Parlamento, Ciao! - Giorgio Stracquadanio

Un altro dei non candidati eccellenti fa il suo bilancio tra ricordi ed accuse e dice: "Il mio non è un addio, ma un arrivederci!"

Giorgio Stracquadanio non sarà presente in parlamento nella prossima legislatura (Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Paola Sacchi

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«Ciao Parlamento? Sì, ma il mio è un ciao che non è un arrivederci perché la vita è lunga e la legislatura può essere breve…. Io non abbandono la politica prima o poi rientrerò in Parlamento».

Con chi si vedrà. «Innanzitutto con me stesso». Del resto alle avventure difficili Giorgio Stracquadanio è abituato. Prima ha rotto con Silvio Berlusconi e ora anche con Mario Monti che accusa di «strizzare l’occhio a destra e a sinistra, ma più a sinistra…». «Stracqua» chiosa con una battuta di quelle che facevano felici i cronisti nel Transatlantico di Montecitorio: «Ma ce lo vedete Luca Cordero di Montezemolo alla cena dei poveri alla comunità di S. Egidio insieme ad Andrea  Riccardi…?».

Di sicuro ai giornalisti lei mancherà on. Stracquadanio, non solo per le battute ma anche per certe  dritte e analisi quando la maionese politica impazziva…

«Ma io continuerò a venire anche da ex parlamentare... Anche perché ho in mente un’attività che ha molto a che fare con la politica. E comunque la prima volta nel ’96 mancai l’elezione solo per 150 voti. Nel 2001 fui scandidato a dieci minuti dalla chiusura delle liste…, nel 2006 ce la feci al Senato e nel 2008 entrai alla Camera solo perché Cristiana Muscardini optò per Strasburgo».

Il pericolo è il suo mestiere. Ma che è successo con Monti perché  lei ed  altri ex pdl siete fuori dalle liste?

«Noi pensavamo che Monti volesse fare nel centrodestra quello che  aveva fatto Matteo Renzi nel centrosinistra cioè contenderne la leadership  mantenendo il profilo dell’elettorato e quindi creare un’alternativa credibile alla leadership del Cavaliere. Invece l’operazione di Monti ha preso uno strano profilo. Dicendo che destra e sinistra vanno superate e che invece il confronto deve essere tra tutti i riformisti, il risultato è che il Professore va verso una cosa che non ha corrispondenza  né in Europa né nei paesi occidentali. Il Professore anche se dice di essere centrista finisce di fatto per stare al centro strizzando l’occhio un po’ di qua e un po’ di là…».

Un po’ di là, intende a sinistra?

«Sì, a sinistra…Lo strizza più a sinistra che a destra. Se uno dice che vorrebbe governare con Pier Luigi Bersani ma senza Nichi Vendola mi spiegate perché gli elettori dovrebbero votare Monti, farebbero prima a votare Bersani».

Sta dando ragione a Berlusconi?

Non io, ma Monti che finisce per lasciare una prateria di voti nella mani del Cavaliere. Se Renzi avesse detto voglio andare a governare con Berlusconi non avrebbe mai preso tutti quei voti alle primarie.

Pentito di aver rotto con il Cav?

«No, perché ora ai motivi di profondo contrasto sulla linea di politica economica se ne sono aggiunti altri sulla svolta giustizialista del Pdl.

È vero che lei non è stato candidato perché non l’ha voluta il ministro Riccardi?

«Riccardi è quello che ha più orientato il discorso verso il centro con una venatura social-sinistra».

Ma Montezemolo con la sua Italia futura alleata di Riccardi non sembra esattamente uno di sinistra….

«Montezemolo aveva tentato  di creare un soggetto liberal-liberista. Ma il senatore Nicola Rossi, presidente tra l’altro  dell’istituto Bruno Leoni (tempio del liberal-liberismo ndr) non è stato candidato …Ora è S.Egidio che orienta la lista civica, ma io francamente faccio fatica a vedere il patron della Ferrari   con la sua Maserati, quattro porte, arrivare alla cena di Natale dei poveri a S. Egidio…».

Intanto nella lista Monti ci sono rapresentanti di una società civile che però sembrerebbero più politici che civici…

«Sì, ci sono molti travestiti, nel senso politico: non sono parlamentari ma vengono dalla politica. Allora, se la purezza consiste nel non presentare parlamentari alla Camera e al Senato invece sì. cos’è il Senato, la discarica della Repubblica?».

È vero che si candida in Lombardia con Gabriele Albertini?

«Do una mano nella squadra, ma non mi candido. Non sono un uomo per tutte le istituzioni».

Qual è il ricordo più forte che ha del suo primo giorno in Parlamento?

«Quando entrai in Senato mi tremavano le gambe. Perché entravo nel luogo  dove si fanno le leggi e si rappresenta il popolo. Il Parlamento non è un luogo dove si va per fare quattrini. I grillini che ci entreranno spero che capiscano il valore delle istituzioni».

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