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Grasso lascia il Pd e si candida a leader delle istituzioni

Con l'addio del senatore si apre la fase dei posizionamenti pre-elettorali. L'ex magistrato è una figura ambita per federare la sinistra

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Sara Dellabella

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?Ora che ha lasciato il gruppo Pd, Pietro Grasso deve lasciare la presidenza del Senato a Verdini?. Così ieri sera il profilo fake di Matteo Renzi ha tracciato su Twitter la mutazione genetica del Pd dopo l'addio di Grasso. Renzo Mattei che sui social fa il verso al segretario del Pd registra l'umore di chi da tempo sa di avere più alleati fuori dal partito che dentro e che le sponde al momento del bisogno sono altrove.  

La distanza umana

L'ex Procuratore Antimafia, Pietro Grasso, ha dichiarato di aver lasciato il Pd per una ?distanza umana e politica da una deriva che non condivido?. Lui l'uomo che ha dedicato una vita alle regole, al contrasto delle mafie, lui che giovanissimo magistrato incontra Sergio Mattarella sul luogo dell'omicidio del fratello Piersanti ha sentito l'esigenza di marcare una distanza netta da un modo di fare sempre al limite della prova muscolare delle truppe renziane.

Un magistrato prestato alla politica e ad un Pd guidato da Pier Luigi Bersani che lo volle prima candidato e poi con grande consenso anche presidente del Senato. Destino volle che da quella strada di Palermo, Grasso e Mattarella si trovarono a scambiarsi auguri reciproci come le più alte cariche dello Stato. Auguri seguiti da un sincero e commosso abbraccio.

Un rigore morale che ha contraddistinto l'uomo, ma anche il politico in questi anni. Cerimoniere del Palazzo sempre nel rispetto delle regole e non è affatto un tatticismo quello che lo ha portato a lasciare subito dopo l'ultimo strappo che il Parlamento ha dovuto subire con le cinque fiducie poste alla legge elettorale.

Una volta chiuso il passaggio parlamentare e avere consegnato al Paese una legge elettorale, anche se non condivisa, Grasso ha fatto quello che era nelle sue facoltà senza abdicare al proprio ruolo. Ora c'è chi ne chiede le dimissioni anche da Presidente del Senato, ma è escluso che per le poche settimane che restano a questa legislatura si proceda ad una nuova elezione.

Tuttavia, appare evidente che con le dimissioni di Grasso si è aperta la partita pre ?" elettorale che è quella dei posizionamenti personali. In Mdp da tempo aspettavano una mossa del Presidente che potrebbe essere per il suo profilo storico una figura in grado di federare la sinistra da Articolo 1, Sinistra italiana, Possibile a quel pezzo di Campo Progressista che ancora non riesce a trovare una propria strada.

Il leader come uomo delle istituzioni

Grasso si tiene ancora in disparte, forse per non apparire troppo tattico. Ma l'ex magistrato che per un momento ha sognato anche il Quirinale non appare intenzionato a ritirarsi dalla scena pubblica, piuttosto a guidare con la propria esperienza un nuovo progetto che abbia come primo intento il recupero di quel senso del rispetto delle istituzioni che troppo spesso in questi mesi è stato messo sotto il tappeto per interessi di bottega. Chi per tutta la vita ha lottato la propria battaglia per la legalità, che altro non è che il semplice rispetto delle regole, ha mal digerito questa continua corsa in avanti imposta da Renzi che ha stressato la prassi parlamentare all'inverosimile rispondendo al principio che il fine giustifica i mezzi. 

Pietro Grasso ha lasciato il PD, come tanti in questi mesi che al Nazareno non hanno trovato più uno spazio di confronto perché sempre più fortino per i fedelissimi di Renzi ai quali non resta che affidarsi a Verdini, che oggi si dichiara pronto a votare anche la fiducia allo Ius Soli e al biotestamento. Ma non è chiaro se siano coloro che hanno lasciato ad aver voltato la faccia al progetto originario o sia il PD ad avere cambiato pelle.

L'impressione che il cammino intrapreso sia quella che porterà alla nascita di una nuova forza politica sempre più simile a quel pentapartito che ha governato il Paese dagli anni '80 fino al 1992. Una resurrezione possibile anche grazie al Rosatellum, che consegnerà alla prossima legislatura un governo di larghe alleanze dove il Pd si porrà al centro.

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