Grillo deciditi: gli eletti a chi devono obbedire?

Il leader 5 Stelle cambia idea sul vincolo di mandato. E nel Movimento cresce la protesta

L'apriscatole portato in Aula dai senatori grillini (Credits: Ansa)

Claudia Daconto

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Chi dovrebbe trarre davvero “le dovute conseguenze” tra i parlamentari grillini dissidenti che sabato hanno votato Piero Grasso presidente del Senato e il loro guru che oggi li accusa di non aver seguito le direttive del partito (che non è un partito) mentre ieri (agosto 2010) difendeva a spada tratta  l'assenza di vincolo di mandato prevista dall'articolo 67 della Costituzione?

Facendo finta di non ricordare che la revocabilità del mandato di un parlamentare, ne' da parte del partito con cui è stato eletto, né tanto meno da parte degli elettori,  non è assolutamente prevista, Beppe Grillo ha scritto di recente che chi disobbedisce ai suoi diktat dovrebbe “essere perseguito penalmente e cacciato a calci dalla Camera e dal Senato”.

Eppure era proprio lui che il 10 agosto del 2010 dal suo solito blog tuonava: “Le dimissioni di Fini da presidente della Camera sono una cartina di tornasole. Se deve lasciare il suo ruolo istituzionale perché rappresenta un partito e fa politica a tempo pieno, allora il discorso va esteso a tutti i nostri dipendenti che ricoprono una funzione pubblica elettiva negli interessi dei cittadini.
L'articolo 67 della Costituzione:
"Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato" è molto chiaro. Chi è eletto risponde ai cittadini, non al suo partito”.

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Tanto è vero che, sempre come previsto dalla Costituzione, ciascun parlamentare è libero di cambiare gruppo come e quando vuole, formarne uno nuovo, parlare in Parlamento a titolo personale e votare anche in disaccordo con i propri compagni di squadra e il proprio leader o segretario.

Esattamente come accaduto sabato quando una decina di eletti al Senato del Movimento 5 Stelle, contraddicendo l'ordine di non votare per nessuno tra Grasso e Schifani e quello di esprimersi sempre compattamente, ha optato per il primo.

Apriti cielo: già poche ore dopo Grillo accusava chi aveva osato fare di testa propria di non  trasparenza , di aver mentito agli elettori, augurandosi di conseguenza che ne traesse “le dovute conseguenze”.

Dunque dimettersi? Nessun problema per Giuseppe Vacciano, uno dei senatori “disobbendienti” che su Facebook ha scritto: “Se si cercano i colpevoli di alto tradimento del M5S, ecco, uno l'avete trovato”, nonché di essere disponibile a discutere delle proprie dimissioni.

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Nel frattempo sulla rete e sullo stesso blog di Grillo esplodeva però la protesta, in qualche caso oscurata, dei militanti già molto insofferenti dei “no” a oltranza del loro capo a qualsiasi ipotesi di alleanza per dare al Paese un governo forte che riesca a fare quelle riforme che stanno a cuore anche a loro.

C'è chi ha parlato e continua a parlare di “svolta autoritaria”, di “deliri di onnipotenza di Grillo e Casaleggio”, chi chiede al comico genovese di smetterla di scrivere “cialtronaggini” e di eliminare i post a lui più scomodi. “Non puoi dettare legge”, avverte qualcuno, “C'è bisogno di un governo”, “Smettila di sbraitare”. Altri non hanno gradito che non sia stata trasmessa on line la riunione pre-voto. Enrico Sodini si chiede quale sia adesso l'obbiettivo: l'eutanasia?

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La vera incognita resta questa: cosa si aspetta chi tre settimane fa ha votato per 5 Stelle? Tutto e il contrario di tutto come è stato finora? Vedi questione “vincolo di mandato”. Riuscirà Grillo a dare una prospettiva al suo Movimento o gli basta davvero solo aver spedito i suoi parlamentari in Aula, armati di apriscatola, isolati in piccionaia, obbligati non solo a tacere davanti ai detestati giornalisti ma anche quasi a non rispondere nemmeno al saluto dei colleghi onorevoli?

Non teme Grillo che, prima o poi, a qualcuno scappi un sorriso al posto del solito grugnito? Una dichiarazione alla stampa? Un voto di coscienza? E' già successo e succederà ancora.

A meno che  non pensi di poter far dimettere, violando ancora una volta il dettato costituzionale, ogni senatore e deputato che gli si ribelli. Con il rischio però, che come all'apprendista stregone del film di Walt Disney, siano più veloci loro a sfuggire al suo controllo.

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