Politica

Governo di scopo con missione impossibile: legge elettorale adeguata

Necessario, ma improbabile con gli attuali equilibri parlamentari, un cambio del sistema di voto che dia stabilità all'esecutivo. Quindi si tornerà alle urne con il Rosatellum bis, parola di Peppino Calderisi

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Stefano Caviglia

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Si fa presto a dire "governo di scopo". Ed è ancora più facile indicare il principale scopo in nome del quale un tale esecutivo dovrebbe evitare il ritorno più o meno veloce alle urne: una nuova legge elettorale che regali all’Italia una solida maggioranza parlamentare.

Molti ne parlano con disinvoltura, come fosse la cosa più logica e semplice del mondo. Ma, al momento, il contenuto di questa formula appare come una "mission impossible".

Il perché lo spiega in modo assai eloquente l’ex parlamentare radicale (e poi del Popolo delle Libertà) Peppino Calderisi, che, avendo fatto dei sistemi elettorali un oggetto di studio ultraventennale, è considerato fra i massimi esperti italiani di questa materia.

Sistema elettorale a doppio turno

"Chi ipotizza un governo di scopo con al primo punto una nuova legge elettorale" dice in una chiacchierata con Panorama.it "non sa di che cosa parla. In una situazione politica come l’attuale, con un elettorato suddiviso in tre poli diversi, un solo sistema potrebbe garantire davvero la formazione di un governo non di grande coalizione: un sistema a doppio turno con un premio di maggioranza da attribuire al secondo turno, ossia al ballottaggio, secondo il modello francese”.

Non potrebbe essere proprio una tale riforma del sistema elettorale lo scopo del governo prossimo venturo? "La vedo un po’ dura" replica ironicamente l’ex deputato "considerando che per renderla efficace bisognerebbe come minimo abolire una delle due Camere, com’era previsto nella riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi approvata dal Parlamento nell’aprile del 2016 e sonoramente bocciata nel referendum confermativo del dicembre dello stesso anno. Spero infatti che tutti concordino che non sarebbe una buona idea cercare stabilità parlamentare attraverso due ballottaggi da svolgere per due Camere che hanno ciascuna un elettorato diverso…".

Il ballottaggio al secondo turno, per altro, era previsto nella legge elettorale approvata nel 2015, il cosiddetto “Italicum” (funzionale alla riforma costituzionale di cui sopra), impallinata da una sentenza della Corte Costituzionale secondo cui la spinta maggioritaria del suo meccanismo (ossia proprio l’effetto stabilizzante che oggi si invoca) avrebbe rischiato di sacrificare in modo eccessivo il principio di proporzionalità nella traduzione dei voti in seggi parlamentari.

Se non bastasse tutto questo, c’è sempre da considerare che il doppio turno con ballottaggio è stato rigettato da quasi tutti i partiti, alcuni dei quali arrivarono allora a parlare di legge elettorale truffa. E seppure nel frattempo avessero cambiato idea (cosa che appare assai improbabile) la legge elettorale di cui sopra implicherebbe una revisione costituzionale, con quattro letture parlamentari e referendum confermativo. Per quella bocciata nel 2016 ci vollero, fra una cosa e l’altra, due anni e mezzo. E nel frattempo?

Attenzione dunque alle formule tecniche che rischiano di confondere più che chiarire.

Un programma condiviso

Per fare un governo, oggi come sempre, è necessario un programma condiviso. Magari ridotto, forse perfino sostenuto dall’esterno (nel senso che un partito potrebbe votare la fiducia senza mandare uomini propri nei ministeri o semplicemente astenersi per consentire che non sia bocciato), ma pur sempre politico.

Nei due rami del Parlamento ci sono convergenze sufficienti a produrre una maggioranza politica su temi cruciali come tasse, pensioni, lavoro, immigrazione? La partita cominciata il 5 marzo è lunga e può riservare tante sorprese (comprese scissioni e riaggregazioni).

Ma la domanda fondamentale resta quella. Se la risposta è no non ci sono sorprese che tengano. Ci toccheranno presto nuove elezioni, tutt’al più con qualche aggiustamento minimo alla legge elettorale in vigore.

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