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Giuseppe Sala eleggebile o no? Replica a Panorama ma non risponde

In un articolo in edicola dal 12 maggio spieghiamo i problemi di ineleggibilità del candidato sindaco a Milano. Lui però fa un nuovo autogol

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Giuseppe Sala vota al Cam di Corso Garibaldi a MIlano per le primarie organizzate dal centrosinistra per scegliere il candidato sindaco, 7 febbraio 2016 – Credits: ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Giuseppe Sala, candidato sindaco del Pd a Milano, replica senza rispondere alla questione posta da Panorama (in un articolo in edicola da giovedì 12 maggio) sui problemi legali e giuridici della sua ineleggibilità in quanto commissario governativo per l’Expo.
 
Panorama scrive che il 28 ottobre 2015 Sala, in quel momento ancora pienamente attivo nel suo ruolo di commissario governativo, ha firmato una “Dichiarazione ufficiale” per l’accettazione della nomina a consigliere d’amministrazione della Cassa depositi e prestiti, società pubblica. In quell’atto Sala nega di trovarsi nelle “cause di incompatibilità” previste dalla legge. Tra queste cause, nella medesima Dichiarazione, è chiaramente ed espressamente indicato l’incarico di commissario governativo.
 
Accettando la nomina a consigliere della Cassa depositi e prestiti, insomma, ancora una volta il candidato sindaco del centrosinistra ha dichiarato il falso in un atto pubblico. Non è la prima volta che questo accade. Era già avvenuto il 19 febbraio 2015, quando Sala aveva firmato la sua “Situazione patrimoniale” come manager alla guida di Expo, in quel caso dimenticando una serie di proprietà immobiliari e di attività imprenditoriali e finanziarie, in Italia e all’estero.
 
Quanto all’incompatibilità del commissario Sala con la sua candidatura alle elezioni comunali, Panorama scrive che, in base alla giurisprudenza, non basterebbero le sue dimissioni (che grazie alla replica delle “fonti di Palazzo Chigi” si scopre sono state presentate alla presidenza del Consiglio lo scorso 15 gennaio e protocollate il 18 gennaio).
 
Poiché Sala è stato nominato commissario di Expo da un decreto del presidente del Consiglio, per conferire pienezza legale alle dimissioni servirebbe infatti "un atto formale di pari efficacia costituzionale": un altro decreto, insomma, che avrebbe dovuto notificare l’accettazione delle dimissioni. Ma di questo decreto non esiste traccia.
 
In una nota diffusa alle agenzie, Sala sostiene che “Panorama solleva una surreale questione di incompatibilità della mia candidatura, come chiarito rapidamente da fonti governative. Ma ciò che conta qui non è il merito, ridicolo peraltro, della vicenda. Conta l'atteggiamento di una certa stampa militante cui anche Panorama finisce per accodarsi”.
 
Il chiarimento cui si riferisce Sala è contenuto in una nota dell’agenzia Ansa, nel quale fonti di Palazzo Chigi affermano che “la lettera di dimissioni (del commissario Sala, ndr) sia stata inviata il 15 gennaio 2016 e protocollata dalla Presidenza del Consiglio il 18 gennaio 2016. Come è noto, proseguono le stesse fonti, in questi casi un atto formale di dimissioni è già pienamente efficace e non occorre alcun altro adempimento”.
 
In realtà, né Sala né Palazzo Chigi rispondono al problema giuridico posto da Panorama: ovverosia l’esistenza di un decreto del presidente del Consiglio che, accettando le dimissioni di Sala da commissario di Expo, ne sopprima formalmente e legalmente la carica.
 
Sala aggiunge infine una serie di frasi sgradevoli, su Panorama e sul suo vicedirettore Maurizio Tortorella, candidato nella Lista civica per Stefano Parisi. Ma queste sgradevolezze si qualificano da sole, e danno piena evidenza del nervosismo e della confusione che agita il candidato sindaco. La stessa confusione che forse giustifica le tante firme, da lui apposte con evidente inconsapevolezza di quanto veniva sottoscritto.

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