa ritirata come leader del movimento Fare per Fermare il declino. Osservando le interviste che chiedevano delle sue dimissioni si percepisce un atteggiamento di notevole chiusura  prima arretrando con il corpo e poi chiudendo le braccia. Le manipolazioni della bocca e della fronte lasciano presupporre che non sia stata propriamente una sua scelta contrariamente alle affermazioni. Durante le dichiarazioni fa una conversione in avanti sempre distogliendo lo sguardo e si concentra su movimenti illustratori delle mani piuttosto ampi come a voler conferire alle parole una credibilità che intimamente avverte come difficile. Alla frase “la perdita di credibilità sarebbe stata tale…” avanza con la mano destra (aggressività) e sul volto compare un’espressione di paura. Lo sguardo stavolta è rivolto al basso mentre i pollici delle mani vanno verso l’alto (contraddizione). Quando parla “di esempio di pulizia” la forma delle labbra esprime dubbio e poi manipolazione con la lingua per ridurre la tensione prodotta dalle parole. Alla parola “noi…” stringe il pugno e lo porta verso se (manifesta aggressività).
Quando deve giustificarsi stringe brevemente i muscoli corrugatori avvicinando le sopracciglia per concentrarsi ma al contempo esprime anche una forte rabbia. Ma è alla frase “constatavo che non mi mancavano gli argomenti” c’è una nuova grande auto manipolazione con l’introflessione delle labbra e i denti che le mordono sintomo di una tensione emotiva alle stelle. Comprendendo la forte  tensione provocata dallo scivolone sui titoli accademici, tuttavia, Giannino sembra recuperare sulle questioni più strettamente legate alla politica dove c’è un’attenuazione delle tensioni anche se quando l’intervistatrice parla “del partito della trasparenza” si gratta con forza la guancia destra dimostrando una aggressività pronunciata verso la conduttrice con manipolazioni della bocca continue.

Beppe Grillo: manifesta rabbia, disprezzo, dominanza
Beppe Grillo nella maggior parte dei suoi interventi analizzati ha rivelato espressioni di rabbia e disprezzo. Sul volto compaiono spesso i movimenti dell’abbassamento e dell’avvicinamento delle sopracciglia assieme all’innalzamento del labbro inferiore, tipico di una rabbia fisica che è stata ulteriormente sottolineata agitando ripetutamente il pugno, con il dito innalzato e l’avambraccio che si muove dall’alto verso il basso. Il tono della voce è alto. Tali atteggiamenti risultano congruenti con le parole con cui sottolinea l’avversità verso l’attuale sistema politico.
Grillo ha stimolato  l’attenzione dell’ascoltatore con il continuo muoversi  lungo tutto il palcoscenico. Non sta mai fermo, né   seduto. Reagisce immediatamente ad ogni stimolo, situazione, parola, gesto proveniente dal pubblico. Questa particolarità lo differenzia dagli altri protagonisti della campagna elettorale, che sono apparsi più statici e meno concentrati sulle persone fisicamente presenti e meno interessati a interpellarle direttamente. E questo spiegherebbe perché ha preferito le piazze ai talk show televisivi.
Grillo è dotato di una spiccata gestualità tipica dei personaggi dello spettacolo. Le sue parole sono commentate continuamente da gesti, illustratori e simbolici, che amplificano l’efficacia della parola e restano più a lungo nella memoria. I suoi movimenti del corpo sono chiari, accentuati e amplificati.
Evidenzia la situazione di dubbio, tensione e rabbia, enfatizzando con un’adeguata espressione facciale, stringendo le mani a pugno e innalzando la testa.
In molte occasioni si è rivolto al pubblico alzando e aprendo le braccia: questo gesto esprime sicurezza, apertura verso gli altri ma anche dominanza. Spesso adotta una  posizione con la testa protesa in avanti, assume la postura di curvarsi verso le persone, e tende a spostarsi in avanti quando parla. Mentre passa tra il pubblico tende a toccare la spalla o le braccia delle persone. Il gesto di toccare è indice di apprezzamento e di rassicurazione e rafforza la presenza sul piano materiale: sono qui per te e son felice che tu ci sia. Nel suo passare tra la gente seleziona rapidamente la persona più sensibile al contatto fisico e gli dimostra la sua simpatia  toccandolo con entrambe le mani e gli parla con un tono molto più basso rispetto a quello del palco mentre intorno si crea un legame empatico tra chi guarda.

Antonio Ingroia: postura rigida e costruita, ma emerge il dubbio
Antonio Ingroia usa molto spesso sollevare la parte interna del muscolo frontale mentre parla, per sottolineare le parole. La postura è sempre molto rigida, mantiene  appoggiate le braccia ai braccioli della sedia e le mani rilassate o appoggiate al tavolo anche per tempi molto lunghi, risultando quasi innaturale. Questa postura è senza dubbio voluta e costruita per non per permettere la lettura della gamma di emozioni lasciando pensare che si sia allenato per gestire la sua comunicazione in pubblico. Tuttavia se la gestualità offre pochi spunti di lettura delle emozioni, la manipolazione, ossia quei gesti meno controllabili che tentano di ridurre la tensione per le emozioni provate, per  Ingroia si rivelano con l'uso frequente di toccarsi le labbra con la lingua. Il tono della voce è solitamente abbastanza alto nel desiderio di convincere ostentando sicurezza con l’eloquio lento e le parole scandite.
Quando propone, usa gesti illustratori a bacchetta, quelli che servono a sottolineare le parole e sono gli unici momenti in cui solleva le braccia dai braccioli della poltrona. Quando  critica gli avversari, invece, appaiono gesti manipolatori (quelli della tensione) con i muscoli irrigiditi agli angoli della bocca assumendo il sorriso sociale, di circostanza che  a volte resta smorzato in modo prolungato quasi irrisorio quando oggetto  della conversazione sono stati i competitor Berlusconi e Grillo. Se da un lato, dunque, Ingroia nel gioco dell’affiliazione del pubblico punta sulla carta della persuasione dei gesti posturali, imponendosi segnali di rilassatezza (apertura delle braccia e asimmetria di braccia e gambe) dall’altro non riesce a controllare i gesti manipolatori.
A riposo la forma delle labbra indica dubbio. Quando parla Berlusconi, compie varie auto manipolazioni, si pizzica il lobo dell’orecchio destro (aggressività), passa l’indice sotto il naso (prurito da vasodilatazione), guarda verso l’alto (superiorità), si morde le labbra e vi passa la lingua (attivazione emotiva). Quando parla di Bersani verbalmente afferma di non togliere voti al centrosinistra, ma la bocca indica dubbio, il movimento del capo è ondivago fra negare e affermare. Solleva talvolta la spalla sinistra come segno di contraddizione con il verbale.

Mario Monti: mostra concentrazione, lentezza, e un po' di disprezzo
Mario Monti utilizza molto il movimento dell’abbassamento e l’avvicinamento delle sopracciglia, ovvero la contrazione del muscolo corrugatore, depressore e procero. Tale movimento, vista la sua lunga durata è da considerare come concentrazione. Soprattutto perché non appaiono altre azioni sul volto, che porterebbero a ritenere presente la rabbia. Se da una parte tale movimento della fronte esprime serietà, dall’altra, soprattutto con tempi prolungati, potrebbe avere un effetto di “non affiliazione”, di respingimento. Questo poiché il movimento è frequente nelle espressioni negative.
Alla domanda “Lei sarebbe disponibile ad assumersi il ruolo attuale?” risponde “Rifletterò su tutte le possibilità nessuna esclusa in cui io ritenga di poter dare il mio contributo al miglior interesse dell’Italia”. Dal punto dell’analisi facciale, si osserva un innalzamento delle sopracciglia (contrazione del muscolo frontale sia nella parte laterale che centrale) subito dopo le parole “io ritenga di” e prima della parola “poter dare”. Tale movimento esprime dubbio, perplessità. Non si tratta quindi di un segno di rassicurazione e quindi è trasmessa un’insicurezza in questo contesto. Tale dubbio viene poi anche espresso verbalmente con le parole ma anticipato verso se stesso dal movimento del volto. Valutando la cronemica, il tempo delle risposte, di Monti si ha un ritardo che genera il forte sospetto che stia prendendo tempo per elaborare una risposta di cui però non ha tutti gli elementi.
Monti non accentua l’espressività del volto. Lo sguardo e il sorriso sono contenuti, raramente si vedono sorrisi di gioia, molto spesso di circostanza. E questo atteggiamento non crea sufficiente affiliazione. Nei sorrisi di circostanza viene inoltre utilizzato spesso il sorriso di disprezzo. La testa è diritta e le spalle lievemente incurvate. Non muove il capo, gira con tutto il corpo nella direzione dello sguardo, fa un blocco unico con il tronco. Da ciò deriva che il messaggio principale è la rigidità, la poca flessibilità, la dominanza e la stabilità.
Con il pubblico ha un atteggiamento formale. Anche la sua gestualità è poco marcata  e  compassata. La sua comunicazione è più statica e rigida rispetto ad altri protagonisti della campagna elettorale.
La muscolatura della schiena e delle spalle è rigida, lievemente ingessata. Si muove e gesticola relativamente poco e cambia raramente la postura del corpo durante un intervento. Non si avvale delle potenzialità del linguaggio del corpo per richiamare l’attenzione. I suoi movimenti sono monotoni e relativamente lenti. Non reagisce con la comunicazione del corpo agli stimoli esterni e non cerca di accentuare con essa il significato delle parole. Assenti sono i gesti esplicativi e inusuali, che servono a sorprendere l’interlocutore. Tutto è lasciato alla comunicazione verbale.
In generale gesticola solo con una mano destra.  A volte sfiora gli occhiali, segno di manipolazione, spesso nei momenti di tensione.
Relativamente alla foto la mano destra viene protesa a dita aperte e rattrappite, in gesto di aggressività simbolica.



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