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Giancarlo Giorgetti, una vita tra due litiganti

A dirimere le controversie interne alla maggioranza c'è sempre lui, il leghista che adesso qualcuno vorrebbe all'Economia al posto di Tria

++ Spazio:Giorgetti,operativo Comitato interministeriale ++

Sara Dellabella

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È sulla quota di deficit che potrebbe deflagrare la prima crisi di governo.

Pochi giorni fa, il vicepremier Luigi Di Maio, uscendo da un vertice con i ministri 5 stelle, si è detto pronto a non votare una manovra economica che non contenga il reddito di cittadinanza a 780 euro, erogato a partire da metà marzo 2019. Ma il prezzo da pagare per mantenere la promessa è una legge di bilancio con un deficit al 3 per cento che in parole povere vuol dire spendere soldi che in cassa non ci sono, indebitando lo Stato per i prossimi anni e violando i vincoli di bilancio Ue.

Ma d'altronde, l'ambizione grillina è - come spiegato dallo stesso Di Maio a Porta a Porta - varare una "manovra del popolo" che sconfigga la povertà.

Tra stabilità e promesse

Ma il titolare dell'Economia, Tria, non ci sta e vorrebbe evitare in tutti i modi un indebitamento eccessivo e che comunque non superi il 2, nonostante le minacce di Rocco Casalino  e di quella parte di esecutivo pentastellato che oggi sogna le dimissioni del ministro, accusato di essere più attento ai numerini che alle famiglie.

In mezzo ai veti, alle minacce, agli audio minacciosi di minacciosi portavoce, c’è lui, Giancarlo Giorgetti. L’uomo che alcuni sognano vedere a Via XX Settembre al posto di Tria, scenario che lui si affrettta a smentire.

Anche perché il rappresentante leghista a Palazzo Chigi ha già il suo bel da fare, tra Di Maio e Salvini in contrapposizione quasi su tutto e con un primo ministro completamente assente. Giorgetti nel ruolo di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio si è ritrovato a dover arbitrare molti dei conflitti interni ai due soci di maggioranza, tanto da lamentarsene in un fuori onda prima di una nota trasmissione televisiva.

Il vero stratega della Lega di governo

A livello di personalità rappresenta il contraltare del potere di Rocco Casalino che all’interno del Movimento è molto più che un semplice addetto alla comunicazione. Giorgetti è da sempre considerato il vero cervello della Lega odierna, l’uomo macchina che è dietro il leader mediatico Salvini e ne cura i dossier più caldi, soprattutto in tema economico. Ad oggi è il vero uomo forte a Palazzo Chigi e da tempo è in contatto con il governatore della BCE, Mario Draghi.

A voler fare un paragone con il passato, oggi Giorgetti rappresenta per Salvini quello che Gianni Letta è stato per Silvio Berluconi. Di conti, Giorgetti ne sa molto più di Salvini e Di Maio messi insieme e non a caso in queste ore condivide le scelte di Tria, entrando anche in rotta di collisione con il suo stesso partito che vorrebbe seguire la linea Di Maio, improntando una manovra in deficit come ha fatto la Francia.

Governo e opposizione non si distinguono più

Ma il paradosso in cui è caduta questa alleanza penta leghista è che oggi maggioranza e opposizione abitano nello stesso luogo. Perché non si è mai visto un vicepremier autominacciarsi di non votare un suo provvedimento. Nessuno nella storia della Repubblica era arrivato neppure a ipotizzare l’auto sfiducia e tanto meno il Capo politico del primo gruppo parlamentare.

Ci sarebbe da commentare che nell’assenza delle opposizioni, questi poveri governanti sono costretti a fare tutto da soli, ma è chiaro che in un delirio simile Giorgetti non ne possa più.

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