Gualtieri in ginocchio davanti all'Europa
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Gualtieri in ginocchio davanti all'Europa
Politica

Gualtieri in ginocchio davanti all'Europa

Il si all'Italia sul compromesso sul regolamento del Recovery Fund è l'ennesimo atto di sudditanza dell'esecutivo che in materia economica ha mille grane da gestire

«Il ministro dell'economia Roberto Gualtieri ha indicato il sostegno dell'Italia al compromesso proposto dalla presidenza Ecofin per il regolamento del nuovo strumento per la ripresa e a resilienza. 'E' equilibrato, sono chiariti punti importanti sul meccanismo di 'governance', vorremmo migliorare alcuni aspetti tra cui la lunghezza delle procedure ma dovremmo tutti mettere da parte le richieste per sostenere la proposta per dare una risposta rapida alle attese tenendo conto soprattutto del contesto di una ripresa in corsa che pero' e' incompleta e differenziata». Agenzia Ansa, ore 11.20.

Per valutare le dichiarazioni di Gualtieri da Bruxelles (e non solo le sue) sono sempre obbligatorie due premesse.

La prima: Gualtieri fa parte di un esecutivo che come nessun altro nella storia politica d'Italia soffre di "annuncite". Parole, spesso roboanti, che purtroppo spesso restano tali. Soprattutto quando si parla di soldi.

La seconda: quando c'è di mezzo l'Europa diffidare sempre dalla "disponibilità". All'inizio infatti sembra sempre tutto gratis, poi con il passare del tempo ecco che spuntano le "condizioni", i "suggerimenti", i "controlli". Soprattutto quando si parla di soldi.

Fatte queste debite premesse quanto emerge oggi a Bruxelles è l'ennesima dimostrazione di come questo governo quando si trova davanti i vertici della Ue si metta sempre e solo in ginocchio. E così nel giorno in cui viene presentato il NADEF (che non contiene nulla di chiaro e definitivo, solo tante belle indicazioni di massima) ecco che l'Italia dà il suo ok al compromesso proposto dall'Ecofin per il regolamento sul Recovery Fund. Insomma, deciderà Bruxelles e noi zitti.

Il Nadef

NADEF_2020.pdf

In realtà in campo economico ci sono due notizie certe (che stanno passando sotto silenzio tra le righe di un comunicato e le pagine del Nadef): la prima che i soldi del Recovery Fund arriveranno solo a fine 2021. La seconda che il taglio delle tasse ovviamente "annunciato" in pompa magna non potrà arrivare prima del 2022.

C'è poco da stare allegri

Cosa prevede il Nadef 2020

La pandemia da Covid 19 continua a tenere salde in mano le redini dell'economia italiana. E' quanto si evince dalla lettura della Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef) che il Governo ha firmato e inviato alle Camere per la sua approvazione.

La scomparsa dello "scenario avverso"

Proprio la recrudescenza del virus e l'attesa del vaccino per la prima metà del prossimo anno sono le variabili che più preoccupano il Governo sebbene nella versione definitiva del Nadef sia sparito quello che nella bozza della nota veniva definito "scenario avverso", ovvero l'ipotesi più che probabile in cui la curva possa tornare ai livelli pre-lockdown determinando notevoli passi indietro in termini di misure di contenimento e blocco produttivo. Nella bozza si leggeva: "Pur non traducendosi in un secondo blocco integrale delle attività non essenziali, un marcato aumento di contagi e ricoveri ospedalieri, renderebbe necessarie la restrizione di alcune forme di mobilità e la limitazione di una serie di attività. Inoltre, lo scenario contemplerebbe un successivo ritorno alla normalità più lento che nello scenario tendenziale nel corso del 2021, anche a motivo di possibili ritardi nella disponibilità di un vaccino su scala globale". Tutto ciò nel documento definitivo firmato dalla Presidenza del Consiglio è scomparso per dar spazio a un cauto ottimismo con una tendenziale ripresa nel prossimo triennio nonostante la spada di Damocle della seconda ondata che si tradurrebbe in un ulteriore tracollo del Pil di 1,5 punti percentuali per il 2020 e di 3 punti nel 2021.

Le previsioni

Allo stato attuale la nota economica fornisce un quadro di previsione delle finanze pubbliche così scandito: per quanto riguarda la programmazione delle finanze pubbliche, per il 2021, la Nadef fissa un obiettivo di indebitamento netto (deficit) pari al 7 per cento del prodotto interno lordo (pil). La prossima manovra economica avrà un valore pari a 40 miliardi di euro (e non 20-25 come previsto, in origine dal DEF) dei quali oltre la età sarà in deficit (1,3% del Pil) mentre il rilancio avverrà grazie al "pieno utilizzo" del Next Generation UE (Recovery Fund) il cui impiego, però, avverrà dalla seconda metà del prossimo anno.

Gli obiettivi

I principali obiettivi della politica di bilancio per il 2021-2023, si legge nella nota, possono così essere riassunti: "Nel breve termine:

- sostenere i lavoratori e i settori produttivi più colpiti dalla pandemia fintantoché perdurerà la crisi da Covid-19.

- In coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica, valorizzare appieno le risorse messe a disposizione dal NGEU (Recovery Fund) per realizzare un ampio programma di investimenti e riforme di portata e profondità inedite e portare l'economia italiana su un sentiero di crescita sostenuta e equilibrata.

- Attuare un'ampia riforma fiscale che migliori l'equità, l'efficienza e la trasparenza del sistema tributario riducendo anche il carico fiscale sui redditi medi e bassi, coordinandola con l'introduzione di un assegno universale per i figli.

- Assicurare un miglioramento qualitativo della finanza pubblica, spostando risorse verso gli utilizzi più opportuni a garantire un miglioramento del benessere dei cittadini, dell'equità e della produttività dell'economia.

- Ipotizzando che la crisi sia gradualmente superata nei prossimi due anni, ricondurre l'indebitamento netto della PA verso livelli compatibili con una continua e significativa riduzione del rapporto debito/PIL".

Rapporto deficit/Pil

Rispetto alla legislazione vigente, che prevede un rapporto deficit/Pil pari al 5,7 per cento, si presenta quindi lo spazio di bilancio per una manovra espansiva pari a 1,3 punti percentuali di pil (oltre 22 miliardi di euro). Rispetto al 2020, nel quadro programmatico di finanza pubblica, il rapporto debito/PIL nel 2021 è previsto in calo di 2,4 punti percentuali, portandosi dal 158%, al 155,6%.

Niente taglio delle tasse

Per il taglio delle tasse, però, nonostante le promesse del Governo, bisognerà ancora aspettare, almeno il 2022. Il ministro Gualtieri, infatti, parla di un "patto fiscale" con gli italiani che premi la fedeltà fiscale e contributiva delle imprese e dei lavoratori con un calo tasse. Nello specifico, si legge, "verrà introdotto un nuovo fondo da alimentare con i proventi delle maggiori entrate legate all'aumento della compliance fiscale che verranno successivamente restituiti, in tutto o in parte, ai contribuenti sotto forma di riduzione del prelievo".La riforma del fisco, che verrà costruita nel corso del prossimo triennio, "sarà disegnata in maniera coerente con la legge delega in materia di assegno unico (che avrebbe una dota di 6 miliardi in manovra), anche per favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro e aumentare la crescita demografica".

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