Giuseppe Conte (Ansa)
Politica

I mille dubbi dei Decreti di Conte

Bonus Spesa, Cassa Integrazione, Bonus autonomi; le misure annunciate da Conte hanno mille difficoltà burocratiche e soprattutto tempi lunghi e non certi

Sono molti, diciamo pure troppi, i punti ancora oscuri che si addensano attorno ai Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPCM) in materia di aiuto per l'emergenza Coronavirus. Prendiamo per esempio i famosi 25 miliardi previsti nel primo decreto. Al momento ne sono stati stanziati solo 12. Per gli altri 13 si dovrà aspettare invece metà aprile, ma anche qui nessuna conferma sulla data ufficiale.

DPCM 28 marzo EMERGENZA CORONAVIRUS.pdf

AUTONOMI

Il primo scoglio è legato ad autonomi e Partite Iva (e non solo). Un mondo di milioni di persone che in queste settimana ha visto nella maggioranza dei casi azzerarsi ogni tipo di entrata economica. La confusione in merito al famoso bonus da 600 euro previsto è stata grande. Al punto che abbiamo sentito anche di esperimenti a dir poco assurdi come il "Clic Day", una sorta di corsa telematica che avrebbe dovuto premiare i più rapidi e fortunati.Il Governo e l'Inps sono dovuti correre ai ripari con una normativa piuttosto complessa (bisogna richiedere un pin, entrare nel sito INPS etc etc etc); tutto questo a partire dal 1 aprile. Il problema è che i soldi arriveranno (si spera) da metà aprile. E per il dopo? La quarantena nel Paese continuerà questo è sicuro. Ed il bonus?

BUONI SPESA

Alto argomento di attualità molto discusso sono i BUONI SPESA pensati per combattere l'emergenza di molti italiani sulla spesa di tutti i giorni. Il Governo ha prima dichiarato di aver messo a disposizione 4,3 miliardi per i Comuni. Una mezza, piccola, bugia. Non si tratta infatti di stanziamenti nuovi ma di un anticipo di quelli già previsti e che i comuni avevano messo già a bilancio.A questi sono stati aggiunti altri 400 milioni appunto per questi famosi "Buoni Spesa". Anche qui va per prima cosa fatta una precisazione: i milioni sono 300, "aumentabili" in un secondo momento di altri 100. Secondo: questi soldi, calcolando tutti e 400 i milioni nel loro complesso, devono arrivare negli oltre 8mila comuni italiani. Già facendo una semplice divisione si capisce che ogni comune ma anche città avrà a disposizione una media di 50 mila euro. Cifra che di certo serve (perché è meglio di niente) ma la cui efficacia ha breve, brevissima, durata.Terzo: non esiste al momento ancora una norma che possa spiegare come verranno distribuiti alla gente questi soldi che arriveranno il 31 marzo nelle casse dei Comuni.Al momento è stato stabilito che l'80% di questi fondi verranno ripartiti in base al numero di abitanti. Il restante 20% invece verrà elargito in base alla differenza del reddito medio degli abitanti di quel determinato paese rispetto alla media nazionale. In parole povere: minore è i reddito pro capite, maggiore la cifra che arriverà.

DPCM 28 marzo decreto_firmato da Presidente Conte.pdf.pdf.pdf

Il Decreto si ferma qui. La palla da questo punto in poi è stata passata in maniera pilatesca ai Comuni che dovranno stabilire chi ne ha avrà diritto, come distribuire questi buoni, quando e di quanto. Una mancanza di regole che sta creando il caos e che soprattutto rischia di favorire i soliti furbetti (che non mancano mai). L'Anci in queste ore lavora alla ricerca di una norma unica da applicare su tutto il territorio nazionale ma al momento non c'è alcuna soluzione concreta.

CASSA INTEGRAZIONE

Anche la CIg ha le sue belle domande e perplessità. Secondo molti giuslavorista ed esperti la normativa è troppo complessa e comporterà lungaggini molto complicate al punto che i soldi rischiano di arrivare nelle tasche dei dipendenti solo a fine maggio, cioè tra due mesi. Le domande infatti sono decuplicate ma non è stata pensata alcuno snellimento delle procedure per questa particolare fase di emergenza.

«Vedo molta confusione e poco pragmatismo - dice il Dott. Guido Beltrame, Consigliere dell'Ordine dei Commercialisti della Lombardia - Questi sono decreti che verranno sicuramente modificati quindi ad oggi stiamo parlando di cose che non conosciamo fino in fondo e che non saranno uguali alla fine. Il periodo è sicuramente difficile ma si poteva fare le cose in maniera più ragionata. Ad esempio: bisognava dire fin da subito che la Cassa Integrazione sarà impossibile averla a fine aprile. Troppe domande e soprattutto nessuna semplificazione burocratica. Sento che oggi l'Inps anche per il bonus da 600 euro sta pensando ad un sistema di rilascio semplificato del Pin. Ci pensano oggi quando le domande vanno presentate da domani. Altri paesi hanno snellito le procedure, vista la straordinarietà dell'emergenza. E non servono soldi per fare questo. Serve solo organizzazione ed una diversa idea di paese»

Confusione. Dalle autocertificazioni e le sue mille modifiche, dai decreti in piena notte preceduti da bozze che giravano sulla stampa in maniera incontrollata. Dai dubbi degli autonomi e sui Buoni Spesa. L'emergenza ha gettato il Governo nel panico, mostrandone tutte le sue debolezze. Al paese serve una guida sicura, risposte certe, soluzioni rapide. Se prima andava bene, se prima si accettavano i silenzio certe cose, oggi no. Di tutto abbiamo bisogno tranne che di annunci. Oggi siamo in guerra.

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