Grillo: se l'Europa non è il suo blog

Dopo il "no" di Alde il M5S torna tra le braccia di Farage. Partono le accuse di baratto dei valori grillini per visibilità politica. Ma quali valori?

Grillo-Verhofstadt

Una combo con immagini del leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo (d) e del capogruppo dell'Alde, Alleanza dei democratici e dei liberali per l'Europa, il belga Guy Verhofstadt. Roma, 9 gennaio 2017. – Credits: ANSA

Claudia Daconto

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Della serie "vengo anch'io! No tu no", i liberali europei hanno respinto la richiesta del M5S di aderire al loro gruppo, bloccando così sul nascere l'ultima svolta grillina, in salsa europeista, falsa quanto quella "garantista" certificata giorni fa con l'introduzione del codice etico per gli amministratori alle prese con inciampi giudiziari.


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Purtroppo per Beppe Grillo non tutto funziona come sul suo blog dove gli adepti del Movimento 5 Stelle approvano on line qualunque cosa gli venga propinata dal capo: dall'ingresso dei 17 eurodeputati grillini (un numero non sufficiente a costituire un gruppo autonomo) nell'Alleanza dei liberali e democratici europei (Alde), al codice pseudogarantista per consentirgli di tenersi le mani libere qualunque cosa accada a Virginia Raggi. 

- LEGGI QUI COSA DICE IL CODICE

E così dopo esserne stato oggettivamente tentato, il capogruppo dell'Alde Guy Verhofstadt, che nel 2015 per Grillo era ancora un “impresentabile”, ha annunciato che “non c'è abbastanza terreno comune per procedere con la richiesta del Movimento 5 Stelle di unirsi al gruppo Alde". Per Grillo e Casaleggio jr, che erano già lì a fregarsi le mani, si è trattato di una doccia ghiacciata.


E dunque, cosa hanno fatto? Sono tornati indietro. "Continueremo a lavorare insieme nel gruppo Efdd" ha dichiarato oggi il presidente del gruppo Nigel Farage durante l'incontro con gli eurodeputati pentastellati. "Sono felice di dire che tutte le divergenze con il movimento di Beppe Grillo sono state risolte in maniera amichevole".

Umiliante colpo di scena.

Grillo e Casaleggio jr erano infatti riusciti a convincere i soliti 40mila convocati all'ultimo momento che si prestano sempre a cliccare diligentemente sul pulsante "sì, lo voglio", che quei servi dei poteri forti dell'Alde, sostenuti non a caso da "loschi figuri" del calibro di Mario Monti e Romano Prodi, erano improvvisamente diventati il gruppo più affidabile d'Europa con cui stringere un nuovo accordo dopo l'addio a Nigel Farage, leader di un partito come Ukip che dopo la Brexit, fu il ragionamento pubblicato sul blog, deve considerarsi superato dalla storia.

Ma dunque, tanto superato non deve essere? O forse lo era ma, piuttosto che restare soli in Europa, non lo è più?

Il punto è che a Grillo un "accordo" in Europa serve e basta. Serve a raggiungere determinati obbiettivi: scongiurare l'ininfluenza politica, nel migliore dei casi. La derisione, nel peggiore. Non ritrovarsi isolati nel gruppo misto, contare qualcosa nelle decisioni che l'Europarlamento dovrà prendere su argomenti che i grillini hanno particolarmente a cuore come il cosiddetto “pacchetto web in Europa” già approvato dalla Commissione, incassare i 680mila euro di fondi (sono 40mila euro a deputato che per 17 fanno esattamente 680mila euro) ma anche riuscire a distrarre l'opinione pubblica dai disastri della Raggi a Roma.

Certo Grillo non ci fa una bella figura. Prima del clamoroso dietro front, dopo il "no" di Alde se l'è presa con "l'establishment" che "è contro di noi. Questa posizione – è stata la sua prima reazione - ci avrebbe consentito di rendere molto più efficace la realizzazione del nostro programma. Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima”. Eppure grandi tremori a Bruxelles non li ha sentiti nessuno. Anzi.

Se il sistema ha tremato è stato per le risate che si son fatti tutti gli altri: dal Pd alla Lega, da Forza Italia a Fratelli d'Italia. Mentre dentro il Movimento in tanti masticano amaro. Si rimurgina su quanto sarebbe stato meglio continuare nella parte dei guastatori anti-sistema, anti-Euro, anti-tutto che mettersi in testa la balzana idea di voler addirittura governare.

Gli ultraortodossi, contrari all'intera operazione-Alde, hanno nel mirino Casaleggio jr (sospettato di aver architettato tutto per i propri interessi aziendali) Luigi Di Maio e pure l'eurodeputato veneto David Borrelli che per mesi ci ha lavorato su con la benedizione dei capi. L'accusa è di aver tentanto di barattare i valori del Movimento (d'accordo Grillo, Casaleggio e 40mila iscritti) solo per assicurarsi futuro e visibilità politica. Quali valori, però, non si capisce più.

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