Grecia, chi sono gli Tsipras italiani diretti ad Atene

Grillini, Sel, ex Pd: tutti insieme per sostenere il "no" al referendum di domenica

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Nichi Vendola (s), Pippo Civati, Stefano Fassina (in piedi) e Franco Giordno durante la conferenza stampa di presentazione della campagna di solidarietà con Syryza e per la libera scelta del popolo greco "Cambia la Grecia cambia l'Europa", Roma, 16 gennaio 2015. – Credits: ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Claudia Daconto

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Il ministro delle finanze greche Yanis Varoufakis (pronto a lasciare il governo se domenica vinceranno i sì al referendum) ha annunciato alla radio irlandese che la Grecia accetterà l'accordo con le istituzioni europee anche in caso di vittoria dei “no”. Di più, che tale accordo sarebbe addirittura “più o meno fatto”. E adesso chi glielo dice ai vari tsiparioti italiani diretti ad Atene per immolarsi in pizza Syntagma in nome della democrazia e per la liberazione del caro popolo greco dal giogo dell'Austerity imposta dalla crudelissima Troika?

Chi parte

Beppe Grillo, l'ospite meno desiderato dal leade greco che accusa i suoi eurodeputati di mischiarsi a fascisti, xenofobi e razzisti, si porta dietro una trentina di parlamentari e parte osannando Tsipras per aver ridato “l'ultima parola al popolo greco”. Nichi Vendola ha definito il referendum un “atto di grande coraggio, di grande correttezza, che mette l'Europa di fronte alla propria responsabilità”. L'ex Pd Stefano Fassina ha invitato i cittadini ellenici a “far vincere la speranza sulla paura”. Ma se Alexis contratterà comunque con i suoi creditori le riforme necessarie per far ripartire i prestiti anche qualora vincessero i “no”, loro che ci vanno a fare in Grecia?

Chi resta

La riedizione della Brigata Kalimera che a gennaio partì per Atene per portare il sostegno di duecento esponenti del mondo della politica e dell'associazionismo italiano alla candidatura di Tsipras alle presidenziali, assomiglia sempre di più a un'armata Brancaleone infervorata di populismo anti-europeo ma destinata a infrangersi contro un muro di realismo. Matteo Salvini, che ha intuito come sta per girare il vento, ha deciso infatti di restarsene a casa. Idem Renato Brunetta, sconfessato pure da Silvio Berlusconi che su Tsipras ha detto chiaramente come la pensa: “rappresenta la sinistra peggiore, un mix di ideologia e di demagogia anticapitalista dagli effetti disastrosi”.

Chi perde

Chi domenica sarà in piazza Syntagma, nella convinzione di poter spendere in patria l'eventuale successo di una battaglia non propria, combattuta sulla pelle del popolo greco, si ritroverà probabilmente con un pugno di mosche in mano a celebrare, per un motivo o per l'altro, il proprio disastro. Se dovesse affermarsi la volontà dei greci di riallacciare le trattative in Europa, il progetto di dar vita anche in Italia a un grande partito della sinistra subirebbe infatti una forte battuta d'arresto. Se non esiste in Grecia una base sociale disposta a tutto, pure a fallire e a uscire dall'Euro per tornare alla Dracma, pur di non darla vinta alla Merkel, tanto meno può esistere in Italia dove ancora è possibile prelevare dai Bankomat più di 60 euro al giorno. E se invece dovesse essere il contrario, se cioè i greci votassero "no" all'accordo che oggi il ministro Varoufakis ha invece definito praticamente già fatto e che quindi sarà siglato qualunque risultato esca domenica dalle urne, sarà la prova che sui vari capi popolo stranieri, ricorrentemente eletti a modello di leadership, i movimenti anti-sistema di casa nostra, continuano puntualmente a sbagliarsi.

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