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Politica

La guerra del tabacco dalla manovra ai social. I renziani i più attivi

Ci sono temi che più di altri solleticano l'opinione pubblica, scatenano clamore e indignazione. Uno di questi, è inevitabile, è la consulenza milionaria affidata da Philip Morris alla Casaleggio associati. La difesa delle parti è nota: l'azienda oggi guidata da Casaleggio figlio sostiene di essersi smarcata da anni dalla politica, dall'ormai lontano 2016; il colosso del tabacco nega ogni tentativo di arrivare ai grillini per ottenere un trattamento di favore e di essersi servita dalla società per contenuti multimediali e leciti dintorni.

Ognuno è libero di credere a chi vuole, nel merito della vicenda entrerà la Procura di Milano, che per ora ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato né indagati. Comunque, il processo ai danni della multinazionale si è già compiuto altrove. Si è consumato sui social network fra tonnellate di post, commenti scandalizzati, faccine deluse e arrabbiate, piovute come un diluvio inarrestabile da quanto è venuta fuori la vicenda.

Entrando nel merito, andando a indagare proprio su Facebook, si fa una scoperta interessante. Inaspettata. Prendendo come riferimento la finestra tra il 27 novembre e il 2 dicembre scorsi, ovvero i giorni più caldi, quelli immediatamente successivi allo scoppio dello scandalo, il partito che più di tutti ha generato contenuti riferibili alla notizia è stata Italia Viva, con 256 post. Non pochi, anzi uno sproposito se paragonati a quanto prodotto dalla Lega, che si è fermata a 81, o a Fratelli d'Italia, che è arrivata a quota 39, nemmeno la metà.

Con gli schieramenti guidati da Matteo Salvini e Giorgia Meloni il confronto si fa significativo per due ordini di ragioni. La prima, sono le principali forze all'opposizione, quindi avrebbero trovato terreno fertile nei loro fan virtuali ad accusare a ripetizione i grillini. Inoltre, sono notoriamente molto attivi e diffusi sul social di Mark Zuckerberg, specie nel caso della Lega, che tra le sue pagine ufficiali e gruppi collegati arriva a quota 16 piazze virtuali con una media di 24 mila iscritti l'una. Eppure, non si è avvicinata nemmeno alla frenesia da tastiera della formazione di Renzi, che nel suo scagliarsi contro Philip Morris, ha ottenuto quasi 13 mila like: i gruppi della Lega si sono fermati a un decimo, più o meno quanto Fdi.

Non è che i social media manager di Salvini e Meloni si siano improvvisamente impigriti, abbiano sprecato un'occasione d'oro, il classico gol a porta vuota: quasi 120 contenuti complessivi sullo stesso tema in una settimana suona come un bombardamento polemico notevolissimo. Il sospetto viene, le cifre lo avallano: ad avere esagerato, tracimato, sono i loro colleghi di Italia Viva. Sono andati oltre il raddoppio rispetto alla prima linea dell'opposizione, insistendo, calcando la mano, ribadendo il punto fino allo sfinimento e di più. Se si prende la media giornaliera dei post pubblicati, si varcano i confini dell'ossessione: quasi 45 contenuti al giorno da parte di Italia Viva, una dozzina dalla Lega. Uno scarto di quattro volte.

Non può essere un caso, il tempismo alimenta i dubbi: in questi giorni è in dirittura d'arrivo la manovra, che contiene oltre 20 emendamenti sul tabacco. In atto c'è una guerra di posizione più che di logoramento: in base a ciò che si deciderà, alla soluzione che prevarrà, qualche multinazionale finirà tassata, qualcun'altra meno. Italia Viva, in particolare, ha una posizione ben precisa: intende cancellare qualsiasi sconto fiscale per i prodotti di nuova generazione. Come il tabacco riscaldato, di cui Philip Morris è tra i principali produttori.

Tenendo alta l'attenzione sul tema, il partito di Renzi fa dunque centro due volte. Distoglie lo sguardo dei suoi follower dalla vicenda Open, che imbarazza il suo leader. Intanto agita il Movimento 5 Stelle. Già, in definitiva proprio i grillini sembrano i destinatari di questo iperattivismo digitale, un tentativo di spaccarli più di quanto già non lo siano in vista del Mes.

Che c'entra il tabacco? Funziona come miccia, è un punto chiave: i grillini dopo lo scandalo si sono divisi e in parte induriti per dimostrare qualsiasi estraneità all'influenza di Casaleggio. Ne hanno fatto, come si dice, una questione di principio. Potrebbero essere molto più risoluti e severi di quanto non sarebbero mai stati. La campagna di Facebook non è fumo negli occhi, scoppia del fuoco di una manovra politica.

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