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Politica

Grillo perde 5 stelle nella sua Genova

Nella città ligure, a pochi mesi dalle elezioni per il sindaco, consiglieri comunali e regionali lasciano il M5s. Tra accuse, ripicche e faide di potere.

Nessuno è profeta in patria, certo. Mai però Beppe Grillo, arroccato nel suo villone di Sant’Ilario, avrebbe pensato a un siffatto tradimento nella sua Genova. La Superba è il nuovo fortino dei dissenzienti. In grossolana sintesi: militanti d’antan contro pentastellati di nuovo conio. Guerre di potere, accuse, ripicche. E fragorosi addii. L’ultimo l’ha pronunciato il 28 febbraio scorso Francesco Battistini, consigliere regionale della Liguria: «Mi autospendo: non voglio essere complice dello stupro di un sogno».

Meditava la mossa da tempo. Le divergenze erano esplose a fine gennaio: deferito ai probiviri con un post firmato da Grillo in persona. «Ormai è una setta» racconta Battistini, mentre beve un analcoolico davanti a palazzo Ducale. «I sacerdoti decidono dall’alto: ogni critica, anche la più costruttiva, è bandita. Non c’è trasparenza. Non c’è democrazia. Imperano i cerchi magici. Siamo diventati peggio degli altri». Il professore Paolo Becchi, filosofo del diritto già filogrillino, dal suo ufficietto traboccante di libri getta benzina sul fuoco: «Genova è la città in cui si vede più smaccatamente la trasformazione da movimento a partito. Le animate assemblee con centinaia di persone sono state sostituite dalle riunioni di un piccolo gruppo, monolitico e allergico alla dialettica».  

Battistini, negli ultimi mesi, ha votato più volte in disaccordo con gli ex colleghi. Ha partecipato a un incontro sulla riforma costituzionale, senza preventiva autorizzazione. E, soprattutto, ha dato solidarietà a Paolo Putti, ex guida dei Cinque stelle in consiglio comunale a Genova, fuoriuscito a fine gennaio assieme ad altri tre consiglieri: Stefano De Pietro, Emanuela Burlando e Mauro Muscarà. Così, a Palazzo Doria-Tursi, rimane unico baluardo pentastellato: Andrea Boccaccio.

Putti, 47 anni, educatore in una cooperativa, già candidato sindaco nel 2012, racconta: «Non c’è più alcuna libertà. Basta avere un’idea diversa per essere delegittimati. Tutto viene imposto dall’alto. Grillo vuole solo gente che gli faccia aria con la palma». Le foto di qualche anno fa lo ritraggono tra le braccia del comico. Da allora, sembra passata un’era geologica. «Ma non siamo noi ad essere cambiati» ragiona Putti. «Sono loro ad aver accontonato lo spirito originario: idee, partecipazione, democrazia dal basso. Adesso conta solo la comunicazione. Vogliono dei fustini Dixan vuoti. Dilaga la politica del selfie».

I quattro consiglieri, dopo la diaspora, hanno fondato Effetto Genova: spin-off del partito fondato a Parma da Federico Pizzarotti. Tra qualche mese si eleggerà il nuovo sindaco. E i tranfughi non escludono alleanze a sinistra e l’appoggio alla paventata autocandidatura di Lorenzo Fazio, fondatore di Chiarelettere: la casa editrice che ha pubblicato le fatiche di Grillo ed è tra i soci del Fatto quotidiano, giornale di riferimento del Movimento.

Putti e compagni sono stati però derubricati a meri voltagabbana. In un post intitolato «Effetto cadrega», il comico scrive: «Ognuno di loro s’è ancorato alla sua carica e al suo stipendio». Un concetto reiterato da Alice Salvatore, 34 anni, portavoce nel consiglio ligure e leader indiscussa dei Cinque stelle nella regione . «Chi cambia idea, deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità e abbandonare la poltrona» spiega. «Rimanere al loro posto li squalifica. Dimostrano di non aver capito i fondamentali».

Già candidata a governatore, in costante e proficuo contatto con Grillo e Davide  Casaleggio, Salvatore è più che una fedelissima. Sarebbe lei, secondo i transfughi, l’incarnazione del nuovo corso: autoritaria sacerdotessa della «politica dei selfie». Lei, seduta nel suo panoramico ufficio, minimizza. Ha fama di inflessibile zarina. Ma in aula, mentre Battistini lasciava, non ha trattenuto la commozione. La sua incrollabile fede nel movimento travalica però ogni dissenso: «Da tempo, i fuoriusciti ci mettevano i bastoni tra le ruote. Era successo, ad esempio, con le candidature a presidente della Regione. Adesso si ripete per le comunali. E’ un problema soprattutto di visione politica: noi privilegiamo i militanti, loro i personaggi noti della società civile. Chi è allora che tradisce lo spirito delle origini?».

In ossequio a questo principio, i Cinque stelle hanno organizzato le Graticole: un confronto pubblico fra gli aspiranti sindaci, rigidamente contingentato. A far discutere, però, è soprattutto il «Metodo Genova». «Una purga totalitaria» l’ha definita Battistini durante il discorso d’addio. «Una selezione imparziale, che limita le correnti interne» ratifica Salvatore. Questo complesso sistema di «liste bloccate» è stato però stigmatizzato anche da un gruppo di attivisti della prima ora, con una lettera ripresa dai quotidiani. L’accusa è di aver partorito un metodo che favorisca il maestro d’orchestra Luca Pirondini, ex collaboratore della consigliera regionale.

Venerdi 24 febbraio 2017, al circolo dell’Autorità portuale di Genova, Pirondini partecipa all’ultima selezione delle Graticole, moderate proprio da Alice Salvatore. E il musicista, in effetti, ha già il piglio e il seguito del trionfatore. Propone un assessorato alle Periferie, cita Fabrizio De Andrè, infiamma il pubblico. E dedica «un pensiero» a Virginia Raggi, che arditamente paragona ai due magistrati simbolo della lotta alla mafia: «In questo paese chi si mette contro il sistema viene dileggiato, com’è successo a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino». I sondaggi, al momento, concordano: sarà lui il prossimo sindaco di Genova. Grillo perde pezzi, ma non voti. Nonostante tutto. 

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