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Perché il governo Renzi litiga con la magistratura

Cosa le toghe non perdonano al premier e su cosa il premier non ha intenzione di cedere. Così la tensione sale in vista del referendum costituzionale

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Il presidente dell'Anm Piercamillo Davigo esce dalla Cassazione dopo essere stato ascoltato nella giunta dell'Anm, 27 aprile 2016 a Roma. – Credits: ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

I tempi sono cambiati, Silvio Berlusconi non siede più a Palazzo Chigi, eppure anche oggi si torna a parlare di scontro tra magistratura (quella militante) e politica (quella che governa). Ieri Il Foglio riportava un colloquio informale tra il membro del Csm Piergiorgio Morosini, esponente di Magistratura democratica (la corrente storicamente schierata più a sinistra), e la giornalista Annalisa Chirico.

Il titolo d'apertura, “Perché Renzi va fermato”, era probabilmente forzato, tanto che entrambi ne hanno preso le distanze (“mai detto”, il primo, “i titoli li fa il titolista”, la seconda).

Ma i contenuti della conversazione sarebbero invece confermati: il no alla riforma costituzionale, i giudizi alquanto sferzanti su numerosi membri dell'esecutivo.

Le dichiarazioni di Morosini e la reazione di Orlando
Tanto che, nonostante la smentita di Morosini, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha dichiarato di aver chiesto un chiarimento al vicepresidente del Csm Giovanni Legnini perché “se alcune di quelle parole e alcune di quelle espressioni risultassero in qualche modo confermate, sarebbero in aperto contrasto con lo spirito di lealissima collaborazione che fin qui ha ispirato i rapporti tra Governo e Csm”.

“Lealissima collaborazione” che i fatti degli ultimi giorni tendono a mettere in dubbio visto che da una parte e dall'altra non si fa altro che accusarsi a vicenda di “indebite ingerenze” in un clima di reciproco sospetto che rischia di trasformare la strada verso le elezioni amministrative e soprattutto verso il referendum costituzionale  in un calvario per Matteo Renzi.


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L'intervento di Legnini (Csm)
Tanto che, sentendosi chiamare in causa, è lo stesso Legnini a definire “inaccettabili gli attacchi a esponenti di governo e parlamento e a giudicare inopportuno che un consigliere del Csm partecipi a una campagna politica, come quella sul referendum costituzionale. Noi pretendiamo rispetto per le nostre funzioni – ha aggiunto - ma per farlo dobbiamo prima di tutto assicurare rispetto ai rappresentanti dei poteri dello Stato”. 

Il botta e risposta tra Renzi e Davigo
Ma al di là dei fatti più recenti (l'attacco, poi ridimensionato, da parte del premier ai magistrati di Potenza sul caso Tempa Rossa, sollecitati a fare in fretta i processi oltre che le inchieste; il caso dell'arresto di Simone Uggetti, il sindaco di Lodi erede politico di Lorenzo Guerini, finito in carcere per turbativa d'asta, la condanna in primo grado dell'europarlamentare Pd ed ex presidente della Regione Sardegna Renato Soru) cosa c'è dietro questo scontro che non è solo tra due poteri dello Stato ma anche interno alla stessa magistratura?

Da una parte c'è il presidente dell'Anm (il sindacato delle toghe) Piercamillo Davigo che spara sul premier accusandolo di voler imporre il bavaglio ai giudici (“dire che i magistrati devono parlare solo con le loro sentenze equivale a dire che devono stare zitti”) e sui politici che “non hanno mai smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi”, dall'altra Renzi che risponde che “dire che tutti sono colpevoli significa dire che nessuno è colpevole” e avverte che è “ormai finito il tempo della subalternità”.

In mezzo il membro laico, in quota Pd, del Csm Giuseppe Fanfani, che definisce “ingiustificate e comunque eccessive” le misure interdittive adottate contro il sindaco di Lodi e lo stesso Davigo che bolla come “indebita interferenza” l'uscita dello stesso Fanfani.

Le ragioni dello scontro
Per quanto si sforzi di sostenere il contrario, chi può credere a Matteo Renzi quando giura che “non si sta aprendo alcun nuovo scontro con la magistratura”? Lo scontro esiste eccome e se il capo del governo tenta di smorzarne i toni (“non crediamo ai complotti”) è solo perché sa bene quanto rischi di pagarlo in prima persona. Ma cos'è che le toghe non gli perdonano dai tempi delle polemiche sul taglio delle ferie? Intanto la questione responsabilità civile. “Norme ridicole” secondo Davigo.

Anche se in ballo non ci sono solo “i 30 euro l'anno in più per la mia polizza” evocate dal presidente dell'Anm, ma il danno d'immagine che il magistrato riconosciuto colpevole di un errore giudiziario subirebbe e il rischio di ritrovarsi in balia di “azioni ripetute, intimidatorie o ritorsive” come sostiene l'ex procuratore Giancarlo Caselli.

Poi alcuni interventi ancora all'esame come quelli sui tempi della prescrizione contenuti nel progetto di riforma del sistema penale, ma anche le nuove regole restrittive sull'uso delle intercettazioni su cui, alcune procure hanno speculato, anche in passato, in modo incontrollato.

Insomma, esiste o no, da parte di una certa area della magistratura, la tentazione di far cadere Renzi a colpi di inchieste e campagne mirate (come quella per il “no” al referendum costituzionale che Md sostiene da mesi)? Ufficialmente tutti lo smentiscono. Renzi si limita a poche dichiarazioni e ribadisce che “il governo non attacca né attaccherà i giudici ma si limita a invitarli ad andare presto a sentenza per fare chiarezza”. Eppure dalle parti del Nazareno circolano forti malumori. Altrettanto nel fronte opposto. Sintomo che, in questo Paese, indipendenza e separazione dei poteri restano ancora concetti piuttosto astratti.

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