I «dimenticati» da Conte
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I «dimenticati» da Conte
Politica

I «dimenticati» da Conte

Ci sono categorie che non hanno ricevuto aiuti o che aspettano proroghe per i loro bisogni. Ma dal governo nessun risposta. Ed è spazio ai drammi umani

«Non lasceremo indietro nessuno» ha ripetuto più volte il premier Conte davanti ad un paese messo in ginocchio dal Covid. Frase utilizzata ad ogni conferenza stampa, mese dopo mese, decreto dopo decreto. Un impegno lodevole, da un certo punto di vista necessario ed obbligatorio (ci mancherebbe altro che un esecutivo facesse distinzioni) ma purtroppo non mantenuto.

Lo dimostrano i due messaggi ricevuti ieri; storie, categorie diverse, identica richiesta di aiuto ed un grido "ci hanno dimenticato, fate qualcosa, fatelo sapere" che è tutto un programma. Il primo (in ordine di tempo) arriva dai cosiddetti lavoratori "fragili". Cioè chi per motivi di salute (ad esempio chi soffre di patologie oncologiche) non può recarsi in ufficio:

"Buongiorno, volevo chiedervi se per favore potevate interessarvi del "problema dei Lavoratori fragili" (malati oncologici, immunodepressi, trapiantati di organo, in terapia salva vita, ecc). Come previsto dall'art. 26, c.2 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, nel testo convertito dalla Legge 24 aprile 2020 n. 27, come integrato dal D.L. 19 maggio 2020, n. 34 estende la possibilità al lavoratore (fragile) di protrarre l'assenza dal lavoro fino al 31 luglio 2020. Nonostante la proroga dello Stato di Emergenza il decreto sopra citato è scaduto il 31 luglio 2020… Sarà un nostro diritto e dovere preservare la nostra salute e quella dei nostri cari? In attesa di un vostro riscontro vi ringrazio e vi porgo i migliori saluti"

Questa è parte della missiva, che alla fine vuole l'anonimato (la vergogna che assale le brave persone disperate in cerca di aiuto è palpabile e drammatica) e chiede soprattutto perché il governo non abbia prorogato la possibilità di assenza dal lavoro anche oltre il 31 luglio. Nel tanto decantato Decreto Agosto di questo non c'è traccia.

Passano due ore ed ecco una serie di messaggi whatsapp, compreso un lungo audio. La voce è di una delle rappresentanti di Federmep, neonata federazione che racchiude le imprese ed i liberi professionisti del comparto matrimoni ed eventi. Se pensate che si tratti di una minoranza da nulla sappiate che conta oltre 50 mila tra società e liberi professionisti che danno lavoro in totale ad oltre 250mila persone, con un fatturato di 15 mld l'anno. Il triplo dei locali da ballo di cui tanto si parla in questi giorni, ma che sono per altre ragioni sulle prime pagine dei giornali.

Nell'audio e nella telefonata con l'interlocutore ti racconta che "quest'anno non ho fatto un evento o un matrimonio che sia uno, che molti furbacchioni non mi hanno pagato nemmeno quelli del 2019, ma che le tasse su quei guadagni presunti le devo versare lo stesso, tra due giorni, il 20 agosto. La data della nostra disfatta. E lo Stato fino ad oggi ci ha liquidato con due bonus da 600 euro, in sei mesi".

Federmep ha provato a farsi sentire nei palazzi della politica. Un paio di parlamentari hanno presentato interrogazioni in aula. Nulla, nessuna risposta. Dimenticati, se non ignorati.

Verrebbe da chiedersi cos'abbiano di diverso queste due categorie di italiani, perché loro no ed altri (Alitalia?) si, tanti soldi e molto in fretta. Ma non lo facciamo perché il premier Conte, l'avvocato del popolo, ha garantito che nessuno sarebbe rimasto indietro. E noi crediamo alle sue parole.

L'unica scusa plausibile quindi è il "non sapevo, è stata una svista alla quale ripareremo subito". Una scusa che regge fino a domani. Non oltre.

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