La gaffe di Grasso al Senato

"Chiede di essere ascoltato il senatore...", così parlò l'ex magistrato a Palazzo Madama. Intanto l'emendamento Minzolini prende 57 voti, primo test della difficoltà di Renzi

Il presidente del Senato, Piero Grasso – Credits: Ansa

Paola Sacchi

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Dopo oltre venti ore passate, praticamente tutte di seguito, incollato sullo scranno più alto di Palazzo Madama, a dirigere la maratona «suicidio» del Senato, Pietro Grasso torna "nature". Preso da stanchezza, dissimulata dalla indecifrabile maschera del suo volto, tra il corrucciato e il divertito, l’ex procuratore nazionale antimafia torna a usare il linguaggio del magistrato.

All’ennesima richiesta di intervento risponde: «Il senatore… ha chiesto di essere ascoltato». Ebbene sì, si esprime come se al posto dell’aula del Senato ci fosse un’aula di tribunale. Peppino Calderisi costituzionalista (FI) lo sottolinea divertito con il senatore pd, veltronian-renziano, Giorgio Tonini: «Giorgio, ma ti rendi conto? Il presidente ha detto “ascoltato”!». E giù risate.

Ma guai a sottovalutare Grasso. Resiste al suo posto da ore, con un’espressione da sfinge tra l’ironico e il sadico, dissimulata dal basso profilo del brav’uomo.

I maligni dicono che dopo l’uscita su «La Repubblica» di un paio di mesi fa contro l’abolizione del Senato sia stato rimesso in riga ben bene da Giorgio Napolitano e, «ma in subordine». da Matteo Renzi. Sempre i maligni sostengono che Napolitano consideri Grasso un prepolitico, e che poi non gli abbia mai perdonato di non aver fatto abbastanza contro l’avvio del processo della presunta trattativa Stato-mafia. Ma questi sono solo gossip.

È un fatto che Grasso sieda sullo scranno più alto del Senato perché investito da Pier Luigi Bersani per favorire quel governo del cambiamento con i Cinquestelle, che non  ha mai convinto «Re Giorgio». Ma l’ex procuratore evidentemente ha fatto di necessità virtù. Riceverà pure suggerimenti autorevoli come è facile immaginare, dalla «montagna incantata» delle Dolomiti dove è in vacanza Napolitano, riceverà magari meno eleganti sms da Renzi, ma lui intanto se la gode. Il  «suicidio» del Senato è paradossalmente il suo momento. Si fa dare licenza di «cangurare» (una volta eliminato un emendamento che sostiene un principio, cadono tutti gli altri che propongono più o meno la stessa cosa) dalla giunta per il regolamento. Incappa nelle ire delle opposizioni.

C’è chi sostiene che il «canguramento», applicato per la prima volta dal presidente del Senato Nicola Mancino si riferiva a un regolamento della Camera, poi però superato perché il «canguro» non varrebbe più per i disegni di legge di modifica costituzionale. Ma questo alla Camera. E al Senato? Ah saperlo! Come avrebbero detto «Quelli della notte».

Notte un po’ meno lunga perché la no stop 9-24 è stata infranta dalla richiesta di cenare alle 20 per riprendere alle 21. Confessa un senatore di FI sotto anonimato: «Grasso fa del regolamento quello che vuole. Ricordate la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, quando impose il voto palese, mentre al Senato era stato sempre palese quando si doveva decidere sulle questioni che riguardano il destino di un persona?». 

La maratona Senato va avanti. Bocciati emendamenti su emendamenti. Anche quello del senatore Augusto Minzolini, capo dei dissidenti azzurri, che riproponeva la elezione diretta. Ma  «Minzo» ha preso 57 voti. Primo test del fatto che difficilmente la riforma avrà quei due terzi necessari a impedire il referendum confermativo. «Avanti così, bene, hanno voluto la bicicletta pedalino», commenta divertito un amico del premier. Ma se la riforma sarà approvata entro l’8 di agosto sarà «Grasso che cola».

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