Gentiloni: "In Libia intesa subito, o rischiamo un'altra Somalia"

Il ministro degli Esteri ha spiegato in un'intervista l'urgenza di contenere il terrorismo ora che l'avanzata dell'Isis assume proprozioni allarmanti

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Paolo Saverio Gentiloni, nuovo ministro degli Esteri

Redazione

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"In Libia o si chiude in poche settimane o ci troveremo con un'altra Somalia a due passi dalla costa. E dovremo reagire in un modo diverso, ponendo nell'agenda della coalizione internazionale anti-Daesh il tema Libia, sapendo che non si tratterebbe più di stabilizzare il paese ma di contenere il terrorismo".

Così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un'intervista alla Stampa. "Dobbiamo insistere sul piano negoziale. Il tempo è cruciale e non è illimitato, specialmente oggi che la presenza di Daesh a Sirte ha assunto caratteristiche allarmanti", dice Gentiloni, secondo cui nel 2011 "un errore è stato senza dubbio non associare all'intervento alcuna idea sulla gestione del dopo. L'Italia su questo avrebbe potuto farsi sentire".

La Siria

In Siria "l'Italia ha fatto la sua parte: due anni fa è stata la prima, grazie all'ex ministro Bonino, a scoraggiare la tentazione di 'risolvere' la crisi siriana solo con qualche bombardamento contro Assad. Mi pare che oggi questa posizione sia più condivisa, specialmente dopo l'accordo sul nucleare iraniano", osserva Gentiloni. Sull'opportunità di fidarsi dell'accordo, "non è scontato ma la storia consente di sperare che l'Iran possa ridiventare protagonista positivo".

L'immigrazione

Parlando di immigrazione, "non è una catastrofe improvvisa bensì un fenomeno che sarà permanente per i prossimi 10, 15 anni. La sfida va affrontata a viso aperto", afferma il ministro. "Non possiamo cambiare la geografia né infangare la nostra storia di paese civile. Chi invoca una chiara identità di sinistra per il Pd la cerchi su questo terreno, piuttosto che sulle preferenze o sul modo di eleggere i senatori". "Il messaggio della Chiesa merita rispetto", prosegue Gentiloni. "Un governo deve gestire e regolare l'accoglienza e non può solo dire venite e sarete accolti. Ma il nostro governo ha anche il dovere di contrastare chi spaccia paure o illusioni, paventando l'invasione che non c'è e promettendo la soluzione facile che non esiste". (Ansa)

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